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Coalizione in tilt, il calo di FdI e Forza Italia sorpassa la Lega

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Schiaffo al Carroccio che aveva insistito sull’uscente Tesei e in Emilia-Romagna perde 27 punti dal 2020. Salvini: “Gli elettori hanno sempre ragione”
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Fratelli d’Italia stabilmente e di gran lunga primo partito della coalizione anche se in leggero calo rispetto a giugno, Forza Italia che invece rispetto alle europee stacca la Lega e sia in Emilia-Romagna che in Umbria gli si pone davanti con agio. La sconfitta 2-0 della coalizione di centrodestra per Matteo Salvini è insomma un ancor più pesante del risultato in sè, anche considerando che la candidata umbra Donatella Tesei era presidente uscente ed espressione del Carroccio, riconfermata a tutti i costi a caccia del bis proprio dal “Capitano”. A destra, insomma, gli equilibri cambiano e rischiano di acuire le fibrillazioni.

Quando nel 2020 si votò in Emilia-Romagna la Lega era ancora capofila della coalizione e prese il 32 per cento, diventato il 5,4 per cento cinque anni dopo. Proporzioni simili all’Umbria, dove rispetto al 2019 il partito di Salvini passa dal 37 per cento all’8. Gli alleati e assieme “avversari” azzurri, invece, fanno il contrario: a livello emiliano dal 2,6 salg…

Fratelli d’Italia stabilmente e di gran lunga primo partito della coalizione anche se in leggero calo rispetto a giugno, Forza Italia che invece rispetto alle europee stacca la Lega e sia in Emilia-Romagna che in Umbria gli si pone davanti con agio. La sconfitta 2-0 della coalizione di centrodestra per Matteo Salvini è insomma un ancor più pesante del risultato in sè, anche considerando che la candidata umbra Donatella Tesei era presidente uscente ed espressione del Carroccio, riconfermata a tutti i costi a caccia del bis proprio dal “Capitano”. A destra, insomma, gli equilibri cambiano e rischiano di acuire le fibrillazioni.

Quando nel 2020 si votò in Emilia-Romagna la Lega era ancora capofila della coalizione e prese il 32 per cento, diventato il 5,4 per cento cinque anni dopo. Proporzioni simili all’Umbria, dove rispetto al 2019 il partito di Salvini passa dal 37 per cento all’8. Gli alleati e assieme “avversari” azzurri, invece, fanno il contrario: a livello emiliano dal 2,6 salgono al 5,8, in quello umbro dal 5,5 al 9,3. Per il vicepremier leghista, in campagna elettorale perenne e impegnato ad alzare sempre più il tiro nel discorso pubblico, sfidando i partiti della coalizione sul terreno del sovranismo, è un boccone amaro. E così il commento a fine giornata è sibillino: «Gli elettori hanno sempre ragione. Già da domani sono a disposizione dei nuovi amministratori per portare avanti tutte le opere pubbliche che servono a cittadini e territori». Fine, non una parola in più.

Il collega vicepremier Antonio Tajani invece rimarca che FI «ha raddoppiato i consensi in entrambe le regioni, farà un’opposizione costruttiva». Dove quel “costruttiva” non è un aggettivo casuale. In casa forzista, dispiacere a parte per la sconfitta, si ricordano infatti ancora gli insulti dei giovani leghisti a Pontida nei confronti di Tajani, pronunciati davanti ai big lumbard silenti: «Quel tipo di attacchi, quel modo di differenziarsi a tutti i costi sparandola grossa, non sta pagando, anzi semmai il contrario», è il ragionamento degli azzurri. Poi ecco la nota finale: «Forza Italia si conferma il secondo partito della coalizione di centrodestra e la terza forza politica in assoluto. Questo risultato conferma che l’obiettivo che ci siamo prefissati per le prossime elezioni Politiche, quello del 20 per cento, è assolutamente alla nostra portata». Ambizioni certamente legittime ma che contemplano una corsa interna senza esclusioni di colpi e che mira anche a quel pezzo di elettorato oggi appannaggio di Fratelli d’Italia. Altro particolare che fanno notare gli eredi di Silvio Berlusconi, nel 2024 i candidati presidente di FI hanno sempre vinto (Piemonte e Basilicata).

Dopodiché le dichiarazioni ufficiali dei tre leader sono praticamente coordinate: nessuna polemica interna né con il centrosinistra, ringraziamento per lo sforzo delle due candidate, la promessa di rimettersi subito a lavorare. «I dati politici principali — riflette Maurizio Lupi di Noi moderati, la piccola quarta gamba del centrodestra — sono la vittoria del centrosinistra e il preoccupante e continuo calo della partecipazione al voto. Questo voto non avrà ripercussioni sul governo e sulla maggioranza ma sarà uno stimolo a riprendere con vigore e compattezza la via delle riforme e della modernizzazione del Paese». Il dato politico complessivo è che, al netto dei sondaggi che danno stabilmente avanti la coalizione di governo, il centrosinistra o fronte progressista rimane competitivo.

Sullo sfondo ci sono le regionali del 2025, ed è probabile che a questo punto il peso negoziale interno della Lega cali di parecchio. In Campania, Veneto, Marche, Puglia e Valle d’Aosta i giochi sono ancora tutti aperti e soprattutto nella regione governata dal “doge” Luca Zaia si preannunciano le tensioni maggiori, vista l’ambizione di FdI di sfilarla al Carroccio. E visto anche l’interesse forzista con l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi, impegnato a drenare consensi nordisti alla Lega con la sua corrente “Forza Nord”.

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