ROMA — Roberto Fico, primo presidente della Camera dei 5S, lei ha appena votato per la vostra costituente.
«Ho votato e sono fiducioso sul percorso che stiamo portando avanti. Parto dal fatto che nome e simbolo, per me, devono rimanere uguali. Siamo il Movimento 5 Stelle e questo, non solo per noi, forse anche per il Paese, racconta qualcosa».
Ne è sicuro, dopo la débâcle delle ultime regionali che vi ha visti crollare al 5 per cento?
«Anche oggi. Perché la nostra storia è breve per l’arco politico italiano, che ci ha visti entrare in Parlamento nel 2013, ma già sono venti anni di battaglie se partiamo dai meet up, e io conosco quel cammino. Con i suoi errori, gli strappi, ma anche le grandi battaglie, le conquiste e il condizionamento che abbiamo esercitato sulle altre forze politiche».
Il presidente Conte ha detto a “Repubblica”: il Movimento resti progressista o lascerò. Lei, solo per ipotesi, se ne andrebbe con lui, visto che è stato il primo traghettatore verso la sinistra?
«Fors…
ROMA — Roberto Fico, primo presidente della Camera dei 5S, lei ha appena votato per la vostra costituente.
«Ho votato e sono fiducioso sul percorso che stiamo portando avanti. Parto dal fatto che nome e simbolo, per me, devono rimanere uguali. Siamo il Movimento 5 Stelle e questo, non solo per noi, forse anche per il Paese, racconta qualcosa».
Ne è sicuro, dopo la débâcle delle ultime regionali che vi ha visti crollare al 5 per cento?
«Anche oggi. Perché la nostra storia è breve per l’arco politico italiano, che ci ha visti entrare in Parlamento nel 2013, ma già sono venti anni di battaglie se partiamo dai meet up, e io conosco quel cammino. Con i suoi errori, gli strappi, ma anche le grandi battaglie, le conquiste e il condizionamento che abbiamo esercitato sulle altre forze politiche».
Il presidente Conte ha detto a “Repubblica”: il Movimento resti progressista o lascerò. Lei, solo per ipotesi, se ne andrebbe con lui, visto che è stato il primo traghettatore verso la sinistra?
«Forse, le categorie un po’ anguste del dibattito politico- mediatico ci portano fuori strada. Il presidente parla correttamente di cultura progressista: io c’ero quando avviavamo sui territori le grandi mobilitazioni. Sull’acqua pubblica, sui beni comuni, sulla libera informazione, sulle energie rinnovabili, sulla cittadinanza consapevole, sull’abbattimento delle disuguaglianze. A proposito: ha visto l’autonomia dissolta? Dicevamo in solitudine quello che la Consulta ha messo nero su bianco. E questi non sono temi che appartengono ai cittadini progressisti nel mondo?».
Non eluda i vostri nodi interni, il Movimento del futuro sarà con un presidente forte e un garante, cioè Grillo, più debole?
«Non sfuggo al nodo. Ma il punto non è avere un garante forte o debole. È il Movimento che deve essere forte. Si deve migliorare l’azione politica dei 5S in una fase totalmente nuova della società italiana. E gli iscritti, proprio su questi punti, si stanno esprimendo, siamo oltre».
Sta dicendo che il M5S è più grande anche di Grillo?
«Ripeto, è riduttivo guardare a una così larga consultazione come a uno scontro tra due figure. Sono tantissimi i quesiti che puntano a interpellare l’impegno dei nostri iscritti e militanti: riguardano l’identità, i programmi, i ruoli...».
E le regole. Come il tetto al secondo mandato: lei adesso pensa che sia superato. Perché?
«Io penso che, dopo l’esperienza che abbiamo maturato nelle istituzioni, si possano modificare le regole e non cambiare l’identità. Anzi, intervenire su uno strumento può servire a raggiungere obiettivi coerenti con la nostra storia. Per me, va cambiata la regola perché così possiamo meglio competere sui territori, anche dentro la stessa alleanza. Ma senza rinunciare al ricambio. Dopodiché, le modalità di queste modifiche andranno decise dalla consultazione. D’altro canto: altre volte abbiamo disatteso una regola, ma non abbiamo sbagliato».
Quando?
«Quando rinunciammo all’idea che si governava o da soli o niente. O quando decidemmo che si poteva anche interrompere un mandato a metà per fare altro, e meno male: vedi l’elezione della presidente Todde. Se la Sardegna avrà sanità e servizi migliori, lo deve anche al nostro ripensamento».
Nessun imbarazzo ad accogliere alla vostra assemblea di domenica Sahra Wagenknecht, leader del partito “rosso-bruno” in Germania?
«No, perché siamo un grande movimento che guarda al mondo e deve confrontarsi con tutte le sensibilità, per ragionare su punti di vista diversi».
In Campania, dopo l’exploit di Schlein, nessuna residua speranza per il terzo mandato di De Luca. Lei sta già scaldando i motori?
«Posso solo dire che ho lavorato sul modello Napoli e sono felice di averlo fatto, oggi lo premia anche l’Anci. Penso quindi che il Movimento possa portare quell’impegno, quel modello, anche in Regione».