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Anm: “La politica attacca i giudici per screditarli e assoggettarli”. Delibera trasmessa al Csm

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Il documento del comitato direttivo centrale a Palazzo Marescialli per “iniziative a tutela della indipendenza e dell'autonomia della magistratura”. “Operazioni contro la nostra vita privata”. Con le novità sui migranti “corti d’appello in ginocchio”. Lega: “Meno convegni e più lavoro”
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Il governo Meloni è riuscito in un’operazione che non accadeva da tempo: compattare la magistratura. Gli attacchi di queste settimane - diretti ad alcuni magistrati (Gattuso, Musolino) o più in generale alla categoria -, gli ultimi provvedimenti in discussione (dalla separazione delle carriere all’eliminazione delle sezioni speciali per l’immigrazione) hanno portato ieri l’Associazione nazionale magistrati a votare un documento durissimo. Che riporta l’Italia a un tempo di scontri tra politica e magistratura che sembrava ormai dimenticato.

Si attacca la decisione di portare la questione immigrazione alle Corti di appello, per sottrarla così alle sezioni speciali accusate di essere politicizzate. E si definiscono “intollerabili” gli attacchi a “un magistrato che ha adottato un provvedimento” sostenendo che lo abbia fatto “per perseguire finalità diverse da quelle proprie dell'esercizio della giurisdizione”.

“Nell'ultimo periodo - scrive l’Anm nell’atto approvato ieri all’unanimità nel …

Il governo Meloni è riuscito in un’operazione che non accadeva da tempo: compattare la magistratura. Gli attacchi di queste settimane - diretti ad alcuni magistrati (Gattuso, Musolino) o più in generale alla categoria -, gli ultimi provvedimenti in discussione (dalla separazione delle carriere all’eliminazione delle sezioni speciali per l’immigrazione) hanno portato ieri l’Associazione nazionale magistrati a votare un documento durissimo. Che riporta l’Italia a un tempo di scontri tra politica e magistratura che sembrava ormai dimenticato.

Si attacca la decisione di portare la questione immigrazione alle Corti di appello, per sottrarla così alle sezioni speciali accusate di essere politicizzate. E si definiscono “intollerabili” gli attacchi a “un magistrato che ha adottato un provvedimento” sostenendo che lo abbia fatto “per perseguire finalità diverse da quelle proprie dell'esercizio della giurisdizione”.

“Nell'ultimo periodo - scrive l’Anm nell’atto approvato ieri all’unanimità nel direttivo - abbiamo assistito da parte di una certa politica ad attacchi sempre più frequenti a provvedimenti resi da magistrati italiani nell'esercizio delle loro funzioni giurisdizionali, criticati non per il loro contenuto tecnico-giuridico, ma perché sgraditi all'indirizzo politico della maggioranza governativa”.

“Si adduce aprioristicamente la matrice politica delle decisioni, sostenendo che i magistrati che le hanno adottate sarebbero intenti più a fare politica che a svolgere in modo imparziale il loro ruolo imparziale”. “Si tratta - continuano - di un attacco alla giurisdizione strumentale a screditare la magistratura per preparare il terreno a riforme che tendono ad assoggettare alla politica il controllo di legalità affidato dalla costituzione alla magistratura".

L’Anm esprime "grave la preoccupazione" per l'impatto di due misure: la reintroduzione del reclamo in Corte di appello contro i provvedimenti dei tribunali sui richiedenti asilo e l'emendamento al decreto flussi che attribuisce la competenza sulla convalida dei trattenimenti alle Corti di appello. Il ritorno al doppio grado di merito sui richiedenti asilo "metterà in ginocchio le Corti territoriali. La definizione rapida dei processi d'appello sarà resa più difficoltosa in quanto dalle prime stime si prevede che le Corti saranno gravate da sopravvenienze di 30.000 procedimenti all'anno, da definire peraltro in tempi ristrettissimi".

"E' prerogativa della giurisdizione”, ribadisce l’Anm, “l'interpretazione delle leggi, tenendo conto della gerarchia di valori espressa dalla carta costituzionale tra i quali i principi di primazia del diritto europeo e di separazione dei poteri. A questi attacchi sono seguite operazioni di indebita ricostruzione della vita privata dei magistrati quali autori di quelle decisioni finalizzate a selezionare e rendere pubbliche scelte personali ritenute correlate ai provvedimenti adottati".

L’Anm denuncia anche “il linciaggio mediatico”. “Scrutare la vita delle persone - scrivono - riportando le loro vicende intime, del tutto prive di rilevanza pubblica, è condotta non in linea con l'etica giornalistica".

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Infine la difesa a esprimere le opinioni. “La libertà di manifestazione del pensiero - si legge ancora nel documento - appartiene al magistrato anche quale cittadino, che la esercita, anche nel dibattito pubblico, con senso di responsabilità e rispetto dell'elevata funzione giurisdizionale svolta. Sostenere, senza alcun fondamento, che un magistrato ha adottato un provvedimento per perseguire finalità diverse da quelle proprie dell'esercizio della giurisdizione è un'accusa grave che non può più essere tollerata, poiché mina i diritti fondamentali dei singoli magistrati coinvolti e della giurisdizione: delegittimare la magistratura è operazione che lede la tenuta democratica del paese”.

Per queste ragioni, “il comitato direttivo centrale dell'Anm ritiene, per la gravità del momento, di dover assumere adeguate iniziative e pertanto: invita ogni attore politico al rispetto del principio costituzionale della separazione dei poteri e di autonomia e indipendenza dell'ordine giurisdizionale; delibera trasmettersi copia della presente delibera al Csm per le valutazioni dell'organo di governo autonomo e per le conseguenti iniziative a tutela della indipendenza e dell'autonomia della magistratura; dispone trasmettersi copia della presente delibera al consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti".

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