✕

I 5Stelle tornano al voto sulla cacciata di Grillo: la battaglia del quorum

Il presidente del M5S Giuseppe Conte e Beppe Grillo (Rai1 Cinque minuti)

 (agf)

Ascolta l'audio

Le consultazioni online dal 5 all’8 dicembre. Secondo Davide Casaleggio, il M5S «si è allontanato così tanto dai suoi principi» che lasciarlo in mano a Conte sarebbe «come fare la Coca-Cola blu»
2 minuti di lettura

MILANO — Quattro giorni di votazione online, come per la prima consultazione, dal 5 all’8 dicembre. Quando gli 89 mila aventi diritto, iscritti al M5S, dovranno decidere se confermare o meno la rimozione del ruolo di garante dallo statuto del partito: tradotto, se ridire sì alla cacciata di Beppe Grillo. Anche stavolta servirà che voti almeno il 50 per cento della platea, pena l’annullamento di entrambe le votazioni. Nella battaglia per il quorum Giuseppe Conte si gioca il tutto per tutto: dovesse andar male, le sue dimissioni dalla guida dei 5 Stelle sarebbero certe, o quasi.

«Con Grillo finiremo in tribunale? Ho smesso di fare l’avvocato. I cavilli li lasciamo al fondatore che predicava la democrazia...», ironizza l’ex premier. E il simbolo? «È del M5S, no…

MILANO — Quattro giorni di votazione online, come per la prima consultazione, dal 5 all’8 dicembre. Quando gli 89 mila aventi diritto, iscritti al M5S, dovranno decidere se confermare o meno la rimozione del ruolo di garante dallo statuto del partito: tradotto, se ridire sì alla cacciata di Beppe Grillo. Anche stavolta servirà che voti almeno il 50 per cento della platea, pena l’annullamento di entrambe le votazioni. Nella battaglia per il quorum Giuseppe Conte si gioca il tutto per tutto: dovesse andar male, le sue dimissioni dalla guida dei 5 Stelle sarebbero certe, o quasi.

«Con Grillo finiremo in tribunale? Ho smesso di fare l’avvocato. I cavilli li lasciamo al fondatore che predicava la democrazia...», ironizza l’ex premier. E il simbolo? «È del M5S, non di Grillo», aggiunge. Il fondatore per adesso ha scelto di giocare la battaglia, politica e personale, sul piano regolamentare. Non si è espresso nei giorni che precedevano l’assemblea costituente a Roma, non si è fatto vedere all’Eur, né si è fatto vivo pubblicamente dopo. In compenso ha inviato via pec la richiesta di rivotare, facoltà che lo statuto gli riconosce.

Grillo non si fida del sistema di voto e infatti pretende anche un comitato di supervisione delle operazioni online, o di un sistema di certificazione della votazione sul web. Questo per dire il livello di disistima che intercorre sulla linea Genova-Roma. Solo che la mossa del garante — sfiduciato con 34.400 detto sì su 54.400 voti — rischia di trasformarsi in boomerang. Se n’è parlato diffusamente al consiglio nazionale del M5S ieri, due ore e mezza di riunione. Dove anche la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, unica dirigente di peso che ha speso parole di vicinanza a Grillo in queste settimane, ha mostrato un certo stupore per una richiesta che ha di fatto voluto cancellare «due bei giorni di partecipazione».

Il calcolo di Grillo è semplice: basta che i quasi 16 mila che hanno votato “no” all’eliminazione del garante alla prossima si astengano. Significherebbe non raggiungere il quorum e tutto resterebbe cristallizzato. Ma Conte si è convinto che lo “scippo” del garante finisca per sortire l’effetto opposto, «avremo anche più votanti». Intanto è già partito l’hashtag social #IoRiVoto. In via di Campo Marzio si pensa che Grillo voglia solo portare il M5S all’estinzione: l’effetto finale della sua vittoria sarebbe gettare nel caos il Movimento. Secondo Davide Casaleggio, il M5S «si è allontanato così tanto dai suoi principi» che lasciarlo in mano all’ex premier sarebbe «come fare la Coca-Cola blu, non ha senso», le sue parole ieri a Roma alla presentazione di un libro. Ma è uno scontro dove la politica si fa fatica a trovarla, non fosse altro che Grillo finora ha parlato più con lettere degli avvocati che in altro modo.

Leggi i commenti