«Sono una donna, sono una madre» non è solo l’urlo elettorale di una Giorgia Meloni in procinto di diventare la prima premier della storia repubblicana, ora tradotto nel reato universale di gestazione per altri. È la battaglia di tante militanti che, molto prima di lei, hanno posto la questione femminile, della maternità e della famiglia tradizionale al centro della lotta: unico antidoto «contro l’ideologia woke, la teoria gender, la cancel culture». Le stesse che ieri si sono riunite al teatro Duse per «dare risposte al femminismo da destra», rivendica Annalisa Terranova, ex vicedirettrice del Secolo d’Italia, anima della convention che promette: «Ora parliamo noi».
“Niente donne con pennacchi”
Ma noi chi? «Qui non ci sono elette, donne con pennacchi, è una riflessione che parte dal basso», precisa Terranova, affiancata da scrittrici, prof universitarie, giornaliste, tutte di area. Un modo elegante per dire che la storia non comincia con Giorgia e sua sorella Arianna, piazzata dalla …
«Sono una donna, sono una madre» non è solo l’urlo elettorale di una Giorgia Meloni in procinto di diventare la prima premier della storia repubblicana, ora tradotto nel reato universale di gestazione per altri. È la battaglia di tante militanti che, molto prima di lei, hanno posto la questione femminile, della maternità e della famiglia tradizionale al centro della lotta: unico antidoto «contro l’ideologia woke, la teoria gender, la cancel culture». Le stesse che ieri si sono riunite al teatro Duse per «dare risposte al femminismo da destra», rivendica Annalisa Terranova, ex vicedirettrice del Secolo d’Italia, anima della convention che promette: «Ora parliamo noi».
“Niente donne con pennacchi”
Ma noi chi? «Qui non ci sono elette, donne con pennacchi, è una riflessione che parte dal basso», precisa Terranova, affiancata da scrittrici, prof universitarie, giornaliste, tutte di area. Un modo elegante per dire che la storia non comincia con Giorgia e sua sorella Arianna, piazzata dalla consanguinea minore a guardia del principale partito d’Italia. Se la presidente del Consiglio ha rotto il famoso tetto di cristallo, come nessuna si sogna di contestare, è merito pure delle tante antesignane che le hanno aperto la strada. Consentendole di fare quel che ieri è diventato legge: vietare ciò che era già vietato, l’utero in affitto, ma fa niente, l’importante è il messaggio.
“L’invasione della tecnoscienza”
«La maternità è stata in parte uccisa dall’invasione della tecnoscienza nel campo della procreazione, dove prima la donna regnava incontrastata», si infiamma Terranova. «Prima la maternità era un potere della donna», osserva con nostalgia. «Ne è seguita una svalutazione epistemologica dell’essere madre che ha prodotto qualcosa di veramente bizzarro: oggi la gestazione per altri viene considerata come se avesse un’aureola, come un atto di generosità e di solidarietà. Che poi — aggiunge — bisogna andare a vedere se questa solidarietà esiste davvero, visto che alla base c’è un contratto».
Contro asterischi e schwa
Ecco perché è giusto inasprire le pene: «Tutela di più le donne», fa eco Manuela Lamberti, presidente di “Arsenale delle Idee”, promotrice dell’incontro patrocinato dalla Fondazione An. «La maternità non può essere mercificata», tanto più che «secondo la Costituzione non si può disporre del proprio corpo: io non posso vendere un rene, un pezzo di polmone, men che mai mio figlio». Non è stato l’unico argomento trattato. Fra gli altri, il linguaggio, l’ostilità ad asterischi e schwa, il tema delle «giornaliste di destra considerate di serie B» sollevato dalla firma di Libero Brunella Bolloli. «C’è un doppiopesismo nei media: nel cosiddetto mainstream le donne di destra sono sminuite», protesta la cronista che però è un’assidua frequentatrice dei talk. «Da quando c’è una premier donna ci chiamano di più», riconosce, «ma sempre con un po’ di pregiudizio, di puzza sotto al naso». Mai avuti, è il sottinteso, con le colleghe di sinistra.