Schlein: “Abbiamo rialzato la testa, destra sconfitta per i tagli alla sanità”
di Giovanna VitaleBologna — «Questa è una vittoria plurale e collettiva a cui hanno contribuito tutte le forze progressiste: ci indica la direzione per costruire l’alternativa alle destre». Alle cinque della sera, quando Elly Schlein sbarca al comitato elettorale di Michele de Pascale, ha la felicità scolpita in volto. Inseguita da selfie e abbracci, non cede tuttavia all’euforia che la circonda. Incollata al telefonino su cui scorre lo scrutinio dell’Umbria, predica prudenza. Non dura molto, però. Tempo un’ora e Stefania Proietti diventa imprendibile: Schlein si rilassa, monta in auto e parte per Perugia. Per un’altra festa. Ancora più bella perché non scontata. E mentre attraversa l’Appennino, trasuda esultanza a ogni parola: «Abbiamo saputo vincere con l’umiltà e l’unità».
Segretaria, è finita 2 a 1 per il centrosinistra, se l’aspettava?
«Ci abbiamo sperato tanto e abbiamo lavorato giorno per giorno al fianco di de Pascale e Proietti, che saranno due grandi presidenti. Due persone che sanno coni…
Bologna — «Questa è una vittoria plurale e collettiva a cui hanno contribuito tutte le forze progressiste: ci indica la direzione per costruire l’alternativa alle destre». Alle cinque della sera, quando Elly Schlein sbarca al comitato elettorale di Michele de Pascale, ha la felicità scolpita in volto. Inseguita da selfie e abbracci, non cede tuttavia all’euforia che la circonda. Incollata al telefonino su cui scorre lo scrutinio dell’Umbria, predica prudenza. Non dura molto, però. Tempo un’ora e Stefania Proietti diventa imprendibile: Schlein si rilassa, monta in auto e parte per Perugia. Per un’altra festa. Ancora più bella perché non scontata. E mentre attraversa l’Appennino, trasuda esultanza a ogni parola: «Abbiamo saputo vincere con l’umiltà e l’unità».
Segretaria, è finita 2 a 1 per il centrosinistra, se l’aspettava?
«Ci abbiamo sperato tanto e abbiamo lavorato giorno per giorno al fianco di de Pascale e Proietti, che saranno due grandi presidenti. Due persone che sanno coniugare la buona amministrazione, la concretezza, la visione del futuro e la prossimità alla propria gente. È stato uno degli elementi vincenti: scegliere candidati credibili, che avevano già dimostrato di sapersi spendere con dedizione per le loro comunità».
Stavolta Schlein batte Meloni.
«Penso che sia stata innanzitutto una vittoria degli emiliano-romagnoli e degli umbri. Mai mi avete sentito caricare di valenze nazionali le elezioni regionali e non lo farò neanche ora. Anche se credo che il calo vistoso dei partiti di governo dovrebbe spingerli a interrogarsi sulle politiche sbagliate che stanno portando avanti: la sanità pubblica è diventata la prima preoccupazione dei cittadini a prescindere da ciò che votano. E non mi stupirei se una parte di quegli elettori che hanno votato per Stefania e Michele l’abbiano fatto proprio in virtù delle nostre battaglie a difesa degli ospedali e dei salari».
Il Pd è primo partito in entrambe le regioni, soddisfatta?
«È un risultato davvero straordinario che ci conferma sul territorio davanti a tutti gli altri partiti. Ovunque c’è stato un balzo impressionante. Se guardiamo i dati, il Pd è al 43% in Emilia-Romagna, con 8 punti in più rispetto alle regionali di cinque anni fa e oltre 7 rispetto alle Europee di giugno. A confronto con le Politiche del 2022, stiamo parlando di 15 punti in più in due anni. Stando così le cose, abbiamo un Pd che da solo, in Emilia-Romagna, prende più voti dell’intera coalizione di centrodestra. Una roba clamorosa. Come pure in Umbria, dove si sta ancora contando: a metà spoglio il Pd è al 31%, 9 punti in più delle precedenti regionali. Ed era già successo in Sardegna, dove abbiamo vinto, ma pure in Liguria dove invece abbiam perso di poco».
La battuta d’arresto di FdI e Lega è un segnale al governo?
«FdI in Umbria ha perso 14-15 punti rispetto alle Europee, in soli cinque mesi. Non mi pare un caso che avvenga proprio mentre il governo annuncia altri tagli alla scuola e alla sanità pubblica, tradisce le promesse sulle pensioni che aumentano di 10 centesimi al giorno e in un momento in cui a fronte di un calo della produzione industriale che dura da 20 mesi si decide di sottrarre 4,6 miliardi all’automotive. Scelte che regalano solo delusione e incertezza a famiglie e imprese».
Dopodiché il balzo in avanti del Pd cannibalizza gli alleati: M5S e Avs sono entrambi in forte discesa.
«I dati confermano che il Pd è il perno della costruzione dell’alternativa alle destre. E ci consegna una grande responsabilità, che infatti abbiamo sempre esercitato all’insegna della massima unità. Noi continueremo a perseguirla. I risultati ci dicono che siamo sulla strada giusta: non abbiamo nessuna presunzione di autosufficienza».
Ma Conte, già riluttante, non potrebbe volersi smarcare per provare a risalire la china?
«Quelle di oggi sono le vittorie di tutte le forze progressiste che hanno contribuito a costruire l’alternativa. C’è un Pd che ha rialzato la testa, ritrovato un’anima, un profilo chiaro e una connessione con la nostra gente che sa da che parte trovarci. La parte di chi interpreta la sinistra come uno strumento nelle mani dell’Italia che fa più fatica e lotta per migliorare le sue condizioni di vita».
Insisto, non c’è il rischio che il M5S ritenga l’alleanza con il Pd un abbraccio mortale?
«Oggi è il giorno della festa collettiva e plurale, come sono state le nostre coalizioni. Poi, che il Pd abbia storicamente un radicamento maggiore sul territorio è vero. Ma resto fiduciosa che la generosità con cui si sono stretti i patti sui territori sarà la stessa con cui costruiremo un’alleanza ampia per conquistare domani il governo del Paese».
Fatto sta che in Umbria e in Emilia c’era il vero campo largo, incluso Renzi, a differenza della Liguria. Ha avuto un peso sull’esito finale?
«Io penso che il contributo di tutte le liste sia prezioso. E siccome le vittorie sono un ricostituente, ci daranno lo slancio per perseguire con ancora più determinazione l’unità dei progressisti. A partire dalle battaglie che stiamo facendo insieme contro la disastrosa manovra del governo».