Non farò il presidente della Repubblica, giura Ignazio La Russa in una lettera a Repubblica. «Disinteresse totale». «La mia storia lo renderebbe problematico», ammette. «Ma soprattutto non coincide con le mie ambizioni e con il mio desiderio di potermi schierare sulle cose che reputo importanti» e conservare «la libertà di dire, sia pure ogni tanto, quello che penso senza ipocrisie».
Il presidente del Senato ci scrive dopo aver letto sul nostro sito la newsletter di Stefano Cappellini, Hanno tutti ragione, nella quale, ripercorrendo le ricorrenti divisioni in seno al centrosinistra, si agitava lo spauracchio di La Russa al Colle in caso di rielezione di Giorgia Meloni nel 2027. «Se anche la destra rinunciasse domattina a procedere sulla riforma costituzionale, e ovviamente non succederà, troverà comunque il modo di scardinare le istituzioni anche senza degradare ufficialmente il Quirinale a succursale di Palazzo Chigi. Con La Russa c’è un naturale candidato alla carica di prossimo pre…
Non farò il presidente della Repubblica, giura Ignazio La Russa in una lettera a Repubblica. «Disinteresse totale». «La mia storia lo renderebbe problematico», ammette. «Ma soprattutto non coincide con le mie ambizioni e con il mio desiderio di potermi schierare sulle cose che reputo importanti» e conservare «la libertà di dire, sia pure ogni tanto, quello che penso senza ipocrisie».
Il presidente del Senato ci scrive dopo aver letto sul nostro sito la newsletter di Stefano Cappellini, Hanno tutti ragione, nella quale, ripercorrendo le ricorrenti divisioni in seno al centrosinistra, si agitava lo spauracchio di La Russa al Colle in caso di rielezione di Giorgia Meloni nel 2027. «Se anche la destra rinunciasse domattina a procedere sulla riforma costituzionale, e ovviamente non succederà, troverà comunque il modo di scardinare le istituzioni anche senza degradare ufficialmente il Quirinale a succursale di Palazzo Chigi. Con La Russa c’è un naturale candidato alla carica di prossimo presidente della Repubblica. Il seguito della legislatura potete immaginarlo», scrive Cappellini.
La Russa si chiama fuori. Del resto nessuno si candida al Quirinale, una carica da cui ci si schermisce. E il fondatore di FdI pronuncia una frase che fa pensare a chi l’ha preceduto, Maria Elisabetta Alberti Casellati: «So e capisco che quasi sempre (o sempre?) chi diventa presidente del Senato un minuto dopo conforma il suo agire alla possibile prospettiva di futuro presidente della Repubblica», scrive. Casellati ci teneva, nel 2022, ma venne impallinata nel segreto dell’urna. «Io — assicura La Russa — ho volutamente avuto una diversa postura, proprio perché non ci ho mai pensato e nemmeno mai l’ho desiderato. Per cui, se Repubblica vuole interrogarsi sulle ipotesi più improbabili si chieda cosa voteresti per avere Schlein al posto della Meloni? O meglio, cosa sareste disposti a votare pur di non averla».
A destra il totonomi impazza da un po’. Giancarlo Giorgetti è un papabile. Antonio Tajani studia da tempo da presidente. Gianni Letta forse metterebbe d’accordo persino la sinistra, ma avrebbe 94 anni. Il successore di Sergio Mattarella si elegge nel gennaio 2029. Campa cavallo.