Hanno tutti ragione | A chi la Cia? A Putin. I segreti Usa in mano a Gabbard “la fidanzata di Mosca”
di Stefano CappelliniQuesto è il numero di venerdì 15 novembre 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Tulsi Gabbard ha 43 anni e viene dalle isole Hawaii. È stata deputata per otto anni, dal 2013 al 2021 eletta per i democratici. Si era anche affacciata alle primarie per la scelta del candidato dem alle presidenziali del 2020, poi vinte da Joe Biden. E qui c’è già un pezzo importante della nostra storia.
Gabbard è stata scelta da Donald Trump, e questo si sa, per la guida delle agenzie di intelligence statunitensi, ruolo di coordinamento istituito dopo l’11 settembre. Meno noti sono i suoi precedenti, a cominciare appunto da quando scese in campo, pur senza speranze di prevalere sui rivali, alle primarie dem. Hillary Clinton, nel corso di una intervista concessa a un podcast, si espresse così alla partenza di quelle primarie: “Non faccio previsioni ma credo che i russi abbiano messo gli occhi su qualcuna che attualmente sta partecipa…
Questo è il numero di venerdì 15 novembre 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Tulsi Gabbard ha 43 anni e viene dalle isole Hawaii. È stata deputata per otto anni, dal 2013 al 2021 eletta per i democratici. Si era anche affacciata alle primarie per la scelta del candidato dem alle presidenziali del 2020, poi vinte da Joe Biden. E qui c’è già un pezzo importante della nostra storia.
Gabbard è stata scelta da Donald Trump, e questo si sa, per la guida delle agenzie di intelligence statunitensi, ruolo di coordinamento istituito dopo l’11 settembre. Meno noti sono i suoi precedenti, a cominciare appunto da quando scese in campo, pur senza speranze di prevalere sui rivali, alle primarie dem. Hillary Clinton, nel corso di una intervista concessa a un podcast, si espresse così alla partenza di quelle primarie: “Non faccio previsioni ma credo che i russi abbiano messo gli occhi su qualcuna che attualmente sta partecipando alle primarie democratiche e la stanno preparando a presentarsi come candidata di un terzo partito. È la favorita dei russi". Ce l’aveva, pur senza nominarla, con Gabbard.
Difficile che l’accusa di Clinton – una signora che, prima di essere candidata alla Casa Bianca, è stata anche Segretario di Stato - si basasse su un sentito dire o su un’impressione superficiale. Ma anche a lavorare su fonti del tutto aperte e impressionistiche, un fatto è lampante: il livello di consenso di Gabbard con le principali tesi russe in tema di geopolitica sfiora il 100 per cento.
Quando nel febbraio del 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, la prima dichiarazione di Gabbard è stata: “Questa guerra avrebbe potuto essere evitata se fossero state riconosciute le preoccupazioni della Russia sull’adesione dell’Ucraina alla Nato”. La tesi che la propaganda russa, attraverso i suoi agit-prop prezzolati e spontanei, ha spinto in Occidente con fortunatissimi risultati. Il mese successivo, Gabbard ha chiesto un cessate il fuoco, accreditando con l’occasione la bufala dell’esistenza di laboratori biologici americani in territorio ucraino (“Se fossero colpiti, potrebbero diffondere agenti patogeni”, la frase testuale).
“Gabbard diffonde propaganda russa, le sue bugie potrebbero costare vite”. Questa affermazione, invece, non è di Clinton, bensì di Mitt Romney, ultimo candidato dei Repubblicani alla presidenza prima che Trump spianasse il partito e si garantisse le successive tre.
C’è poi un aspetto singolare della comunicazione di Gabbard: ogni volta che prende parola sui social, i media russi in lingua inglese, da Russia Today a Sputnik, riprendono con dovizia ogni suo sospiro. Nbc ha contato gli articoli che le testate filoputiniane dedicarono a Gabbard nel corso della sua non memorabile esperienza alle primarie dem: 20 in meno di un mese. Il Foreign Policy Institute Research, think tank di Philadelphia, ha ricostruito in un report il favore con il quale i media di regime di Mosca hanno seguito la corsa di Gabbard alla candidatura. Non serviva uno studio di intelligence complicatissimo per rendersene conto. Nel 2022 Vladimir Solovyov, la star della propaganda putiniana sulla tv di Stato russa, definì Gabbard “la nostra fidanzata” durante un programma dedicato alla guerra in Ucraina.
Già molti anni prima di passare a Trump, la visione di Gabbard sulla politica estera era sempre in sintonia con quella di Mosca. Persino sulla Siria: Gabbard è una simpatizzante di Assad e ha più volte sostenuto la necessità di tenerlo alla guida della Siria. Nel 2017 Gabbard si disse “scettica” sul fatto che il regime di Assad avesse usato armi chimiche durante la guerra civile nel Paese, nonostante tutte le evidenze contrarie, i report di Nazione Unite nonché delle agenzie di intelligence americane, proprio quelle che andrà a presiedere tra poco. Anche stavolta, con perfetto tempismo, Gabbard anticipò il diffondersi di teorie russe a discolpa di Assad sull’uso di armi non convenzionali. Due anni prima Gabbard aveva chiesto a Obama e al suo stesso partito di interrompere ogni aiuto alle forze di opposizione contro il dittatore siriano sostenuto da Mosca.
La dottrina di politica estera di Gabbard è quella tipica di tutte le forze rosso-brune nel mondo che simulano istinti pacifisti, dai neonazi di Afd fino al M5S e alla Lega in Italia, passando per i lepenisti: “Bisogna smetterla con queste guerre fatte per rovesciare regimi. Minano la sicurezza nazionale”. Nel 2015 invocando la distruzione di Al Qaeda in Siria accusò Obama di non aver fatto nulla: “Per fortuna ci ha pensato Putin”, aggiunse. Dopo la prima vittoria di Trump, quando lei era ancora ancora tra i democratici, nel corso di un’intervista le venne chiesto conto dei palesi tentativi di interferenza russa sulle elezioni presidenziali. “Una cosa sbagliata”, rispose Gabbard, “ma è quello che gli Stati Uniti hanno fatto in giro per il mondo per molto tempo”. Affermazione in sé corretta, ma qui usata solo per difendere Mosca dalle evidenti responsabilità, un po’ come quelli che, di fronte ai massacri russi in Ucraina, prorompono in un: e allora l’Iraq?
Ora Gabbard andrà a coordinare politicamente le 18 agenzie di intelligence della più grande democrazia del mondo. La domanda che tutti si pongono l’ha formulata nel modo più chiaro la senatrice democratica Elizabeth Warren parlando ieri alla Cnn: “Siamo sicuri di volere che Gabbard abbia accesso a tutti i segreti del Paese dal momento che è chiaro che Putin ce l’ha in tasca?”.