M5S, il dispetto di Grillo con una pec fa ripetere il voto
di Matteo PucciarelliMilano — È una battaglia politica fatta coi codicilli: Beppe Grillo si appella alla lettera “i” dell’articolo 10 dello statuto del M5S e via pec al Comitato di garanzia chiede la ripetizione del voto della base del Movimento che lo ha detronizzato dal ruolo di garante. La consultazione si rifarà a stretto giro, questioni di giorni, ma adesso Giuseppe Conte dirà questo agli attivisti: o me o il fondatore, e se per l’ex premier andrà male allora chissà, potrebbe nascere davvero un altro partito.
L’assemblea costituente romana del M5S di sabato e domenica si era conclusa con le determinazioni degli iscritti, tra cui la scelta di togliere la figura del garante. Un ruolo onorifico, ma anche con poteri speciali ritagliati su misura attorno a co…
Milano — È una battaglia politica fatta coi codicilli: Beppe Grillo si appella alla lettera “i” dell’articolo 10 dello statuto del M5S e via pec al Comitato di garanzia chiede la ripetizione del voto della base del Movimento che lo ha detronizzato dal ruolo di garante. La consultazione si rifarà a stretto giro, questioni di giorni, ma adesso Giuseppe Conte dirà questo agli attivisti: o me o il fondatore, e se per l’ex premier andrà male allora chissà, potrebbe nascere davvero un altro partito.
L’assemblea costituente romana del M5S di sabato e domenica si era conclusa con le determinazioni degli iscritti, tra cui la scelta di togliere la figura del garante. Un ruolo onorifico, ma anche con poteri speciali ritagliati su misura attorno a colui che 15 anni fa diede vita ai 5 Stelle. Su 89 mila aventi diritto, si erano espressi in 54.400. Era necessario il quorum del 50 per cento più uno, ampiamente superato. Dei 54.400, 34.400 avevano detto sì alla soppressione del ruolo, voto accolto con un applauso scrosciante dai presenti al Palazzo dei congressi dell’Eur.
Così Grillo, che aveva scelto di non farsi vedere dal vivo, ha scelto di rispondere per via burocratica, sfruttando il super potere che gli offre lo statuto: «Entro cinque giorni dalla pubblicazione dei risultati sul sito dell’associazione delle votazioni aventi ad oggetto le modifiche del presente statuto e/o della carta dei principi e dei valori, il garante può chiedere la ripetizione della votazione che, in tal caso, s’intenderà confermata solo qualora abbiano partecipato alla votazione almeno la metà più uno degli iscritti aventi diritto al voto». Detto fatto, neanche passate 24 ore. Al comico sono andate di traverso le dichiarazioni di giubilo dei suoi “ragazzi”, rivoltati contro il padre. Qual è la strategia? Basta che i quasi 16 mila che hanno votato “no” all’eliminazione della figura del garante alla prossima consultazione si astengano: significherebbe non raggiungere il quorum, quindi tutto resterebbe cristallizzato.
In via di Campo Marzio non l’hanno presa benissimo: «Grillo ha appena avviato un estremo tentativo di sabotaggio: ha chiesto di rivotare, invocando una clausola feudale che si trascinava dal vecchio statuto. Insomma, è passato dalla democrazia diretta al “qui comando io” e se anche la maggioranza vota contro di me non conta niente», è il commento via social di Conte. L’ex presidente del Consiglio adesso giocherà la carta fine del mondo, per così dire. Ha davanti qualche giorno per convincere gli iscritti a tornare a votare, a farlo in massa, e stavolta per chiudere senza appello la questione Grillo. «Ora basta, o l’uno o l’altro, nessuna mediazione», ha promesso parlando coi suoi. Lo stesso diranno diversi big del M5S, facendo intendere che se il fondatore vincerà la sua sfida “conservatrice” allora i contiani lasceranno baracca e burattini. Per questo i vertici dei 5 Stelle sono convinti che alla fine il replay richiesto da Grillo si trasformi in un boomerang, un atto di forza che nega il valore di un voto democratico.
Solo che da Genova e dintorni non ritengono realmente democratiche le votazioni avvenute. I 160 mila iscritti di aprile sono scesi a quasi 90 mila, dopo aver depennato coloro che non utilizzavano più il portale del M5S. Una mossa per abbassare il quorum e facilitare il via libera al “parricidio”, è l’accusa fatta a Conte da Grillo. Il comico è convinto di detenere il simbolo. «È suo», assicura Danilo Toninelli, e anche lì potrebbero nascere contenziosi. Il garante «ci sta dicendo che non conta più la regola democratica “uno vale uno”, perché c’è uno che vale più di tutti gli altri messi assieme», denuncia Conte: «Il ruolo dell’azzeccagarbugli lo lascio quindi a Grillo». Il rilancio delle 5 Stelle auspicato dal leader è quindi rimandato a data da destinarsi.