Procuratore Stefano Musolino, non si è pentito neanche un po’?
«Di cosa?».
Di quel suo intervento pubblico, a ottobre, in cui ha criticato il ddl sicurezza del governo. Al Csm è depositata una richiesta in cui si ipotizza che lei abbia «leso i princìpi di imparzialità e indipendenza».
«Lo rifarei. Sono sereno, e non è una frase di rito. Anzi, registro un’onda di solidarietà forte e bipartisan, che mette di buon umore».
Anche se rischia un procedimento disciplinare e un trasferimento?
«Un magistrato non è un asettico applicatore delle norme. È sottoposto alla legge ma non al potere politico, e non gli è precluso il diritto di manifestare il suo pensiero». Cinquantasei anni, procuratore aggiunto a Reggio Calabria specializzato in inchieste antimafia, sotto scorta per le minacce della ‘ndrangheta, Musolino, da tre è anche il segretario nazionale di Magistratura democratica.
Se l’aspettava la vicinanza di Mi, di Unicost, insomma degli avversari?
«Certo che sì. Me lo aspettavo e m…
Procuratore Stefano Musolino, non si è pentito neanche un po’?
«Di cosa?».
Di quel suo intervento pubblico, a ottobre, in cui ha criticato il ddl sicurezza del governo. Al Csm è depositata una richiesta in cui si ipotizza che lei abbia «leso i princìpi di imparzialità e indipendenza».
«Lo rifarei. Sono sereno, e non è una frase di rito. Anzi, registro un’onda di solidarietà forte e bipartisan, che mette di buon umore».
Anche se rischia un procedimento disciplinare e un trasferimento?
«Un magistrato non è un asettico applicatore delle norme. È sottoposto alla legge ma non al potere politico, e non gli è precluso il diritto di manifestare il suo pensiero». Cinquantasei anni, procuratore aggiunto a Reggio Calabria specializzato in inchieste antimafia, sotto scorta per le minacce della ‘ndrangheta, Musolino, da tre è anche il segretario nazionale di Magistratura democratica.
Se l’aspettava la vicinanza di Mi, di Unicost, insomma degli avversari?
«Certo che sì. Me lo aspettavo e mi hanno reso ancora più saldo, felice, nella convinzione che la magistratura italiana, nonostante questi veleni immessi nel sistema, e al di là dei diversi orientamenti e culture politiche, sia molto sana. E senta profondamente il radicamento alla Costituzione. Se devo dirla tutta, io non mi aspettavo quella richiesta di pratica a censura...».
E come la spiega?
«Noi siamo esperimenti».
Di una compressione dei diritti, addirittura?
«Penso sommessamente che io, la giudice Albano finita sotto minacce per non aver convalidato il trattenimento dei migranti, il giudice Gattuso di Bologna finito sotto attacco con intromissioni nella sua vita privata, forse, non siamo altro che esperimenti».
“Vediamo cosa fanno”: è questo che intende?
«Sottraiamo loro un po’ di libertà, vediamo se reagiscono. Bene, la magistratura, con l’adesione ai principi costituzionali, serve solo il popolo. Quindi, torna più compatta a difendere la sua autonomia e indipendenza».
Lei però, al dibattito, aveva messo nel mirino pacchetto sicurezza e Ponte sullo Stretto, no?
«No, per una volta pubblicamente e con il rispetto massimo per le prerogative delle cariche elettive, mi lasci dire. In quell’occasione ho anzi respinto il determinismo “mafie uguale paralisi dei progetti”. Non si può dire “il ponte no perché c’è la ‘ndrangheta”, altrimenti restiamo più poveri e pazzi. E ho invece ritenuto di parlare del dissenso come sale della democrazia, di fronte al quale non serve la criminalizzazione, ma la mediazione».
Per lei resta un contributo culturale e non politico?
«Certo, è un processo, quello del dialogo e della mediazione col dissenso, in cui credo come cittadino, ed è strumento prezioso anche per un giudice. Forse non si riconosce il fatto che un magistrato possa portare un contributo intellettuale? Invece ci sono delle posture che non comprendo».
Quali?
«Quando la presidente del Consiglio dice che la magistratura dovrebbe darle “una mano” nella gestione della crisi migranti, sta parlando di una magistratura servente rispetto agli obiettivi dell’esecutivo. Ma questo non è ciò che la Costituzione prescrive, con l’architrave del bilanciamento tra poteri. Non mi scandalizzo e non mi permetto di commentarlo, dico soltanto: allora apriamo un dibattito pubblico».
Lei è sotto scorta antimafia, sarà abituato agli insulti che le arrivano anche sul sito di Md.
«Certo. Ma riceverli dai mafiosi, è fisiologia. Se maturano dopo posizioni istituzionali, forse è patologia».