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“L’Italia è capace di badare a se stessa”. Altolà di Mattarella agli affondi di Musk

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Il presidente della Repubblica replica all’imprenditore: “Serve rispetto, specie da chi è in procinto di assumere ruoli di governo in un Paese alleato. Non ci dia prescrizioni”
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Giù le mani dall’Italia, Elon Musk. Se ci sono delle storture da sanare nella nostra democrazia sappiamo noi come fare. Alle 12,09 di ieri il Quirinale diffonde una dichiarazione di Sergio Mattarella, che il presidente ha appena vergato di suo pugno: «L’Italia è un grande Paese democratico e devo ribadire, con le parole adoperate in altra occasione, il 7 ottobre 2022, che “sa badare a sé stessa nel rispetto della sua Costituzione”. Chiunque, particolarmente se, come annunziato, in procinto di assumere un importante ruolo di governo in un Paese amico e alleato, deve rispettarne la sovranità e non può attribuirsi il compito di impartirle prescrizioni».

Inutilmente ha aspettato che a Musk rispondesse palazzo Chigi. Tutti i giornali hanno in prima pagina quella che al Quirinale definiscono un’interferenza enorme: la richiesta, da parte del capo di Tesla, di cacciare i magistrati che si occupano dei migranti da mandare in Albania. L’ha sparata martedì sera su X, di cui è proprietario. Sol…

Giù le mani dall’Italia, Elon Musk. Se ci sono delle storture da sanare nella nostra democrazia sappiamo noi come fare. Alle 12,09 di ieri il Quirinale diffonde una dichiarazione di Sergio Mattarella, che il presidente ha appena vergato di suo pugno: «L’Italia è un grande Paese democratico e devo ribadire, con le parole adoperate in altra occasione, il 7 ottobre 2022, che “sa badare a sé stessa nel rispetto della sua Costituzione”. Chiunque, particolarmente se, come annunziato, in procinto di assumere un importante ruolo di governo in un Paese amico e alleato, deve rispettarne la sovranità e non può attribuirsi il compito di impartirle prescrizioni».

Inutilmente ha aspettato che a Musk rispondesse palazzo Chigi. Tutti i giornali hanno in prima pagina quella che al Quirinale definiscono un’interferenza enorme: la richiesta, da parte del capo di Tesla, di cacciare i magistrati che si occupano dei migranti da mandare in Albania. L’ha sparata martedì sera su X, di cui è proprietario. Solo che non è più un privato cittadino, come sosteneva fino a qualche giorno fa Giorgia Meloni. Nella notte Donald Trump l’ha portato a bordo, nominandolo capo del dipartimento per l’Efficienza governativa. È un dirigente di primo piano di un Paese alleato. Che pretende di darci la linea.

Non è la prima volta che Mattarella difende in questo modo la sovranità delle istituzioni. Nel settembre 2020 al premier britannico Boris Johnson che aveva detto che gli inglesi a differenza degli italiani amano la libertà aveva risposto: «Anche noi italiani amiamo la libertà, ma abbiamo a cuore anche la serietà». E l’aveva fatto dopo la vittoria di Meloni alle politiche — quel 7 ottobre 2022 citato nella nota — quando la ministra francese Laurence Boone aveva detto: «Vigileremo sull’Italia».

Meloni allora si era indignata. Stavolta tace. Il Quirinale l’avverte che uscirà un comunicato. Ma solo alle 15,30 si decide a prendere posizione: «Ascoltiamo sempre con grande rispetto le parole del presidente della Repubblica», riferiscono da palazzo Chigi. Una dichiarazione che non trasuda esattamente entusiasmo.

Mentre Mattarella sta scrivendo, Musk ritwitta una seconda volta, rincarando la dose. Subito dopo esce il Quirinale. Si mescolano molte ragioni nelle parole del capo dello Stato. L’Italia non può accettare ordini esterni. Se i magistrati sbagliano la nostra democrazia dispone degli anticorpi per rimediarvi. Difendere i giudici significa rispettare lo Stato di diritto. Mattarella parla anche da capo del Csm. Dieci giorni fa aveva fatto trapelare tutto il suo malumore per l’incontro tra il vice del Consiglio superiore della magistratura e la premier. Un incontro non concordato, che mirava a dividere i giudici in buoni e cattivi, quest’ultimi accusati di essere anti italiani per le loro decisioni pro migranti. C’è quindi un brutto clima che non può far piacere al Quirinale, che cerca di far prevalere le ragioni del diritto e delle regole, a difesa di tutti gli attori.

Ma c’è un’ulteriore ragione che non va trascurata. Già un anno fa Mattarella — senza mai nominarlo — aveva messo in guardia contro il «sistema Musk». Era il 20 dicembre. Tradizionale discorso prenatalizio con le alte cariche dello Stato, l’establishment al gran completo. Pochi giorni prima Musk era stato accolto come una star ad Atreju, la festa di FdI a Castel Sant’Angelo. Il presidente — nella sorpresa generale — aveva citato Orwell: «Bisogna evitare che poche grandi multinazionali possano condizionare il mercato della politica». Mise in guardia contro «la presunzione di divenire loro i protagonisti che dettano le regole anziché essere destinatari di regolamentazione». Quindi aveva espressamente citato «gli oligarchi di diversa estrazione che si sfidano nell’esplorazione sottomarina, in nuove missioni spaziali, nella messa a punto di costosissimi sistemi satellitari (con implicazioni militari) e nel controllo di piattaforme di comunicazione social, agendo, sempre più spesso, come veri e propri contropoteri». Impossibile non pensare al sistema satellitare Starlink, che Musk ora vorrebbe imporre al governo. «Sono in gioco i presupposti della sovranità dei cittadini». 1984, Orwell.

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