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“Ho firmato leggi che non condivido”. Mattarella, lezione sulle istituzioni

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Il presidente risponde agli studenti all’indomani dello stop all’Autonomia. “Nessun potere prevalga sull’altro. Io sono arbitro, seguo la Costituzione”
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ROMA - Un giorno l’ha fermato un signore e gli ha detto: «Presidente, non firmi questa legge, è a fin di bene». E ora, qui dal palco del Salone delle Fontane, all’Eur, nel dialogo con mille giovani, Sergio Mattarella rivela di avergli risposto: «Se io violassi le regole a fin di bene poi si abilita chiunque a violarle a fine di male». Ed è una risposta sciasciana che nasconde una preoccupazione e un tormento: per l’inverno della democrazia, per quel che ci potrà accadere. Allo stesso tempo è felice di essere con i ragazzi, in sala non vola una mosca, perché proprio loro devono sapere, e infatti risponde alle sei domande degli studenti per 55 minuti. Sono i giorni dei «pieni poteri» di Trump. Di Elon Musk che si comporta come il re della giungla. Ricorda: «Nessun organo dello Stato può avere più poteri di altri. Il contenimento dei propri limiti è fondamentale come il controllo degli organi imparziali». E il pensiero corre allo scontro governo-magistrati. Una lezione di educazione civi…

ROMA - Un giorno l’ha fermato un signore e gli ha detto: «Presidente, non firmi questa legge, è a fin di bene». E ora, qui dal palco del Salone delle Fontane, all’Eur, nel dialogo con mille giovani, Sergio Mattarella rivela di avergli risposto: «Se io violassi le regole a fin di bene poi si abilita chiunque a violarle a fine di male». Ed è una risposta sciasciana che nasconde una preoccupazione e un tormento: per l’inverno della democrazia, per quel che ci potrà accadere. Allo stesso tempo è felice di essere con i ragazzi, in sala non vola una mosca, perché proprio loro devono sapere, e infatti risponde alle sei domande degli studenti per 55 minuti. Sono i giorni dei «pieni poteri» di Trump. Di Elon Musk che si comporta come il re della giungla. Ricorda: «Nessun organo dello Stato può avere più poteri di altri. Il contenimento dei propri limiti è fondamentale come il controllo degli organi imparziali». E il pensiero corre allo scontro governo-magistrati. Una lezione di educazione civica. L’occasione sono i venticinque anni dell’Osservatorio Giovani-Editori.

Dice: «La democrazia vive di regole che non devono essere mai violate, le regole si rispettano sempre. E i poteri dello Stato non sono fortilizi contrapposti che cercano di strappare territorio l’uno all’altro, perciò è importante che nessuno nel nostro ordinamento abbia troppo potere». No alla legge del più forte. Come non pensare al premierato?

Ci salviamo se regge lo Stato di diritto, il check and balance, il sistema dei contrappesi. E quindi, il primo a dover rispettare le regole del gioco, deve essere lui: il capo dello Stato-arbitro. Anche se «gli arbitri non sempre sono popolarissimi». E magari «i giocatori dovrebbero aiutarlo nell’applicazione delle norme: la coralità del rispetto delle regole è fondamentale». E naturalmente, precisa, «io devo essere fuori dalla competizione politica».

Gli chiedono se ha provato mai disagio, e come ha fatto ad accantonare la sua ideologia di fronte a una decisione che strideva contro i suoi valori. «In quasi dieci anni mi è successo più volte di promulgare una legge che non condivido, che ritenevo sbagliata, anche inopportuna, ma erano state votate dal Parlamento. Sono stato parlamentare per 25 anni. Il presidente della Repubblica promulga leggi ed emana decreti e ha delle regole da rispettare. Solo in un caso da presidente posso non farlo. Quando rilevo che nel testo vi sono evidenti incostituzionalità e allora ho il dovere di non promulgarle. Ma deve essere evidente, non basta un dubbio, altrimenti usurperei i compiti della Corte costituzionale». Il pensiero corre alla riforma sull’autonomia, appena smontata dalla Consulta.

Per fortuna viviamo in una democrazia, non in una monarchia, dice. «Mi viene da sorridere quando mi fanno gli appelli a non firmare una legge». Un presidente risponde alla Costituzione, non al tifo da stadio. E qui si percepisce un malumore nei confronti di chi, a sinistra, lo tira per la giacchetta, e chi, a destra, lo dipinge come il capo dell’opposizione. Poi naturalmente il presidente entra in scena «quando il sistema si blocca, quando per una qualunque causa c’è un inceppamento. Può avvenire perché non tutto è prevedibile nemmeno nelle norme costituzionali che proprio per questo hanno un elemento di elasticità». In quel caso il presidente della Repubblica veste i panni del meccanico che ripara la macchina.

Poi c’è l’altra grande questione, la tecnologia che rischia di mettere in discussione l’ordinamento democratico. Il sistema Musk, per cui un oligarca dalla spropositata ricchezza e potere poi si sente sciolto dalle leggi. «È indispensabile che i livelli di democraticità non vengano messi in discussione, non dico azzerati, ma ridotti, dagli strumenti tecnologici non governati». L’innovazione tecnologica ha fatto fare «un salto di specie».

Ma poi dice una cosa che forse potrà sorprendere in un uomo di 83 anni: «Non è vero che una volta si stava meglio. Non direi mai com’era bello ai miei tempi. La tecnologia offre oggi opportunità entusiasmanti. Ma va governata. Il web però non può essere considerato un medico di base, come invece si è verificato anche di recente». Il riferimento è a Margaret Spada, la ragazza siciliana che ha scelto il chirurgo plastico su Tik Tok. Agli studenti che leggono il giornale in classe ricorda «che non esiste un Ministero della verità. E la libertà di stampa segnala lo stato di salute di una società: i giornalisti sono cani da guardia della democrazia». Erano anni che questa formula non veniva utilizzata da un politico.

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