Taruffi: “Il Pd unisce e cresce, schivare le liti è più faticoso ma andare da soli è il passato”
di Silvia BignamiIgor Taruffi
BOLOGNA - «Il Pd va bene e cresce perché unisce. Anche a costo di faticare di più, preferiamo non fare polemiche e lavorare per l’unità. Da soli non si vince». Il braccio destro di Elly Schlein, Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Nazareno, mette in fila un 2024 di successi per i dem. Un Pd «con un’identità più solida» che ha conquistato tre Regioni, Sardegna, Emilia-Romagna e Umbria, perdendo la Liguria d’un soffio. Per spiegare il successo del Pd di Schlein però Taruffi ribalta il ragionamento più ovvio: quando un partito è forte può essere meno tollerante verso veti e capricci degli alleati. «No — avverte — il Pd è forte proprio perché fa la fatica di provare a mettere insieme tutti».
Siete soddisfatti insomma.
«Sì, vediamo una significativa inversione di rotta. Abbiamo votato in sette Regioni nel 2024. Partivamo da un 6 ad 1 ed è finita 4 a 3. Alle Europee abbiamo dimezzato la distanza da FdI rispetto alle Politiche di due anni fa, e alle comunali abbiamo vinto in 6 capo…
BOLOGNA - «Il Pd va bene e cresce perché unisce. Anche a costo di faticare di più, preferiamo non fare polemiche e lavorare per l’unità. Da soli non si vince». Il braccio destro di Elly Schlein, Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Nazareno, mette in fila un 2024 di successi per i dem. Un Pd «con un’identità più solida» che ha conquistato tre Regioni, Sardegna, Emilia-Romagna e Umbria, perdendo la Liguria d’un soffio. Per spiegare il successo del Pd di Schlein però Taruffi ribalta il ragionamento più ovvio: quando un partito è forte può essere meno tollerante verso veti e capricci degli alleati. «No — avverte — il Pd è forte proprio perché fa la fatica di provare a mettere insieme tutti».
Siete soddisfatti insomma.
«Sì, vediamo una significativa inversione di rotta. Abbiamo votato in sette Regioni nel 2024. Partivamo da un 6 ad 1 ed è finita 4 a 3. Alle Europee abbiamo dimezzato la distanza da FdI rispetto alle Politiche di due anni fa, e alle comunali abbiamo vinto in 6 capoluoghi di regione su 6: Firenze, Bari, Perugia, Cagliari, Campobasso e Potenza. Questo è un anno che consolida il centrosinistra come alternativa e il Pd come perno della coalizione».
L’affluenza però cala. La crescita delle percentuali Pd non è a volte un effetto ottico del calo dei votanti?
«Il calo di partecipazione colpisce tutti. E non riguarda solo l’Italia ma tutte le democrazie occidentali. Ovviamente ci stiamo lavorando: come Pd stiamo investendo molto sulle aree interne portando in Parlamento proposte per aiutare quei territori. Bisogna continuare ma le cose non si riescono a cambiare in tre mesi».
L’astensione colpisce tutti ma dovrebbe preoccupare di più una forza di sinistra. O no?
«Preoccupa tutti perché è un problema di democrazia. Tra l’altro in Emilia-Romagna l’astensione pare avere colpito più la destra, in realtà».
Il Pd comunque continua a crescere, ma gli alleati calano e sono molto litigiosi. Dove avete perso, è stato spesso a causa veti e diktat di alleati, come il M5S. Vi farete sentire di più d’ora in poi?
«Io credo che il Pd cresca proprio perché è unitario. Perché a costo di apparire a volte passivi di fronte alle polemiche, noi continuiamo a lavorare con fatica per l’unità. Se il Pd fosse da solo sarebbe meno forte e crescerebbe di meno. Invece lo sforzo di creare un’alternativa alle destre e la consapevolezza che nessuno vince da solo, sono tratti che le persone capiscono e apprezzano. Non ci sono scorciatoie. La vocazione maggioritaria che ha isolato il Pd la lasciamo al passato».
Il 2024 è andato bene. Ma nel 2025 si vota in Campania. Appoggerete Vincenzo De Luca?
«Sia dal punto di vista delle regole che delle nostre convinzioni noi siamo contrari al terzo mandato. Non c’è stato Stefano Bonaccini o per altre autorevoli personalità del Pd, non possiamo agire diversamente per De Luca. Costruiremo una alleanza larga di centrosinistra e speriamo che De Luca voglia dare il suo contributo, partendo dal fatto che non sarà lui a guidare. Il passaggio di consegne, dopo dieci anni, è salutare per la democrazia. Nessuno è eterno».
Cosa porterà il prossimo anno al Pd di Schlein? Avete un obiettivo sopra gli altri?
«Continueremo a costruire le alleanze territorio per territorio e a batterci in difesa della sanità pubblica e per la difesa del lavoro. Siamo molto impegnati per abrogare la legge spacca Italia di Calderoli sull’autonomia. Quello sarà un passaggio importante, ma l’obiettivo sono le prossime Politiche. Ci faremo trovare pronti».
Romano Prodi ha detto che la vittoria in Emilia-Romagna può rappresentare il punto di svolta anche per Roma. È così?
«L’Emilia-Romagna è strategica per il Paese. Su alcuni temi, come alluvione e messa in sicurezza del territorio, così come su sanità pubblica e lavoro può svolgere un ruolo importante per tutta l’Italia».
Lei è assessore uscente in Emilia-Romagna. È vero che ora si dedicherà solo al Nazareno?
«È vero. Come dicevo, il ricambio è salutare. Ma continuerò a fare il pendolare da Roma all’Appennino».