Il percorso a ostacoli del referendum sull’autonomia: giuristi divisi, duello tra i partiti
di Conchita SanninoRoberto Calderoli in Senato ANSA/GIUSEPPE LAMI
(ansa)ROMA — Meno dieci giorni alla prima tappa. Si riaprirà in Cassazione il capitolo autonomia differenziata. Il nuovo count-down è già ripartito tra i fuochi della polemica politica e le forzature della Lega («Andremo avanti con il tavolo delle trattative, tra governo e regioni») a dispetto delle macerie che ora sono un po’ ovunque a paralizzare l’ex metodo caterpillar del ministro Calderoli.
Un clima da day after. Le opposizioni unite sperano nel secondo atto: il referendum come il colpo di maglio che possa portare all’abrogazione totale. Dall’altro la partita della maggioranza. La Lega con il presidente del Veneto Zaia, si mostra certa d’averla scampata: «Il fatto che l’autonomia sia costituzionale pesa non poco sul referendum: andrà a finire male». Forza Italia e Fratelli d’Italia, che temono la consultazione, tirano un sospiro di sollievo.
Se la sostanza della pronuncia della Consulta esortava l’esecutivo a una riflessiva pausa, non sembrerebbe che l’invito sia colto, come filtra anc…
ROMA — Meno dieci giorni alla prima tappa. Si riaprirà in Cassazione il capitolo autonomia differenziata. Il nuovo count-down è già ripartito tra i fuochi della polemica politica e le forzature della Lega («Andremo avanti con il tavolo delle trattative, tra governo e regioni») a dispetto delle macerie che ora sono un po’ ovunque a paralizzare l’ex metodo caterpillar del ministro Calderoli.
Un clima da day after. Le opposizioni unite sperano nel secondo atto: il referendum come il colpo di maglio che possa portare all’abrogazione totale. Dall’altro la partita della maggioranza. La Lega con il presidente del Veneto Zaia, si mostra certa d’averla scampata: «Il fatto che l’autonomia sia costituzionale pesa non poco sul referendum: andrà a finire male». Forza Italia e Fratelli d’Italia, che temono la consultazione, tirano un sospiro di sollievo.
Se la sostanza della pronuncia della Consulta esortava l’esecutivo a una riflessiva pausa, non sembrerebbe che l’invito sia colto, come filtra anche dal Palazzo della Consulta. È anche il senso della severa analisi che arriva anche da un ex ministro come Franco Bassanini che, con Giuliano Amato, Franco Gallo e Alessandro Pajno, lasciò il comitato guidato per il governo dal professore Sabino Cassese, che non sembra neanche ora intenzionato a stoppare il lavoro di definizione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni. «Ci dimettemmo per gli stessi motivi che sembrano aver portato la Consulta a dichiarare illegittime tutte le disposizioni chiave della legge Calderoli. Quel lavoro ora passi nelle mani del Parlamento». Repubblica ha chiesto al professor Cassese se intendesse spiegare l’impasse: «Il silenzio è d’oro. Mi scusi», è la risposta. E la partita passa ora alla Cassazione.
È qui che il 26 novembre si riuniscono i componenti dell’Ucpr, ovvero l’Ufficio centrale per i referendum (composto a rotazione dai giudici della Suprema Corte selezionati in base all’anzianità) per una prima istruttoria sui quesiti (tra gli altri) dell’autonomia: quello che punta all’abrogazione totale, del comitato guidato dal presidente emerito della Consulta Giovanni Maria Flick, e l’altro, portato avanti dalle cinque regioni (Campania, Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Sardegna) per una cancellazione parziale. Appena sarà pubblica la sentenza della Consulta, toccherà all’Ucpr ascoltare i promotori, valutare la regolarità formale della proposta, non solo in ordine alle firme, ma anche nei termini di eventuali riformulazioni. Successivamente alla data del 15 dicembre, la Cassazione stabilirà se la volontà referendaria conservi il suo valore rispetto al nuovo testo: e a quel punto la partita sui referendum torna alla Consulta, per l’ultimo giudizio, tra il 20 gennaio e il 10 febbraio, sull’ammissibilità. Questione che resta (molto) controversa.
Nello stesso comitato, il parere di insigni giuristi sembra divergere. Da un lato il costituzionalista Massimo Villone ritiene che, «al netto della lettura della sentenza», quello strumento può sopravvivere: «Lo stesso ministro Calderoli - ironizza - indica la strada: cantano vittoria, la legge resta in piedi. Se l’oggetto esiste, perché non dovrebbe valere il referendum che punta a cancellarlo?». Mentre il presidente Flick premette «devo ora astenermi da qualunque riflessione», ma riconosce che i rilievi della Consulta potranno pesantemente incidere.
Divergenze che non hanno conosciuto certo i giudici della Consulta, nel picconare l’autonomia, attesa l’evidente lesione dei princìpi costituzionali (sussidiarietà, uguaglianza, centralità del Parlamento). Una legge scritta così male, si potrebbe volgarmente tradurre, che li ha costretti a una speciale concordia.