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“Il governo cancella la sanità”, tour di Schlein negli ospedali

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La segretaria dem lancia la mobilitazione in difesa del diritto alla salute: “Saremo nei luoghi di cura, ora basta con i tagli”. Poi attacca Meloni: “Ha perso il contatto coi problemi reali”. E sugli alleati litigiosi: “Il mio compito è quello di mediare”
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Rinfrancata dalle «straordinarie vittorie» in Emilia-Romagna e Umbria, Elly Schlein non ha alcuna intenzione di sedersi sugli allori. Anzi. All’indomani dell’insperata doppietta elettorale, convoca i giornalisti al Nazareno e rilancia. Sul centrosinistra che «è riuscita a battere la destra unendosi sui temi, a iniziare dalla sanità pubblica: un successo collettivo e plurale, noi non abbiamo nessuna presunzione di autosufficienza, vogliamo rafforzare la coalizione, non solo il Pd». E sulle iniziative da portare avanti per dimostrare che «un’altra Italia è possibile», sta dalla parte di chi fa più fatica.

Una controffensiva a tutto campo: davanti agli ospedali riprenderà presto la mobilitazione a difesa della salute dei cittadini, «un diritto costituzionale che questo governo sta cancellando»; in Parlamento «proseguirà il lavoro comune contro una manovra di bilancio fatta essenzialmente di tagli, regressiva e priva di visione». Badando a non schiacciare ancora più nell’angolo gli junior…

Rinfrancata dalle «straordinarie vittorie» in Emilia-Romagna e Umbria, Elly Schlein non ha alcuna intenzione di sedersi sugli allori. Anzi. All’indomani dell’insperata doppietta elettorale, convoca i giornalisti al Nazareno e rilancia. Sul centrosinistra che «è riuscita a battere la destra unendosi sui temi, a iniziare dalla sanità pubblica: un successo collettivo e plurale, noi non abbiamo nessuna presunzione di autosufficienza, vogliamo rafforzare la coalizione, non solo il Pd». E sulle iniziative da portare avanti per dimostrare che «un’altra Italia è possibile», sta dalla parte di chi fa più fatica.

Una controffensiva a tutto campo: davanti agli ospedali riprenderà presto la mobilitazione a difesa della salute dei cittadini, «un diritto costituzionale che questo governo sta cancellando»; in Parlamento «proseguirà il lavoro comune contro una manovra di bilancio fatta essenzialmente di tagli, regressiva e priva di visione». Badando a non schiacciare ancora più nell’angolo gli junior partner, M5S e Avs, tentati dopo la delusione nelle urne di smarcarsi da un’alleanza invece indispensabile per conquistare, quando sarà, la guida del Paese. «Con le altre opposizioni non partiamo da zero», precisa non per caso la segretaria dem, «Emilia-Romagna e Umbria dimostrano che si possono trovare convergenze significative su un programma, che in entrambi i casi aveva al primo posto la sanità pubblica. La prova che sappiamo stare insieme attorno a progetti condivisi».

Eccolo il cavallo di battaglia per rimettersi in marcia. «Continueremo ad andare nei luoghi di cura per ascoltare medici, infermieri e Oss; a raccogliere le testimonianze di chi, a causa delle liste d’attesa infinite, rinuncia a visite ed esami, o deve rivolgersi al privato pagando di tasca propria», annuncia Schlein. Mentre alla Camera e al Senato «insisteremo per mettere 5,5 miliardi in più: la salute è la prima preoccupazione degli italiani a prescindere da come votano. Ed è ora che il governo la smetta di litigare con le calcolatrici: con loro la spesa sanitaria sta scendendo al minimo storico, inferiore al 6% del Pil. Ben sotto la media europea».

È questa, secondo la leader del Pd, una delle chiavi del trionfo alle regionali. Che viceversa la presidente del Consiglio ha sottovalutato o, peggio, colpevolmente ignorato. «Giorgia Meloni si è chiusa nel palazzo e ha perso il contatto con i problemi reali delle persone», graffia l’avversaria democratica. «Mi ha colpito che ci abbiano presi in giro perché con gli altri leader progressisti abbiamo scelto di chiudere la campagna a Terni, davanti a un ospedale. Si chiedano perché loro non c’erano». E infatti hanno perso.

Il collante giusto (anche) per rinsaldare il campo largo. Sul quale la linea di Schlein non cambia: resta «testardamente unitaria». Tanto ormai non c’è più gara: è stato l’exploit del suo Pd — schizzato al 43% in Emilia e al 31 in Umbria — ad aver riequilibrato la partita fra i due poli. «Eravamo 6 regioni a 1 per loro, ora siamo 4 a 3», esulta la segretaria, sempre però attenta a non irritare i 5S, andati decisamente male. «Sono vittorie di tutti», sparge miele Schlein, «ci portano a credere che siamo in grado di costruire un’alternativa alle destre. Il risultato del Pd lo metto a disposizione di una coalizione che cresce. Io non ho mai inteso il rapporto come competitivo. È nostro interesse avere interlocutori solidi», avverte. Intestandosi però, forse per la prima volta, il ruolo di federatrice: fra Renzi e Conte «il mio compito è quello di mediare, provare a far valere le ragioni dello stare insieme: quando lo facciamo, vinciamo», taglia corto. Pregustando il giorno in cui potrà correre da candidata premier.

«Si vede già a Palazzo Chigi?» chiedono maliziosi i cronisti. «Mi preoccuperei se quel posto fosse libero. Ora piedi a terra e lavorare», la replica diplomatica. «Penso solo a quel che c’è da fare per ricostruire la coalizione e mandare a casa questo governo». Poi, chi vivrà, vedrà.

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