✕

Dalle materie no-Lep ai decreti. Tutti i colpi battuti dai giudici per cambiare l’autonomia

Il palazzo della Corte Costituzionale (ansa)

Ascolta l'audio

Ecco le prescrizioni che puntano a rendere “costituzionalmente orientata” la legge
2 minuti di lettura

ROMA — Dodici colpi. La Corte Costituzionale non solo ha giudicato illegittimi sette profili della legge sul regionalismo targato Lega, che cadranno. Ma ha fornito, su altri cinque punti, ritenuti fondamentali, l’esatta interpretazione, «costituzionalmente orientata». Ecco come l’Autonomia deve cambiare.

Si trasferiscono le “funzioni”

La Corte ritiene che il trasferimento delle competenze alle Regioni debba riguardare non materie o blocchi di materie, ma solo funzioni. E aggiunge che questa intesa deve essere motivata rispetto alle specificità del territorio. Occorre insomma mostrare che il trasferimento sia efficiente, cioè conforme al principio di sussidiarietà.

La centralità del Parlamento

Deve essere il Parlamento, con la legge delega, a …

ROMA — Dodici colpi. La Corte Costituzionale non solo ha giudicato illegittimi sette profili della legge sul regionalismo targato Lega, che cadranno. Ma ha fornito, su altri cinque punti, ritenuti fondamentali, l’esatta interpretazione, «costituzionalmente orientata». Ecco come l’Autonomia deve cambiare.

Si trasferiscono le “funzioni”

La Corte ritiene che il trasferimento delle competenze alle Regioni debba riguardare non materie o blocchi di materie, ma solo funzioni. E aggiunge che questa intesa deve essere motivata rispetto alle specificità del territorio. Occorre insomma mostrare che il trasferimento sia efficiente, cioè conforme al principio di sussidiarietà.

La centralità del Parlamento

Deve essere il Parlamento, con la legge delega, a dover indicare i criteri direttivi, che il governo deve seguire, con l’emanazione dei decreti legislativi, per stabilire i livelli essenziali delle prestazioni. Quindi, è rovesciato l’impianto originario della legge.

No all’uso dei Dpcm

Viene escluso che il governo, nelle more dell’emanazione della legge-delega, possa stabilire i Lep con decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, sulla base della legge del 2022, ed è escluso inoltre che il governo possa aggiornarli con apposito Dpcm.

Non esistono materie no-Lep

Non è ancora tutto sui Lep. Non solo la Corte colpisce, indicando l’eccesso di delega, quest’ultimo profilo di illegittimità. Ma nelle successive indicazioni, costituzionalmente orientate, si torna a censurare il lavoro in corso sui Lep: la circostanza non è citata, ma è evidente il riferimento al lavoro del comitato in corso, e al tavolo delle trattative tra governo e Regioni del nord. Si afferma, in sostanza, che non ha senso la differenziazione tra materie Lep e materie no-Lep. I relativi trasferimenti non potranno comunque riguardare quelle funzioni, che nell’ambito di una materia ritenuta no-Lep, incidono su «prestazioni concernenti i diritti civili e sociali».

Il dovere delle Regioni

La Corte afferma che la partecipazione delle Regioni al gettito fiscale nazionale deve essere, non può essere, stabilita né variata con decreto ministeriale. In sintesi: se c’è uno scostamento tra il fabbisogno e il gettito dei tributi erariali, per coprire i costi delle funzioni trasferite non si possono modificare le aliquote con un decreto interministeriale. Diversamente, le Regioni rischiano di diventare un pozzo senza fondo.

Fuori quelle a statuto speciale

Non si può estendere l’articolo 116 della Costituzione, terzo comma, che prevede il regionalismo, alle regioni a statuto speciale. Se intendono conquistare più autonomia, intervengano sui propri statuti.

Niente “prendere o lasciare”

Oltre ai profili di illegittimità colpisce, tra le altre, questa indicazione fornita dalla Corte: la legge di differenziazione non può essere «di mera approvazione dell’intesa (“prendere o lasciare” ) ma implica il potere di emendamento delle Camere». Quindi l’intesa potrà essere eventualmente rinegoziata.

No alla spesa storica

La Consulta affronta e accoglie, nella stessa pagina in cui indica la strada per le cinque questioni dubbie, un tema a lungo sostenuto da chi contestava la legge. No alla cristallizzazione di consolidate disuguaglianze. «L’individuazione tramite compartecipazioni al gettito di tributi erariali, delle risorse destinate alle funzioni trasferite» non deve avvenire sulla base della spesa storica. Ma riferendosi a costi e fabbisogni standard e criteri di efficienza. E lo Stato deve tenersi mani e risorse libere per compensare i divari.

Leggi i commenti