Sud, fuga dalla Lega: così si estingue il partito nazionale

In Sicilia lascia anche la capogruppo all’Ars, Marianna Caronia: “No all’autonomia”. In Calabria l’ultimo è Molinaro: “Il partito ora di estrema destra”
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Assediato dai governatori e dai dirigenti del Nord, che lo accusano di non badare più alla base storica del partito, rischia di veder svanire l’unica giustificazione che finora lo ha tenuto in sella: quella di aver portato per la prima volta nella sua storia la Lega al Sud trasformandola in un partito nazionale. Il leader del Carroccio Matteo Salvini oggi deve fare invece i conti non solo con il fallimento in termini di consensi del suo progetto allargato ma anche con una fuga di dirigenti da Roma in giù.

Decine di consiglieri regionali e amministratori locali, che dopo le clamorose Europee del 2019 con la Lega oltre al trenta per cento erano approdati nelle file del Carroccio, stanno lasciando il Capitano al suo destino. Approdando in altri lidi con il loro bottino di voti: in gran parte verso Fratelli d’Italia, ma anche in direzione forzista e Noi moderati.

Una fuga giustificata non solo con gli stessi argomenti alla base delle critiche arrivate al Capitano nell’ultimo consiglio fed…

Assediato dai governatori e dai dirigenti del Nord, che lo accusano di non badare più alla base storica del partito, rischia di veder svanire l’unica giustificazione che finora lo ha tenuto in sella: quella di aver portato per la prima volta nella sua storia la Lega al Sud trasformandola in un partito nazionale. Il leader del Carroccio Matteo Salvini oggi deve fare invece i conti non solo con il fallimento in termini di consensi del suo progetto allargato ma anche con una fuga di dirigenti da Roma in giù.

Decine di consiglieri regionali e amministratori locali, che dopo le clamorose Europee del 2019 con la Lega oltre al trenta per cento erano approdati nelle file del Carroccio, stanno lasciando il Capitano al suo destino. Approdando in altri lidi con il loro bottino di voti: in gran parte verso Fratelli d’Italia, ma anche in direzione forzista e Noi moderati.

Una fuga giustificata non solo con gli stessi argomenti alla base delle critiche arrivate al Capitano nell’ultimo consiglio federale, e cioè la deriva sovranista-trumpiana e gli attacchi alla magistratura che non hanno portato voti alle urne. Ma anche per la battaglia sull’autonomia differenziata, inconciliabile con l’elettorato meridionale. «Il progetto in discussione sull’autonomia è inaccettabile, è il momento di fare le valigie», dice Marianna Caronia, da ieri ex capogruppo del partito di Salvini all’Assemblea regionale siciliana. Una storica calamita del voto, eletta da venti anni tra Comune di Palermo e Regione e dal 2020 nel partito di Salvini: approderà tra i moderati di Maurizio Lupi e Mara Carfagna, il progetto centrista sponsorizzato dalla premier Giorgia Meloni e dalla sorella e guida di Fdi, Arianna.

Nei giorni scorsi, restando nell’isola, si sono dimessi in polemica con la linea salviniana il capogruppo al consiglio comunale di Messina Giuseppe Villari e il commissario provincia del partito a Siracusa, Vincenzo Vinciullo.

Negli ultimi dodici mesi non si contano gli addii. Nel Lazio hanno lasciato la Lega i consiglieri regionali Angelo Tripodi, al momento andato al misto, e Pino Cangemi, tornato in Forza Italia dopo la parentesi leghista. Tra gli amministratori locali un nome di peso che ha lasciato il Carroccio è quello Alessandro Grado, sindaco di Ladispoli.

Ma attenzione: nel Lazio e in Campania la slavina è in parte frenata dall’attivismo del sottosegretario Claudio Durigon e dall’ex democristiano Gianpiero Zinzi. Due moderati che coltivano il consenso paese per paese. Non a caso Salvini ha chiesto a entrambi di intervenire anche in altre regioni del Sud. Ma il loro non sarà un compito facile, perché la slavina sembra solo all’inizio.

In Abruzzo hanno lasciato la Lega Pietro Quaresimale e Luca De Renzis, ex assessori regionale non rieletti, e Nicoletta Veri, attuale assessora regionale ma adesso con la casacca di Fratelli d’Italia. In Calabria l’ultimo ad essersene andato, sbattendo la porta, è Pietro Molinaro: «La Lega ha virato verso l’estrema destra, non era accettabile e nemmeno prevedibile quando vi ho aderito nel 2019», ha detto il consigliere regionale.

In Puglia, dopo la sconfitta alle amministrative a Bari con il candidato della Lega Fabio Romito, ha lasciato il partito il segretario cittadino Pino Monaco, insieme ad alcuni consiglieri comunali e di quartiere. Nei giorni scorsi ha salutato Salvini anche il segretario del Carroccio a Foggia, Daniele Cusmai.

In Sardegna, dove il governatore uscente della Lega Christian Solinas non è stato rieletto, si è appena dimesso il commissario del partito a Sassari Vincenzo Corrias, preceduto nei mesi scorsi dall’ex assessore regionale Mario Nieddu.

Il Carroccio oggi rischia davvero di franare al Sud tornando a essere il partito lasciato da Umberto Bossi: la Lega Nord, e basta.

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