TERNI — «Unità», urla la piccola folla che si raduna su un marciapiedi, davanti all’ospedale Santa Maria di Terni. Davanti, stretti dalla ressa di telecamere e taccuini, compaiono i leader dell’ex campo largo: Elly Schlein, Giuseppe Conte, i rossoverdi Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Si ritrovano a favore di flash, l’ultimo giorno di campagna elettorale in Umbria, tutti insieme. Sorrisi, pacche sulle spalle, Fratoianni solleva «Elly» alla Benigni, «tanto lei è leggera».
Sull’assenza di questo comizio con tutti i big della sinistra la destra ci ha ricamato un pezzo di campagna elettorale. Anche Giorgia Meloni, l’altro ieri a Perugia con Salvini e Tajani: «Si vergognano uno dell’altro», la puntura della premier. «Insieme ci siamo eccome - ribatte allora Schlein - È Meloni che è chiusa da due anni nel palazzo e ha perso contatto con le persone, con la realtà. Se vinciamo lunedì in Umbria, diamo un segnale anche a lei».
Pure Conte all’ultima curva di campagna elettorale si mostra ultr…
TERNI — «Unità», urla la piccola folla che si raduna su un marciapiedi, davanti all’ospedale Santa Maria di Terni. Davanti, stretti dalla ressa di telecamere e taccuini, compaiono i leader dell’ex campo largo: Elly Schlein, Giuseppe Conte, i rossoverdi Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Si ritrovano a favore di flash, l’ultimo giorno di campagna elettorale in Umbria, tutti insieme. Sorrisi, pacche sulle spalle, Fratoianni solleva «Elly» alla Benigni, «tanto lei è leggera».
Sull’assenza di questo comizio con tutti i big della sinistra la destra ci ha ricamato un pezzo di campagna elettorale. Anche Giorgia Meloni, l’altro ieri a Perugia con Salvini e Tajani: «Si vergognano uno dell’altro», la puntura della premier. «Insieme ci siamo eccome - ribatte allora Schlein - È Meloni che è chiusa da due anni nel palazzo e ha perso contatto con le persone, con la realtà. Se vinciamo lunedì in Umbria, diamo un segnale anche a lei».
Pure Conte all’ultima curva di campagna elettorale si mostra ultra accomodante. «Alla fine, cosa conta? L’incontro c’è o non c’è? C’era per caso una puntualità da rispettare? Lasciamo stare le polemiche di Meloni». I 5S sono alleati del Pd qui in Umbria, ma anche in Emilia Romagna, che vota sempre domani e lunedì. Ma lì il match è in discesa per il centrosinistra, che schiera il sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, ieri abbracciato da Romano Prodi e sempre in testa nei sondaggi sulla civica di centrodestra, Elena Ugolini. «A Bologna siamo alleati per continuare, qui per voltare pagina», sintetizza Conte, che farà approvare agli iscritti l’adesione del M5S al campo progressista (e qualora perdesse su questo quesito, trapela dai suoi, ne trarrebbe le conseguenze). «Deciderà la costituente», taglia corto lui. «Si può costruire un’alternativa», è ottimista Fratoianni, accanto al socio di Avs Bonelli, con cui marca però una distanza dai dem, insistendo sulla necessità di fermare l’invio di armi. Ma è appena un passaggio, nessuno vuole incrinare l’armonia di questa giornata umbra, anche se qualche screzio tra Pd e 5S alla fine viene a galla, quando al leader del Movimento leggono le dichiarazioni rilasciate, quasi in contemporanea, da Paolo Gentiloni: critiche al Superbonus, che avrebbe avuto un impatto «più negativo» che positivo, a cui gli stellati devono replicare. «Gentiloni? Ha dentro di sé un algoritmo che gli fa dire sciocchezze».
Ma l’alternativa la chiedono, quasi la pretendono, gli attivisti arrivati davanti al pronto soccorso con le bandiere dei partiti di opposizione (mancano Azione e Iv, che però sono in coalizione, in forme diverse). «Insieme! Insieme!», è il coretto che intonano quando parla Stefania Proietti, la sindaca di Assisi che corre da presidente, sperando nel colpaccio: riportare l’Umbria a sinistra, dopo la stagione leghista di Donatella Tesei, che ieri ha chiuso al PalaTerni di Stefano Bandecchi, con i governatori di centrodestra, tutti a protezione della sua gestione della sanità. «I problemi ci sono ovunque, non si fa politica sulle disgrazie delle persone», la difesa del veneto Luca Zaia.
Proietti spera che l’ultimo flash della corsa, la foto di gruppo dei leader, con le braccia al centro tipo pallavolisti durante il time out, l’aiuti nella rincorsa. E a chi accosta lo scatto di Terni alla foto di Narni del 2019 (c’era sempre Conte, con Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio e Roberto Speranza) risponde così: «Siamo molto realistici e poco scaramantici».
Le ultime arringhe sono incentrate sulla sanità, «che la destra sta smantellando, come la scuola», dice Schlein. E chissà se proprio un ospedale ternano sanerà le ferite vecchie di anni del centrosinistra. Il comizio finisce, i leader ripartono. «Ci vediamo lunedì. Forse».