Matteo Salvini ha una settimana da oggi per evitare che il congresso in Lombardia, regione-culla del leghismo, si trasformi in un ruvido scontro fra cordate. E, indirettamente, in una conta sulla sua leadership, pochi mesi prima del congresso nazionale. Il vicepremier ieri mattina, a Milano, durante un evento sulla sanità, ha ripetuto pubblicamente quanto aveva chiesto a porte chiuse mercoledì, durante il consiglio federale: niente scontri, serve una «candidatura unitaria».
Il punto è che i contendenti per il posto di segretario regionale (un ottimo biglietto da visita per aspirare al Pirellone del post Fontana) sono due. Ed entrambi, sempre a Milano, sempre davanti a Salvini, ieri hanno risposto picche. Il leader non è equidistante, però: pur predicando l’unità, tiene in pista il fedelissimo Luca Toccalini, deputato a capo della giovanile. Ma dopo un anno e mezzo passato a battere le sezioni palmo a palmo, l’altro candidato, il capogruppo al Senato, Max Romeo, non ne vuol sentire di…
Matteo Salvini ha una settimana da oggi per evitare che il congresso in Lombardia, regione-culla del leghismo, si trasformi in un ruvido scontro fra cordate. E, indirettamente, in una conta sulla sua leadership, pochi mesi prima del congresso nazionale. Il vicepremier ieri mattina, a Milano, durante un evento sulla sanità, ha ripetuto pubblicamente quanto aveva chiesto a porte chiuse mercoledì, durante il consiglio federale: niente scontri, serve una «candidatura unitaria».
Il punto è che i contendenti per il posto di segretario regionale (un ottimo biglietto da visita per aspirare al Pirellone del post Fontana) sono due. Ed entrambi, sempre a Milano, sempre davanti a Salvini, ieri hanno risposto picche. Il leader non è equidistante, però: pur predicando l’unità, tiene in pista il fedelissimo Luca Toccalini, deputato a capo della giovanile. Ma dopo un anno e mezzo passato a battere le sezioni palmo a palmo, l’altro candidato, il capogruppo al Senato, Max Romeo, non ne vuol sentire di sfilarsi. Anzi, da leghista della vecchia guardia, in questa partita può surfare agilmente sul malcontento “nordista” che scalda una fetta sempre più consistente di dirigenti e militanti. Insofferenza venuta a galla in questi giorni anche attraverso le dichiarazioni di due pesi massimi della Lega al Nord, i governatori del Veneto, Luca Zaia, e della Lombardia, Attilio Fontana, entrambi determinati a riportare in cima all’agenda la «questione settentrionale», come ribadiva ieri il presidente dei deputati, Riccardo Molinari.
Sia Romeo che Toccalini ieri hanno aperto all’iniziativa del segretario. Ben venga «una candidatura unitaria». Per poi aggiungere: comunque resto in campo. Della serie: il candidato unitario sono io. A questa considerazione, Romeo ne ha aggiunta un’altra: va bene il progetto di Lega nazionale, ma il partito inteso come «sindacato del territorio va assolutamente rafforzato». Parole al miele per gli affezionati del vecchio corso. Il congresso è in calendario il 15 dicembre. Ma la data chiave per trovare un accordo è il 1° del mese, quando gli iscritti dovranno votare i delegati, i 390 “grandi elettori” che designeranno il segretario. Non a caso Salvini già la prossima settimana potrebbe convocare i due sfidanti.
L’assise lombarda è l’antipasto del congresso nazionale, rimandato all’anno prossimo, ed è dunque decisiva per il vicepremier. Che già deve tenere a bada un partito in cui montano i malumori (soprattutto contro FI) per il percorso accidentato dell’autonomia. Ieri proprio Toccalini ha chiesto agli azzurri di «spiegare perché qualcuno ha cambiato idea» sulla riforma. Nelle stesse ore, Antonio Tajani prima sosteneva che la posizione di FI «coincide con quella della Consulta», che l’autonomia l’ha parzialmente bocciata. E poi riuniva l’osservatorio del partito per mettere a verbale: stop ai trasferimenti delle materie non Lep e la legge va rivista in Parlamento.
È in questo clima che fermentano sortite da Lega d’antan. Roberto Calderoli ieri ha detto che «il Molise non è come la Lombardia». Fontana ha sostenuto che «Milano non è Roma, noi facciamo meglio». Salvini sa quali siano gli umori nel partito. Non a caso si mostra affatto arrendevole con i soci di maggioranza, in particolare con FdI: anche ieri è tornato a chiedere il terzo mandato per Zaia, il Veneto alla Lega, magari con l’elezione rimandata alla primavera del 2026, con tutte le regionali accorpate in un turno unico. Poi ha fatto capire di avere già in testa un «nome» per il posto di sindaco di Milano, anche se mancano due anni.
Non è solo il Nord a far tribolare il “Capitano”. Ieri la capogruppo della Lega in Sicilia, Marianna Caronia, ha lasciato il partito per traslocare in Noi moderati. «Non condivido l’autonomia. E non sarò da sola». L’altra insidia resta Roberto Vannacci, il generale che oggi radunerà le sue truppe a Marina di Grosseto, per l’assemblea nazionale del suo comitato. Che prima o poi potrebbe farsi partito.