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Nuova scure del governo sulle toghe: “Astensione dai processi, se parlano”

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La norma è al vaglio del cdm. Mattarella potrebbe partecipare al prossimo Csm
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L’accordo arriva oggi al tavolo del Consiglio dei ministri e inaugura un’altra settimana segnata dal braccio di ferro sulla giustizia. Il governo pronto a fissare azioni disciplinari per quei magistrati che dovessero commentare scelte politiche o leggi sulle stesse materie per le quali sono chiamati a esprimersi. Nuove tensioni che rischiano di accrescere l’irritazione del capo dello Stato Mattarella, che presiede il Consiglio superiore della magistratura. Già trapelata dopo le parole pronunciate dal suo vice, Fabio Pinelli, venerdì scorso a Firenze al fianco del ministro Nordio e del sottosegretario Mantovano: in quel caso, contro i magistrati che esondano in valutazioni soggettive invece di applicare le leggi. Il clima insomma resta teso, al punto che non è escluso che Mattarella possa decidere di presiedere il prossimo plenum a Palazzo Bachelet.

Oggi si discute invece nel cdm di una norma redatta ad hoc e inserita in decreto legge dopo il furioso scontro tra politica e giustizia,…

L’accordo arriva oggi al tavolo del Consiglio dei ministri e inaugura un’altra settimana segnata dal braccio di ferro sulla giustizia. Il governo pronto a fissare azioni disciplinari per quei magistrati che dovessero commentare scelte politiche o leggi sulle stesse materie per le quali sono chiamati a esprimersi. Nuove tensioni che rischiano di accrescere l’irritazione del capo dello Stato Mattarella, che presiede il Consiglio superiore della magistratura. Già trapelata dopo le parole pronunciate dal suo vice, Fabio Pinelli, venerdì scorso a Firenze al fianco del ministro Nordio e del sottosegretario Mantovano: in quel caso, contro i magistrati che esondano in valutazioni soggettive invece di applicare le leggi. Il clima insomma resta teso, al punto che non è escluso che Mattarella possa decidere di presiedere il prossimo plenum a Palazzo Bachelet.

Oggi si discute invece nel cdm di una norma redatta ad hoc e inserita in decreto legge dopo il furioso scontro tra politica e giustizia, a valle dei mancati sì dei giudici sui trattenimenti dei migranti e del conseguente flop della missione Albania. Bersaglio della destra è stata per settimane la giudice Silvia Albano, “rea” di aver negato la convalida di quei trasferimenti dopo aver pubblicamente espresso riserve sul decreto del governo: oggi è sotto tutela per le minacce ricevute. Ebbene, l’articolo 4 del decreto legge in materia di giustizia passato in pre-consiglio imporrebbe in casi analoghi l’astensione «per gravi ragioni di convenienza».

«Sarà il Cdm come sempre ad assumere decisioni. Ma che i giudici non possano più fare politica e poi esprimersi sullo stesso ambito, questo è sacrosanto. Nelle loro mani c’è la libertà di tutti», spiegano a Repubblica fonti del ministero dalla Giustizia.

Contro la nuova norma prende posizione l’altra toga nel mirino: Stefano Musolino, segretario di Md e procuratore aggiunto a Reggio Calabria, per il quale i consiglieri della destra in Csm chiedono una pratica per incompatibilità. «I magistrati ragionano della legge e della sua applicazione anche in modo critico con avvocati e accademia – spiega - Inaccettabile trasformare tale partecipazione in un dovere di astenersi, pena la minaccia di sanzioni».

Giudici di sinistra? Non proprio, se anche un moderato come Ernesto Carbone, laico (e renziano) del Csm è possibilista sul merito, ma severo nel coglierne la strumentalità: «Quello della continenza è un discorso complesso. Ma allora la norma non è urgente, e va scritta meglio. Inserirla adesso in un decreto ha tutto il sapore dell’atto ritorsivo. Il contrario di ciò che ci chiede il presidente Mattarella».

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