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Migranti, Nordio: no al diritto creativo. Pinelli, Csm: “Giudici non hanno legittimazione politica”

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Il Guardasigilli e il vicepresidente del Csm intervengono da Firenze nella fase più acuta dello scontro tra governo e magistratura. Con un invito alle toghe, neanche troppo sottile, a non esondare
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Sui migranti si riaccendono le tensioni tra maggioranza e giudici. È il ministro della Giustizia Carlo Nordio a stigmatizzare le decisioni dei magistrati sui migranti, da un convegno a Firenze con autorevoli ospiti tra cui il presidente della Consulta, Barbera, e la prima presidente di Cassazione, Cassano. "Non esiste il diritto creativo, abbiamo impugnato i decreti del Tribunale di Roma per carenza di motivazioni". Dallo stesso tavolo, il vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura , Fabio Pinelli, ricorda: "I magistrati sono tecnici, non hanno legittimazione politica".

Il Guardasigilli torna a parlare delle mancate convalide di Roma sul tema migranti: "Non lo so se i giudici si ritengano o no soggetti solamente alla legge, presumo di sì - dice Nordio - Le bocche dei giudici non sono come le ferite di Cesare che Shakespeare chiama povere bocche mute; non sono bocche mute ma parlano e devono essere ispirate dal raziocinio, dal buon senso e dal principio di legalità". Poi…

Sui migranti si riaccendono le tensioni tra maggioranza e giudici. È il ministro della Giustizia Carlo Nordio a stigmatizzare le decisioni dei magistrati sui migranti, da un convegno a Firenze con autorevoli ospiti tra cui il presidente della Consulta, Barbera, e la prima presidente di Cassazione, Cassano. "Non esiste il diritto creativo, abbiamo impugnato i decreti del Tribunale di Roma per carenza di motivazioni". Dallo stesso tavolo, il vicepresidente del Consiglio Superiore della magistratura , Fabio Pinelli, ricorda: "I magistrati sono tecnici, non hanno legittimazione politica".

Il Guardasigilli torna a parlare delle mancate convalide di Roma sul tema migranti: "Non lo so se i giudici si ritengano o no soggetti solamente alla legge, presumo di sì - dice Nordio - Le bocche dei giudici non sono come le ferite di Cesare che Shakespeare chiama povere bocche mute; non sono bocche mute ma parlano e devono essere ispirate dal raziocinio, dal buon senso e dal principio di legalità". Poi aggiunge: "Ho criticato i primi decreti del Tribunale di Roma che non hanno convalidato i provvedimenti sui migranti per carenza di motivazione . Era impugnabile e l'abbiamo impugnata", ed ancora "non esiste il diritto creativo".

Colpisce anche l'intervento di Pinelli da cui arriva l'invito, neanche troppo sottile, a non esondare con “soggettive valutazioni valoriali” che non sono attribuibili alla legge. Un dito puntato contro il presunto “strabismo” con cui parte della magistratura guarderebbe al principio della separazione dei poteri.

Pur dietro un’analisi tecnica, ecco la prevedibile quanto netta presa di posizione politica del numero 2 del Csm, certo distante da quel documento di sostegno alle toghe sotto attacco, passato mercoledì a Palazzo Bachelet anche col sì - va detto - dei magistrati delle correnti di centrodestra, oltre che dei membri di diritto, la prima presidente Margherita Cassano e il procuratore generale Luigi Salvato (i soli voti contrari sono arrivati dai cinque laici eletti in quota FdI, FI e Lega, stessa area da cui viene Pinelli).

Un esito che non va giù certamente ai politici di destra, e al ministro. Mentre i rapporti magistratura-politica da poche ore sono resi ulteriormente incandescenti da altri due fronti aperti.

Da un lato, la bozza di decreto legge in materia di giustizia, che sarà discussa lunedì prossimo in Cdm, che prevede azioni disciplinari per i magistrati che prendono posizione pubbliche su un argomento di cui si occupano o di cui si occuperanno. Norma che sembra cucita apposta per la giudice Albano (sotto minaccia dopo mancata convalida, per i migranti, perché si era espressa precedentemente contro quella modalità di procedere).

Dall’altro lato, la durissima critica espressa da tutte le Corti di appello d’Italia e dai penalisti contro l’emendamento (già passato in commissione, alla Camera) che trasferisce proprio a quegli uffici la materia dei ricorsi o delle convalide sui trattenimenti dei migranti (materia sottratta quindi ai Tribunali), con il rischio di una paralisi delle attività a danno degli altri cittadini.

Temi che ovviamente non entrano nel convegno, titolo emblematico, “Giustizia al servizio del Paese”, cui partecipano con Pinelli e Nordio, anche il presidente della Corte costituzionale, Barbera, e lo stesso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Mantovano.

Pinelli affronta il nodo migranti senza mai citare i casi specifici, ricordando che " al testo normativo" non può "essere attribuito un significato che esprima le soggettive valutazioni valoriali – e dunque politiche – del giudice che lo applica”. Quindi, non si può superare il testo della legge “in nome di pretese interpretazioni conformi a Costituzione, o alla Corte di giustizia europea o al diritto dell’Unione” - esattamente il livello a cui si è rivolto il collegio di Bologna con una rigorosa ordinanza di oltre venti pagine. Le toghe non sono legittimati politicamente, ecco il punto che sta a cuore alla maggioranza . Nel ribadire infatti la “salvaguardia degli equilibri istituzionali e delle stesse garanzie di autonomia e indipendenza dei giudici”, il vicepresidente puntualizza che queste ultime “si fondano su una legittimazione tecnico-professionale dei magistrati e non rappresentativa: che spetta solo all’autorità politica”.

Insomma, per Pinelli, occorre tenere separati i piani per “una questione di salute della nostra democrazia, di una visione dall’alto del principio di separazione dei poteri, non affetta da strabismo”. E affiora un'involontaria, anche semantica, affinità con posizioni espresse in plenum, contrarie alla pratica in favore dei giudici di Bologna. “Strabismo” è la stessa parola che aveva usato il consigliere laico al Csm, Felice Giuffré, quota FdI, per dire che è in atto un “travisamento totale della realtà, finalizzato a reggere la narrazione di una magistratura assediata”.

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