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Il viceministro Sisto: “Solo i parlamentari hanno legittimazione popolare, non i giudici”

(ansa)

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“Spiace che si sia giunti a questo punto. Non ho mai creduto alle guerre di religione”
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Roma — «Ai parlamentari democraticamente eletti spetta il compito di rappresentare il popolo italiano, non ai magistrati». Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, interviene nello scontro tra politica e giudici respingendo «le guerre di religione». E sulla possibilità di spostare alle Corti d’appello alcune competenze in materia di migranti fa sapere che sono in corso approfondimenti.

L’Associazione nazionale magistrati ha messo per iscritto che la politica attacca i giudici per screditarli e assoggettarli. Cosa risponde?

«Niente di più lontano dal vero. E mi spiace che si sia giunti a questo punto. Non ho mai creduto nelle guerre di religione fra politica e magistratura, perché le spese le fa sempre e solo il cittadino. Le riforme in materia di giustizia di questo governo sono state scritte esclusivamente con questa filosofia».

Tuttavia l’Anm ha trasmesso un documento al Csm affinché intervenga a tutela dell’indipendenza della magistratura. La maggioranza di cui f…

Roma — «Ai parlamentari democraticamente eletti spetta il compito di rappresentare il popolo italiano, non ai magistrati». Il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, interviene nello scontro tra politica e giudici respingendo «le guerre di religione». E sulla possibilità di spostare alle Corti d’appello alcune competenze in materia di migranti fa sapere che sono in corso approfondimenti.

L’Associazione nazionale magistrati ha messo per iscritto che la politica attacca i giudici per screditarli e assoggettarli. Cosa risponde?

«Niente di più lontano dal vero. E mi spiace che si sia giunti a questo punto. Non ho mai creduto nelle guerre di religione fra politica e magistratura, perché le spese le fa sempre e solo il cittadino. Le riforme in materia di giustizia di questo governo sono state scritte esclusivamente con questa filosofia».

Tuttavia l’Anm ha trasmesso un documento al Csm affinché intervenga a tutela dell’indipendenza della magistratura. La maggioranza di cui fa parte continua ad attaccare i giudici. Perché il governo si è intestato questa battaglia?

«È indispensabile, come il presidente Mattarella ha ribadito, un passo indietro di tutti, per farne tre avanti insieme, nel rispetto dei ruoli. Nessuno intende sfiorare l’autonomia della magistratura, del pm o l’obbligatorietà dell’azione penale. Ogni fake sul punto va perentoriamente respinta ai mittenti».

Perché allora spostare la competenza sul trattenimento dei migranti dalle sezioni specializzate alle Corti d’appello? È una ripicca perché i tribunali si sono rivolti alla Corte Ue mettendo in sospeso le decisioni del governo?

«Si tratta di un emendamento i cui effetti sono allo studio, per verificarne l’effettiva capacità di miglioramento dei meccanismi di politica migratoria. E nelle scelte legittime del governo e del Parlamento c’è quella di optare per soluzioni normative di tale genere».

Le Corti d’Appello però sono già ingolfate, non si rischia di peggiorare la situazione?

«È uno dei temi che il ministero sta approfondendo con puntualità, evitando che la scelta possa comportare conseguenze ingiustificatamente gravose per gli uffici giudiziari».

Toghe rosse, magistratura politicizzata, uso politico della giustizia, sono solo alcune delle frasi pronunciate dai suoi colleghi. Non le sembra una violenza verbale?

«Esasperare i toni è uno sport che da ogni settore istituzionale va accuratamente evitato. L’agonismo, quello sano, dei contenuti è una componente fondante della democrazia. Trascendere corre il rischio di provocare la rissa e creare quel clima che impedisce il ragionamento fra i poteri. E, tenuto conto che questo governo è solido, è naturale che abbia tutto l’interesse a mantenere le sane e pacate interlocuzioni istituzionali».

Secondo lei, ci sono giudici che fanno politica come dicono alcuni suoi colleghi?

«Se qualche sparuta minoranza nella magistratura volesse interpretare il ruolo di “sorvegliante etico” del governo Meloni e del Parlamento democraticamente eletto saremmo di fronte ad una inaccettabile ingerenza negli equilibri costituzionali. I magistrati pronunciano solo sentenze “in nome del popolo italiano”, ma non lo rappresentano. Questa legittimazione spetta ai parlamentari eletti con il voto politico».

I magistrati contestano anche la riforma della separazione delle carriere.

«La separazione delle carriere, dna di Forza Italia, rientra nel programma elettorale del centrodestra. A prescindere da ogni legittimo dissenso e critica dell’Anm, sarà un provvedimento la cui efficacia sarà decisa dal popolo con un referendum. O nemmeno ai cittadini sarà consentito dire la loro sulla magistratura?».

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