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Troll di X in soccorso di Meloni, propaganda da profili fake di indiani e brasiliani: “Siamo con te”

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Così il social di Musk si può trasformare in una gigantesca macchina del consenso. Dopo la vittoria di Trump migliaia di bot che avevano partecipato alla campagna elettorale sono stati disattivati
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Nandkishor Kaushik è arrabbiato nero. Come Giorgia Meloni. La nostra presidente del Consiglio ha voluto denunciare l’atteggiamento del Partito democratico contro la nomina di Raffaele Fitto a vice presidente della Commissione, e lui Nandkishor, elegante 30enne (per lo meno così sembra dalla fotografia del profilo) dello Chhattisgarh, stato centrale dell’India, ha voluto dire la sua. Al fianco della premier italiana. “Sono con te!”. E intendiamoci, non è certo il solo: Hum Bihari, anche lui indiano, ma non ci dice di dove, è sempre dalla parte di Giorgia e anche della candidata umbra alla regione Donatella Tesei.

“I miei migliori auguri!” scrive, orgoglioso e speranzoso per il risultato delle urne. Così come Anshika Yadav, utente giovanissima (con tanto di foto di rito del selfie davanti allo specchio con il cellulare che nasconde il volto), che nell’esprimere la sua vicinanza al governo italiano e alla leader di FdI, deve però aver fatto un po’ di confusione. E così nello indigna…

Nandkishor Kaushik è arrabbiato nero. Come Giorgia Meloni. La nostra presidente del Consiglio ha voluto denunciare l’atteggiamento del Partito democratico contro la nomina di Raffaele Fitto a vice presidente della Commissione, e lui Nandkishor, elegante 30enne (per lo meno così sembra dalla fotografia del profilo) dello Chhattisgarh, stato centrale dell’India, ha voluto dire la sua. Al fianco della premier italiana. “Sono con te!”. E intendiamoci, non è certo il solo: Hum Bihari, anche lui indiano, ma non ci dice di dove, è sempre dalla parte di Giorgia e anche della candidata umbra alla regione Donatella Tesei.

“I miei migliori auguri!” scrive, orgoglioso e speranzoso per il risultato delle urne. Così come Anshika Yadav, utente giovanissima (con tanto di foto di rito del selfie davanti allo specchio con il cellulare che nasconde il volto), che nell’esprimere la sua vicinanza al governo italiano e alla leader di FdI, deve però aver fatto un po’ di confusione. E così nello indignarsi accanto a Meloni per “le violenze e gli scontri generati dei collettivi a Bologna” ha risposto citando Camilla, una canzone dei Pinguini tattici nucleari. “Diranno che è colpa della polizia” è una frase della canzone Camilla che riflette l’ironia e lo stile pungente del gruppo”. Insomma, salvo che i Pinguini non abbiamo una fan-zone in India, qui probabilmente è l’intelligenza artificiale che ha fatto un pasticcio.

Ecco, la questione è questa: ma davvero tutti questi utenti, e altre centinaia e centinaia che commentano entusiasti su X, il social di Elon Musk, i post di Giorgia Meloni sono fan del governo? O non si tratterà forse di bot, cioè account falsi gestiti da software, e creati appositamente per rimbalzare messaggi e diffondere propaganda? Il caso si è aperto ormai da settimane sui social dove in molti hanno denunciato il caso. Che fa sorridere certo (eccezionali alcuni meme, con la nostra premier portata in trionfo da migliaia di indiani) ma in realtà è tremendamente serio perché fa intravedere, sullo sfondo, proprio quello che da tempo denunciano i servizi di intelligence stranieri. E cioè come il social di Musk si possa trasformare in una gigantesca macchina del consenso in grado di orientare le opinioni e far diventare virali, e dunque centrali nel dibattito, un tema piuttosto che un altro. Nel caso Meloni, migliaia di follower vengono dall’India (dopo l’incontro con Modi dello scorso anno ne erano arrivati 73mila) ma anche bengalesi, indonesiani, brasiliani, insomma un sovranismo internazionale. Alcuni saranno fan reali. Ma davvero si fa fatica a credere che lo possano essere tutti, per la discrasia che esiste tra la precisione dei commenti sui fatti italiani, con la lingua utilizzata. E la collocazione geografica dei commentatori. C’è poi un particolare in più. Tutti gli account in questione hanno la cosiddetta spunta blu, che è il marchio, secondo X, che “permette agli utenti di sapere che un account di interesse pubblico è autentico”. Ma davvero c’è un Sanjeev Kumar, indiano, che difende con le unghie il “taglio delle tasse strutturale”, lo spostare “i 3,5 miliardi dalle banche e assicurazioni alla sanità” e che si preoccupa ce in Italia si indossino gli occhiali da sole per difendersi “da tutta questa luce di speranza e benessere” che la finanziaria del governo Meloni ci ha fatto guadagnare?

Sia chiaro: questo non è una domanda isolata. Perché il sistema dei bot non riguarda solo Meloni (in misura minore tocca anche altri personaggi politici di casa nostra) ma soprattutto non è il caso solo dell’Italia. In queste ore nel mondo tutti hanno potuto verificare un calo improvviso e importante di follower. Come se ci fosse stata una fuga massiccia da Twitter. Ecco, non c’è stato. O meglio non sono numeri che hanno a che fare con le decisioni politiche di chi nel mondo sta lasciando il social di Musk. Piuttosto, secondo gli esperti, si tratta della disattivazione di centinaia di migliaia di profili bot che erano nati in concomitanza con le elezioni americane e che avevano il compito di supportare la candidatura di Donald Trump. La fuga dei bot.

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