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Meloni da Milei, un abbraccio sovranista mentre a Bruxelles vince insieme al Ppe

Giorgia Meloni e Milei

 

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La premier esulta per l’incarico a Fitto: “È una vittoria di tutti gli italiani non del governo o di una forza politica”
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Rio de Janeiro — All’inizio, il patto con Ursula von der Leyen si fondava soprattutto sulla necessità di sfruttare il pacchetto di voti di Ecr, di cui Giorgia Meloni è azionista di maggioranza. Dopo l’elezione di Trump, però, è stata la premier a indicare alla presidente della Commissione il vantaggio di averla al proprio fianco, in cambio della promozione di Raffaele Fitto: costruire un dialogo col tycoon, tenere unite le principali cancellerie continentali di fronte alla rivoluzione trumpiana. Un obbligo, per sopravvivere: vale contro l’aggressività russa, ma anche per affrontare la minaccia sui dazi. Ecco perché la leader, durante il G20 di Rio de Janeiro, si mostrava certa della nomina del suo ministro. L’effetto finale è un cinico “doppio forno” meloniano che infastidisce i socialisti: chatta con Elon Musk, vola da Javier Milei per immaginare un’“Internazionale sovranista” e antigender, media in Europa al fianco del Pse.

L’aveva promesso già a luglio, nelle ore agitate del voto …

Rio de Janeiro — All’inizio, il patto con Ursula von der Leyen si fondava soprattutto sulla necessità di sfruttare il pacchetto di voti di Ecr, di cui Giorgia Meloni è azionista di maggioranza. Dopo l’elezione di Trump, però, è stata la premier a indicare alla presidente della Commissione il vantaggio di averla al proprio fianco, in cambio della promozione di Raffaele Fitto: costruire un dialogo col tycoon, tenere unite le principali cancellerie continentali di fronte alla rivoluzione trumpiana. Un obbligo, per sopravvivere: vale contro l’aggressività russa, ma anche per affrontare la minaccia sui dazi. Ecco perché la leader, durante il G20 di Rio de Janeiro, si mostrava certa della nomina del suo ministro. L’effetto finale è un cinico “doppio forno” meloniano che infastidisce i socialisti: chatta con Elon Musk, vola da Javier Milei per immaginare un’“Internazionale sovranista” e antigender, media in Europa al fianco del Pse.

L’aveva promesso già a luglio, nelle ore agitate del voto di FdI contro la Commissione europea: resterò ferma, otterrò quanto ho chiesto. Vale a dire, un discreto portafoglio da commissario, ma soprattutto il riconoscimento politico di una vicepresidenza esecutiva per Fitto. Certo, c’è la lettera in cui le famiglie europee riaffermano un veto: tu sei fuori dalla maggioranza. Ma sembra un’esclusione senza effetti pratici. E che può addirittura fare comodo alla premier, vista la pressione di Salvini contro Ursula. Da questa estate, comunque, è cambiato il mondo. E soprattutto, ha vinto Trump. L’effetto si è manifestato già nel corso del summit brasiliano: Meloni e gli altri leader Ue presenti hanno tenuto una posizione unitaria molto dura verso Putin. Una compattezza obbligata. Che ha guidato e impresso un’accelerazione anche al negoziato in Europa.

Di Fitto, Meloni ha discusso durante il G20 con von der Leyen. Parallelamente, Antonio Tajani ha lavorato per frenare le tensioni nel Ppe. In particolare, il vicepremier ha agito sui popolari spagnoli, pronti a far saltare il pacchetto di nomine — che include anche Teresa Ribeira — pur di affossare l’odiato Pedro Sanchez. «Così però — ha spiegato al leader del Partido Popular Feijòo — crolla anche l’Europa». Se l’intesa reggerà — a sera proprio gli spagnoli frenano — si rafforzerà un’osmosi tra Conservatori e Ppe di cui si sentirà parlare nei prossimi mesi.

Tutti temono d’altra parte la disgregazione continentale. E così, Meloni può continuare a muoversi su due tavoli, in modo spregiudicato. Nei minuti in cui a Bruxelles si tratta per sancire il nuovo patto, la premier si mostra in armonia quasi estatica con Milei. Viene accolta a Casa Rosada da una cornice di bandiere italiane, «Giorgia, questa è casa tua», il tempio per due nazioni «hermanas». In conferenza stampa sorrisi, pacche sulle spalle, battute all’orecchio. E promesse di un futuro radioso per la destra mondiale. Milei — scrivono i quotidiani argentini — propone di lanciare assieme alla “sorella” Giorgia, a Trump e a Benjamin Netanyahu una Lega conservatrice mondiale sul modello della (sfortunata) Società delle nazioni. Per combattere il socialismo ovunque: «Italia ed Argentina sono unite nella lotta contro il virus dell’ideologia woke — sostiene — Un’alleanza di nazioni libere unite contro la tirannia e la miseria». E Meloni, mentre vota con i socialisti a Bruxelles: «Tra noi c’è una condivisione politica, ci battiamo per difendere l’identità dell’Occidente, la libertà, la sovranità». Sono idee che Milei ha appuntato dopo aver visitato il Presidente eletto degli Stati Uniti a Mar-a-Lago e incontrato il “suggeritore” ultraliberista Matt Schlapp, organizzatore del Cpap in Florida e già alla Casa Bianca con George W. Bush.

A Buenos Aires, intanto, Meloni ottiene le chiavi della città dal sindaco e depone una corona al leader dell’indipendenza sudamericana Jose de San Martin, che spronava: “Quando la Patria è in pericolo, tutto è permesso, fuorché non difenderla”. Poi la premier e Milei salutano una folla di bambini che li acclamano. Dal balcone di Casa Rosada, naturalmente.

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