In Emilia-Romagna sono andati dispersi oltre 700 mila voti in soli quattro anni e così Michele de Pascale è stato eletto presidente da meno di un emiliano-romagnolo su due. Lo dice il dato dell’affluenza alle urne che si è fermato al 46,42%, ben al di sotto della soglia psicologica del 50%, scendendo di 21 punti rispetto alle regionali del gennaio 2020, quando la campagna elettorale mobilitò per mesi l’attenzione della politica nazionale e l’esito non era considerato scontato. In quei mesi c’era stata, su tutto il territorio della regione, la presenza massiccia dei leader dei partiti, con Matteo Salvini in prima linea reduce dal successo delle elezioni europee. Tuttavia quello di ieri non è il dato peggiore nella storia delle elezioni emiliano-romagnole: nel 2014 si toccò il 37%, ma era l’epoca delle spese pazze regionali. In Umbria il crollo dei votanti è stato inferiore, ma comunque molto netto con una perdita di oltre 80 mila elettori rispetto al 2019. L’affluenza definitiva è del …
In Emilia-Romagna sono andati dispersi oltre 700 mila voti in soli quattro anni e così Michele de Pascale è stato eletto presidente da meno di un emiliano-romagnolo su due. Lo dice il dato dell’affluenza alle urne che si è fermato al 46,42%, ben al di sotto della soglia psicologica del 50%, scendendo di 21 punti rispetto alle regionali del gennaio 2020, quando la campagna elettorale mobilitò per mesi l’attenzione della politica nazionale e l’esito non era considerato scontato. In quei mesi c’era stata, su tutto il territorio della regione, la presenza massiccia dei leader dei partiti, con Matteo Salvini in prima linea reduce dal successo delle elezioni europee. Tuttavia quello di ieri non è il dato peggiore nella storia delle elezioni emiliano-romagnole: nel 2014 si toccò il 37%, ma era l’epoca delle spese pazze regionali. In Umbria il crollo dei votanti è stato inferiore, ma comunque molto netto con una perdita di oltre 80 mila elettori rispetto al 2019. L’affluenza definitiva è del 52,30%, nella tornata precedente era stata del 64,69%, con un calo dunque di 12 punti.
L’Emilia-Romagna, reduce anche da un’alluvione che ha devastato molti territori, rappresenta il caso limite. Il neo presidente temeva che l’astensione potesse essere ancora più alta. Critica soprattutto il governo che al posto «di chiedere nuove competenze per l’autonomia differenziata dovrebbe lavorare per rinsaldare il legame con gli elettori». La ragione lasciata a giugno da Stefano Bonaccini è arrivata al voto in un periodo difficile a causa delle inondazioni, con tanto di polemiche rivolte al governo accusato di aver abbandonato i cittadini. Per il sondaggista Antonio Noto, direttore dell’istituto demoscopico Noto sondaggi, tuttavia «non è detto che ciò abbia influito sulla partecipazione al voto», malgrado anche nelle zone colpite dal maltempo si sia registrato un forte calo dei votanti. La questione resta comunque al centro dello scontro. «Molta gente ha perso tutto. Perché votare ancora per chi non l’ha protetta, con gli aiuti che erano stati mandati ma non sono stati spesi?», si chiede su X la deputata di Forza Italia Rita Dalla Chiesa. Ma per gli studiosi dei flussi elettorali la variabile politica non è questa. Piuttosto, dice Noto, «io credo abbia influito una campagna elettorale spenta: non c’è stato un testa a testa. Neanche il centrodestra ha raccontato ai suoi elettori che avrebbe potuto vincere». Rispetto al 2020 non ci sono state novità politiche. «Quattro anni fa le sardine e la Lega sono stati due fenomeni che hanno portato le persone alle urne. A destra il Carroccio aveva appena vinto le europee, c’era il timore che la leghista Lucia Borgonzoni potesse vincere, quindi c’è stata una chiamata alle armi che questa volta non c’è stata. L’affluenza bassa ha colpito più il centrodestra che centrosinistra». Sono dati che fanno riflettere e preoccupare. L’europarlamentare Pd Matteo Ricci, pur soddisfatto per i risultati del Pd, guarda già ai prossimi appuntamenti, come il voto nelle Marche: «Unico neo - dice - è ancora una volta la bassa affluenza sulla quale dovremo lavorare tanto». Anche perché la disaffezione è evidente, come spiega il sondaggista Fabrizio Masia, spin doctor e amministratore delegato di Emg Different. «La politica non riesce a dare risposte ai cittadini, si sta diffondendo l’idea che se voti uno o voti l’altro poco cambia, che scegliere non serva. Un tempo si pensava si potesse incidere adesso questo aspetto non c’è». Tirando le somme in Umbria ha votato poco più della metà degli aventi diritti, in Emilia-Romagna ha votato meno della metà: «Questo significa che l’astensione è il primo partito», dice Masia che invita la politica a ripensare il sistema facendo «un ragionamento per cui un’elezione potrà essere valida se si raggiunge un certo quorum». Potrebbe essere un modo, secondo il sondaggista, per spronare i partiti a fare un maggiore appello ai seggi. «Appello che più o meno viene lanciato ma sempre troppo poco e dunque non si riesce a favorire la partecipazione». Inoltre, conclude Masia, bisognerebbe trovare una modalità per agevolare le persone affinché possano andare al voto». Tuttavia, secondo Roberto Weber di Ixè, «né le forze di opposizione, né quelle di governo sono interessate ad avviare una vera riflessione e il livello di legittimazione dei governi sarà sempre molto debole».