Cancellato alle 16.24 del pomeriggio. A las cinco de la tarde, scriveva Garcia Lorca in memoria dell’amico torero Ignazio Sanchez Mejias, incornato nell’arena. E alle 16.24, nel palazzone dell’Eur, un anonimo notaio incravattato, collegato da remoto, incorna a morte il Fondatore, l’Elevato, l’Unico: Beppe Grillo. Si chiude così, con una slide e una percentuale letta con voce nasale, un’era della storia politica italiana: il 63,24% degli iscritti al movimento Cinquestelle ha votato per «l’eliminazione del ruolo del garante». Fine. L’ideatore della democrazia diretta dei clic ucciso con un clic. Parte l’applauso della sala, lungo, liberatorio. Dietro il palco, nella saletta vip dove si raduna la classe dirigente contiana, un anonimo riferisce: «Abbiamo fatto una ola». Chissà se anche Conte ha alzato le braccia in segno di giubilo, forse no. Ma di certo ha sorriso. Quando è andato sul palco, ha assaporato la vendetta ostendando signorilità: «Non è mai stato uno scontro tra garante e il s…
Cancellato alle 16.24 del pomeriggio. A las cinco de la tarde, scriveva Garcia Lorca in memoria dell’amico torero Ignazio Sanchez Mejias, incornato nell’arena. E alle 16.24, nel palazzone dell’Eur, un anonimo notaio incravattato, collegato da remoto, incorna a morte il Fondatore, l’Elevato, l’Unico: Beppe Grillo. Si chiude così, con una slide e una percentuale letta con voce nasale, un’era della storia politica italiana: il 63,24% degli iscritti al movimento Cinquestelle ha votato per «l’eliminazione del ruolo del garante». Fine. L’ideatore della democrazia diretta dei clic ucciso con un clic. Parte l’applauso della sala, lungo, liberatorio. Dietro il palco, nella saletta vip dove si raduna la classe dirigente contiana, un anonimo riferisce: «Abbiamo fatto una ola». Chissà se anche Conte ha alzato le braccia in segno di giubilo, forse no. Ma di certo ha sorriso. Quando è andato sul palco, ha assaporato la vendetta ostendando signorilità: «Non è mai stato uno scontro tra garante e il sottoscritto, per quanto mi riguarda. Non mi sono mai lasciato distrarre da queste questioni personali. Ho ricevuto battute velenose ma sono andato avanti pensando sempre al bene del Movimento». Non lo nomina mai direttamente, supremo distacco o supremo disprezzo. «Non mi sarei mai aspettato che il nostro garante si mettesse di trasverso ed entrasse a gamba tesa nel nostro processo costituente». Quindi, con studiata perfidia rivela: «Mi è stata anche proposta la stessa logica verticistica di decidere tutto in caminetti ristretti e a geometria variabile ma l’ho rifiutata: l’assemblea degli iscritti è sovrana».
Grillo è diventato solo «il garante» ed è stato cancellato senza una lacrima. Killing me softly, il grillicidio è un delitto con il silenziatore, non c’è nemmeno il sangue. In un attimo il signor notaio passa oltre…c’è da dare il risultato del fondamentale quesito sulla «nomina dei coordinatori territoriali affidata al Consiglio previa consultazione dei rappresentanti dei gruppi territoriali».
Grillo naturalmente lo sapeva, se lo aspettava. Si può dire che tutto l’evento Nova sia stato costruito sul presupposto di questo parricidio. Luigi XVI, prima che la ghigliottina gli staccasse la testa, fu magnanimo con i suoi assassini rivoluzionari: «Perdono i miei nemici e spero che il mio sangue sia utile ai francesi». Grillo se la cava modificando il suo stato su WhatsApp: «Da francescani a gesuiti». Un messaggio per una volta chiaro per dire che i suoi fedeli si sono venduti l’anima, hanno rinnegato il San Francesco delle origini, quello scelto come nume tutelare di un movimento fatto nascere il 4 ottobre. Senza contare che uno dei più famosi ex allievi dei gesuiti è quel Mario Draghi che Grillo assicurò essere “un vero grillino”. E così il cortocircuito è totale.
Tutto qua? Nemmeno un video? Nemmeno un post di insulti contro Conte, come fatto in passato quando disse che l’avvocato era «un azzeccagarbugli», «inadatto», «mago di Oz», «parla poco e non si capisce», «non ha né visione politica, né capacità manageriali», «non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione», «specialista in penultimatum», «faccia meno espressiva di un avatar», «ha preso più voti Berlusconi da morto che lui da vivo», «cartonato», e via andare. Dunque adesso che succede? Virginia Raggi all’Eur nemmeno si è presentata, adducendo problemi familiari. Questo ha dato la stura a mille congetture, essendo la ex sindaca di Roma tra le principali indiziate di filo-grillismo. Ci sarà un’altra scissione con Grillo, Raggi, Toninelli e Di Battista? Le voci sono queste ma forse sono solo fantasmi di una sera d’autunno. I contiani raccontano che, alla vigilia di Nova, un’agenzia di stampa scrisse che Grillo era sceso a Roma pronto a guastare la festa a Conte. Per non essere tampinato dai cronisti, aveva scelto un hotel di Roma Nord anziché il solito albergo davanti ai Fori. E, guarda caso, a Roma Nord ci abita proprio Alessandro Di Battista, che giorni fa sarebbe stato visto in un bar di Ponte Milvio insieme a una storica collaboratrice del comico genovese. Un po’ poco come trama di un giallo, ma questo è.
Un fatto è certo, per i nostalgici di Grillo da domani l’atmosfera dentro il PdC, il partito di Conte, si fa pesante. Nessuno spende una parola per difendere il garante, hanno capito tutti l’aria che tira. In serata arriva alle agenzie una nota del senatore Pietro Lorefice, contiano di ferro. Vagamente minaccioso: «Le chiacchiere da oggi stanno a zero, ma ciò che non dimentico è il momento in cui il movimento aveva bisogno di unità più che mai, e si è ritrovato con inutili divisioni e spaccature interne». Vae victis, guai ai vinti.