Milano — Per la prima volta il golden power irrompe nel settore finanziario italiano. A evocarlo a gran voce è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in reazione alla notizia di un’offerta pubblica lanciata da Unicredit su un’altra banca italiana, sempre con sede a Milano, il Banco Bpm. Appello che però stride con le recenti dichiarazioni del ministro Adolfo Urso e del sottosegretario Alfredo Mantovano che hanno descritto un uso dello strumento molto prudente da parte del governo, per non disincentivare gli investimenti diretti dall’estero. Su 661 operazioni notificate nel 2024, 25 hanno dato origine a prescrizioni e solo 2 sono state vietate.
Utilizzare il golden power signifca mettere in campo poteri speciali, introdotti per la prima volta nel 2012, per consentire allo Stato di intervenire in operazioni che riguardano settori strategici per il paese. L’ambito di applicazione di questi poteri, cioé i settori considerati strategici, sono stati ampliati nel 2020 dal govern…
Milano — Per la prima volta il golden power irrompe nel settore finanziario italiano. A evocarlo a gran voce è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in reazione alla notizia di un’offerta pubblica lanciata da Unicredit su un’altra banca italiana, sempre con sede a Milano, il Banco Bpm. Appello che però stride con le recenti dichiarazioni del ministro Adolfo Urso e del sottosegretario Alfredo Mantovano che hanno descritto un uso dello strumento molto prudente da parte del governo, per non disincentivare gli investimenti diretti dall’estero. Su 661 operazioni notificate nel 2024, 25 hanno dato origine a prescrizioni e solo 2 sono state vietate.
Utilizzare il golden power signifca mettere in campo poteri speciali, introdotti per la prima volta nel 2012, per consentire allo Stato di intervenire in operazioni che riguardano settori strategici per il paese. L’ambito di applicazione di questi poteri, cioé i settori considerati strategici, sono stati ampliati nel 2020 dal governo Conte, durante la pandemia, quando si temevano attacchi dall’estero. E così oltre a difesa e sicurezza nazionale, comunicazioni, trasporti, energia, servizi di comunicazione elettronica a banda larga, ne sono stati aggiunti altri tra cui anche il settore finanziario, compreso il credito e le assicurazioni.
Dunque qualsiasi società, anche con sede nella Ue, che voglia prendere il controllo di un’altra azienda strategica, deve comunicarlo alla presidenza del Consiglio dei ministri che dovrà decidere se applicare i poteri speciali o meno. Quindi Unicredit, se andrà avanti con la sua offerta sul Banco Bpm, dopo aver incassato il via libera della Banca d’Italia e dell’Antitrust, dovrà avere il disco verde anche dal governo. I cui poteri di intervento, però, in questo caso, sembrano assai limitati, visto che la sfera naturale è quella del pregiudizio alla sicurezza e all’ordine pubblico. È però vero che altri paesi hanno cercato di allargare le maglie dei possibili interventi adducendo a «motivi imperativi di interessi generali» per uno Stato, dove in pratica si può infilare di tutto, dalla sanità alla stabilità finanziaria (che potrebbe essere il caso di Unicredit). Ma la Corte di giustizia Ue ha a sua volta posto dei limiti dicendo che l’interesse generale deve essere interpretato “restrittivamente” tenendo presente il limite della “ragionevolezza” e della “proporzionalità”.
Insomma, al di là della notifica obbligatoria, l’utilizzo di poteri speciali sull’acquisto di una banca italiana da parte di un’altra banca italiana, prospettando rischi per la stabilità finanziaria, sembra impresa ardua. Forse ci sarebbe più spazio di intervento sull’altra operazione emersa lunedì, quella di una società al 50% tra Generali e il gruppo francese Natixis nel business del risparmio gestito. Un socio francese, benché della Ue, che prenda decisioni di investimento sul risparmio degli italiani, potrebbe evocare rischi sulla stabilità del sistema italiano.
Ma se Giorgetti volesse comunque fare un primo passo, facendo entrare la politica nel perimetro dell’operazione Unicredit, potrebbe convocare il Cicr (il Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio), a cui la legge attribuisce l’alta vigilanza in materia di credito e di tutela del risparmio. Al Cicr partecipano oltre a Giorgetti, i ministri Lollobrigida, Urso, Salvini ed è invitato il governatore della Banca d’Italia. Dal Cicr potrebbe partire un’iniziativa volta a capire meglio i contorni dell’operazione architettata da Andrea Orcel affinché non sia nell’esclusivo interesse degli azionisti ma anche dei correntisti e dei risparmiatori.
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