Autonomia, i dubbi sul referendum: avanti il quesito delle firme, stop a quello delle regioni
di Giovanna CasadioIl pallino ora è in mano alla Cassazione. Bocciata a pezzi dalla Corte costituzionale, l’autonomia differenziata – contro la quale sono state raccolte un milione e 300 mila firme affinché si tenesse un referendum per abrogarla - è in bilico: né di là né di qua, né cancellata, né pronta per essere sottoposta all’esame popolare. Uno dei due referendum, ovvero quello con quesiti parziali, chiesto da 5 Regioni, difficilmente si terrà: non c’è più materia di contesa. Sull’altro quesito, quello del milione e passa di firme raccolte, che ne chiede l’abrogazione secca, il dibattito è aperto.
Se non si fosse abbattuta la spada di Damocle della Consulta, il percorso dell’autonomia prevedeva che la Cassazione valutasse e conteggiasse le firme raccolte. Ne desse quindi comunicazione alla Consulta. A gennaio la Corte costituzionale si riunisce e tra il 20 gennaio e il 10 febbraio rende pubblica l’ammissibilità o meno dei referendum.
Il pallino ora è in mano alla Cassazione. Bocciata a pezzi dalla Corte costituzionale, l’autonomia differenziata – contro la quale sono state raccolte un milione e 300 mila firme affinché si tenesse un referendum per abrogarla - è in bilico: né di là né di qua, né cancellata, né pronta per essere sottoposta all’esame popolare. Uno dei due referendum, ovvero quello con quesiti parziali, chiesto da 5 Regioni, difficilmente si terrà: non c’è più materia di contesa. Sull’altro quesito, quello del milione e passa di firme raccolte, che ne chiede l’abrogazione secca, il dibattito è aperto.
Se non si fosse abbattuta la spada di Damocle della Consulta, il percorso dell’autonomia prevedeva che la Cassazione valutasse e conteggiasse le firme raccolte. Ne desse quindi comunicazione alla Consulta. A gennaio la Corte costituzionale si riunisce e tra il 20 gennaio e il 10 febbraio rende pubblica l’ammissibilità o meno dei referendum.
Ma tutto cambia, nonostante il “padre” della legge, il ministro Roberto Calderoli cerchi di tenere le bocce ferme. Calderoli e il leader della Lega, Matteo Salvini, parlano di correttivi che il “Parlamento stesso apporterà” su sollecitazione del governo. Il comitato per definire i Lep "è stato istituto con un decreto del presidente del Consiglio e cesserà alla data in cui prevede il decreto, ossia il 31 dicembre 2024", fa sapere il presidente del Comitato, il professor Sabino Cassese. “La Consulta l’ha riconosciuta costituzionalmente corretta”, ripete il leader leghista. È un mantra consolatorio soprattutto a uso dell’elettorato veneto e lombardo a cui l’autonomia è stata servita al fast food, in fretta e benché le Regioni del Sud, anche di destra, protestassero.
La pensa diversamente Elly Schlein. Per la segretaria del Pd la sentenza della Consulta “è una sonora bocciatura di una legge sbagliata che voleva spaccare il paese, come abbiamo detto in questi mesi chiedendo alla destra di fermarsi. A questo punto si devono proprio fermare – commenta la leader dem – È un fallimento del governo. Salvini qualche mese fa mi diceva che l'autonomia è prevista in Costituzione e che mi avrebbe regalato una copia. A questo punto gli suggerirei di tenersela e di regalarla a Meloni e di leggerla meglio".
Ora la domanda centrale il giorno dopo la decisione della Cosulta, è se il referendum è superato. La risposta varia. Riccardo Magi, il segretario di +Europa e uno dei promotori del referendum, è in contatto con gli altri referendari e con i costituzionalisti. È tuttavia convinto che il quesito sull’abrogazione totale resterà in piedi, dal momento che la Corte costituzionale lo scheletro della legge l’ha lasciato. Stefano Ceccanti, costituzionalista, sintetizza: la Corte dice autonomia sì, ma non così, quindi scardina le modalità individuate dalla legge per applicarla. Non c’è ancora la sentenza, ma solo un comunicato perciò alcuni aspetti sono da considerare in seguito.
Comunque il referendum popolare promosso da Cgil, da tutte le forze di opposizione e varie associazioni potrebbe restare in piedi. A deciderlo appunto la Cassazione in dialogo con i referendari.
La Consulta prescrive l’intervento su alcune questioni, e qui i tempi dovranno essere rapidi, in teoria subito dopo la pubblicazione della sentenza. Ci sono altri punti cruciali che la Corte ha messo sotto accusa, come il rapporto non solidaristico tra le Regioni, primo elemento di un ulteriore divario tra le Regioni. Né è ammissibile un negoziato tra esecutivi, che lasci fuori il Parlamento. Punto particolarmente dolente è il trasferimento in blocco delle competenze a disposizione alle Regioni che ne facciano richiesta, cioè la devoluzione in senso proprio.
Nell’immediato dovrebbero essere sospese le trattative tra le Regioni e il governo, ad esempio quella sulla Protezione civile che era l’atto tra il “doge” Luca Zaia e il ministro Calderoli. Se si vuole continuare, sarebbe una forzatura.