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Toghe | La Costituzione diventa carta straccia e la magistratura finisce in pericolo

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Non era mai accaduto che l’Anm chiedesse al Csm di tutelare tutti i giudici. I casi Musolino, Gattuso, Albano. Questa è Toghe, la newsletter sulla giustizia di Liana Milella. Per iscrivervi cliccate qui
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La Costituzione esiste ancora. Il titolo quarto è dedicato alla magistratura. E lì, all’articolo 101, si può leggere, almeno per ora, che “i giudici sono soggetti solo alla legge”. Non, dunque, al potere politico del momento. E ancora, all’articolo 104, che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Nessun giudice, quindi, deve battere i tacchi e mettersi sull’attenti se a chiederlo è un esponente del governo. Perché quella italiana dovrebbe essere ancora una democrazia, e non una teocrazia o una dittatura.

Poi scorriamo le cronache degli ultimi mesi fino ad arrivare a oggi quando, passo mai compiuto prima, l’Associazione nazionale magistrati si rivolge al Consiglio superiore della magistratura per sollecitare una “tutela” complessiva nei confronti dell’ordine giudiziario e dei suoi singoli rappresentanti. Non era mai accaduto, neppure ai tempi di Berlusconi, che certo non era un “amico” delle toghe, ma non si è mai spinto così avanti in una …

La Costituzione esiste ancora. Il titolo quarto è dedicato alla magistratura. E lì, all’articolo 101, si può leggere, almeno per ora, che “i giudici sono soggetti solo alla legge”. Non, dunque, al potere politico del momento. E ancora, all’articolo 104, che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. Nessun giudice, quindi, deve battere i tacchi e mettersi sull’attenti se a chiederlo è un esponente del governo. Perché quella italiana dovrebbe essere ancora una democrazia, e non una teocrazia o una dittatura.

Poi scorriamo le cronache degli ultimi mesi fino ad arrivare a oggi quando, passo mai compiuto prima, l’Associazione nazionale magistrati si rivolge al Consiglio superiore della magistratura per sollecitare una “tutela” complessiva nei confronti dell’ordine giudiziario e dei suoi singoli rappresentanti. Non era mai accaduto, neppure ai tempi di Berlusconi, che certo non era un “amico” delle toghe, ma non si è mai spinto così avanti in una delegittimazione che va oltre il singolo magistrato. Che si trasforma in un attacco mirato, di tipo squadrista, verso la singola persona, additandola come un nemico da colpire con odio.

L’ultima vittima, in ordine di tempo, è il segretario di Magistratura democratica Stefano Musolino. “Colpevole” di aver accettato l’invito di Piazzapulita. Fu composto e sorridente in quella trasmissione. Ma finisce ugualmente vittima di due consigliere laiche del Csm, la meloniana ed ex forzista Bertolini e la leghista Eccher, che ne additano le inesistenti colpe e chiedono per lui addirittura l’azione disciplinare. Laici e togati scelti per il Csm dovrebbero essere equanimi e non fare politica. Non è così per gli esponenti del centrodestra inviati a palazzo Bachelet dalla maggioranza. La loro mission è un’altra, colpire comunque i magistrati. Ora tocca a Musolino, prima di lui a Marco Patarnello “colpevole”, in una lista riservata di giudici d’ogni corrente, di aver considerato l’attuale premier “pericolosa” perché a differenza del Cavaliere non ha processi in corso, quindi se lei e i suoi attaccano i giudici non lo fanno per un interesse personale. Un argomento che non suona affatto devastante. A patto che non lo si affronti solo per partito preso.

Ma la logica squadrista non salva nessuno. Perfino un magistrato che non alza mai la voce come il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia è divenuto ormai oggetto di definizioni ironiche da parte del capogruppo forzista al Senato Gasparri che lo raffigura come un capopopolo. E basta ascoltare una sola volta Santalucia per sapere che non è così. Capita spesso che sia proprio lui, nel rileggere un’intervista, ad attutire un aggettivo che gli suona eccessivo. Certo stupisce che le “vittime” degli strali del centrodestra siano sempre toghe della sinistra di Area e di Magistratura democratica, le toghe “rosse”, mai che se ne citi una delle correnti di centro, come Unicost, e di destra, come Magistratura indipendente. Giusto per amor di cronaca ricordiamo che l’attuale Anm è retta da tutte e quattro le correnti. E ad ascoltarli l’uno dopo l’altro non pare proprio di cogliere differenze tra quello che dice Santalucia da quello che afferma subito dopo Salvatore Casciaro, il segretario di Mi.

Ma è l’odioso attacco personale che colpisce e spaventa. Quello diretto alla giudice Silvia Albano, la presidente di Md. Eppure sarebbe bastato ascoltarla nel suo speech per i sessant’anni della sua corrente per rendersi conto del suo tono pacato, e non certo rivoluzionario, nel continuo richiamarsi alla Costituzione. Ma ugualmente è stata vittima di un pesante attacco personale. Lo stesso che ha subito il giudice di Bologna Marco Gattuso. O la giudice di Catania Iolanda Apostolico. Altro che i calzini blu del giudice Raimondo Mesiano finiti nel 2009 su canale Cinque dopo che aveva condannato la Fininvest a una multa milionaria per i danni alla Cir di De Benedetti. Il responsabile di quel servizio fu redarguito dall’Ordine dei giornalisti, mentre oggi i giornali premiano gli autori di servizi anti toghe che irresponsabilmente trasudano di accuse irridenti.

Per questo deve far riflettere la decisione dell’Anm di chiedere al Csm una tutela collettiva per le toghe. Per tutte le toghe. Che oggi, in questo clima irresponsabile, stanno rischiando la vita. E un magistrato che occupa oggi un ruolo politicamente elevatissimo - il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano - e che non è mai stato un pasdaran, ma una toga prima e un politico poi equilibrato e saggio nell’arte della critica, dovrebbe porsi il problema dei rischi che i singoli ex colleghi possono correre nel clima irresponsabilmente aggressivo che si è creato. Un compito che spetta anche a Carlo Nordio, che certo oggi non può dimenticare di aver portato per 40 anni la toga addosso. La deriva violenta va fermata subito. Prima che sia troppo tardi. La maggioranza ha numeri ampi per condurre in porto le riforme, e non ha bisogno di esporsi con atteggiamenti violenti che suonano solo come un grande segno di debolezza.

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