Le Corti d’appello a Mattarella: “Sbarchi, disastro annunciato”
di Conchita SanninoRibellione compatta e toni di allarme. Anche se l’appello è lucido e composto, come si addice a 26 toghe di peso. I presidenti delle Corti d’appello d’Italia scrivono al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla premier Meloni, al ministro Nordio chiedendo di scongiurare «il disastro annunciato» e i «gravi esiti» derivanti dal trasferimento di competenze sui trattenimenti dei migranti, materia che la maggioranza – con un semplice emendamento – intende trasferire a quelle Corti. Tutto avviene dopo le mancate convalide arrivate dalla sezione immigrazione del tribunale di Roma e di Bologna, che tanta ira avevano suscitato tra le fila del governo (Meloni sui ricorsi: «Volantini propagandistici», Salvini sui tribunali: «Centri sociali», Nordio: «Sentenza abnorme»).
Una riforma che non solo «altera il sistema delle impugnazioni», ma cancella la road map del Pnrr, farà lievitare «gli arretrati», peggiorerà il «servizio giustizia». Un quadro argomentato che, a fine giornata, viene r…
Ribellione compatta e toni di allarme. Anche se l’appello è lucido e composto, come si addice a 26 toghe di peso. I presidenti delle Corti d’appello d’Italia scrivono al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla premier Meloni, al ministro Nordio chiedendo di scongiurare «il disastro annunciato» e i «gravi esiti» derivanti dal trasferimento di competenze sui trattenimenti dei migranti, materia che la maggioranza – con un semplice emendamento – intende trasferire a quelle Corti. Tutto avviene dopo le mancate convalide arrivate dalla sezione immigrazione del tribunale di Roma e di Bologna, che tanta ira avevano suscitato tra le fila del governo (Meloni sui ricorsi: «Volantini propagandistici», Salvini sui tribunali: «Centri sociali», Nordio: «Sentenza abnorme»).
Una riforma che non solo «altera il sistema delle impugnazioni», ma cancella la road map del Pnrr, farà lievitare «gli arretrati», peggiorerà il «servizio giustizia». Un quadro argomentato che, a fine giornata, viene respinto da un serafico Nordio su Rai1, a Cinque minuti. «Non ci sarà nessun aggravio. Nell’emendamento si prevede una riduzione delle competenze delle Corti, proprio per i reclami contro le decisioni sui migranti. Quindi il loro lavoro viene sgravato», assicura il ministro. Che poi conferma che si tira dritto, ma slitta, la separazione delle carriere: «Speriamo di arrivare entro l’estate all’approvazione definitiva. Se non vi sarà una maggioranza qualificata e non credo che vi sia, andremo al referendum. Ma io auspico che si arrivi al referendum. Su una materia così delicata e importante è bene che il giudizio definitivo e finale spetti al popolo italiano».
Intanto il conflitto si allarga. È un muro quello che sollevano i vertici delle Corti di appello. Clima incandescente, alla vigilia del plenum in Consiglio superiore dove domani arriva ai voti, e promette di passare a larga maggioranza, la proposta di tutela a favore dei giudici di Bologna che hanno rinviato alla Corte europea il decreto legge sui Paesi sicuri. Resta invece isolata e chiusa in un cassetto, per ora - anche nel timore di suscitare l’irritazione del presidente Mattarella che del Csm è la guida – la richiesta di azione disciplinare avanzata dalle consigliere laiche di Lega e Fdi, Eccher e Bertolini, a carico di Stefano Musolino, segretario di Md, “reo” di aver criticato in un intervento pubblico il Ddl sicurezza.
Al centro dell’appello dei 26, indirizzato anche a Giorgetti, ai presidenti delle Camere Fontana e La Russa, e all’Anm c‘è la «grande preoccupazione» dei capi degli uffici. Con la «reintroduzione del ricorso in appello» vengono svuotate le sezioni specializzate in materia di immigrazione, «che proprio il ministero della Giustizia aveva rafforzato meno di due anni fa, con l’incremento di organici e risorse, di fronte alle crescenti difficoltà del contenzioso in materia di asilo». Oggi, invece, le precipitose modifiche «verrebbero attuate – è l’allarme – in via d’urgenza, ad organici invariati e senza risorse aggiuntive». Conclusione: «Sarà un disastro annunciato per tutte le Corti di appello italiane, renderà irrealizzabili gli obiettivi del Pnrr e determinerà un’ulteriore recrudescenza dei tempi e dell’arretrato dei processi». L’«auspicio è che il Parlamento eviterà simili gravi esiti». L’ennesimo Sos che sale al Colle.