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Filo Putin e no vax: chi è Sahra Wagenknecht, la rossobruna applaudita dall’assemblea 5 stelle

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A gennaio del 2024 lancia il primo partito leaderistico della storia tedesca, talmente incentrato su di lei da chiamarsi come lei. E dimostra subito di non avere freni inibitori, nello scippare temi alla destra
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“Sahra la rossa” di rosso non ha più nulla. Lo ha dimostrato anche ieri alla costituente dei 5 Stelle quando si è esibita nello sport in cui è più abile: la guerra tra poveri. Sahra Wagenknecht aveva già rotto il tabù nella Linke, durante la crisi dei profughi del 2015. E ieri è tornata a ribadire il concetto davanti alla platea dei penstastellati: “C'è una migrazione che aiuta, ma noi abbiamo una mancanza di appartamenti, abbiamo una mancanza di insegnanti, di asili nido, questo danneggia soprattutto i più poveri”. Insomma: i migranti aiutiamoli a casa loro. E pazienza se lo dicono Salvini e persino Meloni. O in Germania, l’ultradestra Afd di Alice Weidel.

Dopo la caduta del muro di Berlino, l’ascesa vertiginosa della giovanissima Wagenknecht, peraltro figlia di un immigrato iraniano, era partita dalla sinistra radicale, dagli eredi del vecchio partito comunista della Ddr, ed è rimasta sempre un po’ fuori sincrono: stalinista negli anni 90, dopo la fine del Patto di Varsavia e cinqua…

“Sahra la rossa” di rosso non ha più nulla. Lo ha dimostrato anche ieri alla costituente dei 5 Stelle quando si è esibita nello sport in cui è più abile: la guerra tra poveri. Sahra Wagenknecht aveva già rotto il tabù nella Linke, durante la crisi dei profughi del 2015. E ieri è tornata a ribadire il concetto davanti alla platea dei penstastellati: “C'è una migrazione che aiuta, ma noi abbiamo una mancanza di appartamenti, abbiamo una mancanza di insegnanti, di asili nido, questo danneggia soprattutto i più poveri”. Insomma: i migranti aiutiamoli a casa loro. E pazienza se lo dicono Salvini e persino Meloni. O in Germania, l’ultradestra Afd di Alice Weidel.

Dopo la caduta del muro di Berlino, l’ascesa vertiginosa della giovanissima Wagenknecht, peraltro figlia di un immigrato iraniano, era partita dalla sinistra radicale, dagli eredi del vecchio partito comunista della Ddr, ed è rimasta sempre un po’ fuori sincrono: stalinista negli anni 90, dopo la fine del Patto di Varsavia e cinquant’anni dopo la svolta di Krusciov, si mette a capo di una “Piattaforma comunista”, una corrente nel partito talmente estrema da essere osservata dai servizi segreti. Soprattutto, Wagenknecht resta sempre un po’ una spina per il partito e per i vertici, tanto che già nel 2017 tenta di fondare un proprio movimento che frana rovinosamente causa esaurimento nervoso della fondatrice.

Al secondo tentativo, Wagenknecht è più fortunata. A gennaio del 2024 lancia il primo partito leaderistico della storia tedesca, talmente incentrato su di lei da chiamarsi come lei: “Alleanza Sahra Wagenknecht”, acronimo BSW. E dimostra subito di non avere freni inibitori, nello scippare temi alla destra. Anche perché l’obiettivo, soprattutto nei land dell’Est, è proprio quello di mantenere un profilo ambiguo e di rubare voti a destra e a sinistra, in tempi di estrema polarizzazione della politica.

Il suo feroce antiamericanismo diventa in tempi di guerra in Ucraina una smaccata predilezione per lo zar di Mosca, Vladimir Putin. E non avendo in realtà proprio più nulla di progressista, Wagenknecht mutua dalle destre sovraniste e postfasciste i temi più popolari, tra chi si rifiuta ormai di votare i partiti tradizionali. Chiede dunque un’amnistia per il Covid, lisciando il pelo al variegato universo no vax, che in Germania pesca a destra e a sinistra. E si lascia andare a tirate d’odio contro i verdi, il “woke” e il cosiddetto “gender".

Il suo rossobrunismo tira tantissimo: alle Europee prende un considerevole 6%, alle elezioni in tre land dell’Est supera il 10% e riesce a imporsi persino in due di essi, Brandeburgo e Turingia, per andare al governo. Ma proprio qui accade il primo, grave incidente.

Quando in Turingia la leader locale, Katja Wolf, la popolarissima ex sindaca della città dove nacque il partito socialdemocratico, Eisenach, sta per chiudere l’accordo con la Cdu, Wagenknecht lascia trapelare da Berlino che il matrimonio non si può fare senza un preambolo filorusso - un viscido accenno alla necessità che si lavori alla “pace” e alla diplomazia nel contratto di coalizione. E pazienza se le competenze sulla politica estera non sono neanche nell’iperuranio delle idee di un governatore di regione. Sono esclusivamente di competenza dei governi nazionali.

E infatti, apriti cielo: tra le due donne forti del Bsw scoppia una guerra senza esclusione di colpi che finisce con un tregua soltanto quando il governo di Olaf Scholz tracolla e il cancelliere annuncia elezioni anticipate il 23 febbraio. La necessità di serrare i ranghi in vista del voto costringe Wagenknecht a fare buon viso a cattivo gioco e ad approvare una coalizione cosiddetta delle “more”, nero-rosso-rosa, di Cdu, Spd e Bsw. E intanto Wolf ha contrattato che nel contratto ci sia un’amnistia per chi ha condanne legate al Covid, un divieto di introdurre il “gender” nelle scuole (qualsiasi cosa significhi) e persino un accenno a stazionare missili americani in Europa solo con il consenso della Germania (ma va?).

Qualche sondaggio dimostra che questo autoritarismo di Wagenknecht inizia però a incupire l’umore dei suoi elettori. Forse qualcuno è anche infastidito dalla disinvoltura con cui BSW è scesa già a patti con le odiatissime Spd e Cdu pur di accaparrarsi le prime poltrone di governo. Altri saranno anche un po’ scocciati dal disastro organizzativo: il partito ha deciso di essere selettivo nell’esame per ottenere una tessera. Ma ormai sono decine di migliaia gli interessati che stanno aspettando una risposta da mesi. E ovunque mancano strutture organizzative, uffici, e altri elementi basilari per la costruzione di una forza politica.

Nei sondaggi, Wagenknecht è crollata insomma al 4%. E se continua così, rischia alle elezioni federali del 23 febbraio di non riuscire a entrare nel Bundestag, di non raggiungere la soglia di sbarramento del 5%. A quel punto il partito Sahra la non-più-rossa rischia di trasformarsi da novità più dirompente della scena politica degli ultimi decenni a fuoco fatuo. Con buona pace dei 5Stelle.

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