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Lo scontro sul canone Rai paralizza la manovra, Forza Italia diserta il cdm

La sede Rai di Roma

 (agf)

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La Lega insiste con un emendamento al dl fisco in Senato, gli azzurri bloccano i lavori e chiedono il ritiro. Salvini rilancia la flat tax. L’esecutivo teme inciampi in Aula
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Roma — Divisivo, per Forza Italia. Doveroso nell’idea dei leghisti. Il canone Rai spacca la maggioranza. Svela i buchi dell’accordo sulla manovra tra la premier Giorgia Meloni e i due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Tutto da rifare.

Non sono passate neppure diciotto ore dal comunicato che annunciava l’intesa sulle «proposte condivise da tutte le forze politiche della maggioranza» che al Senato prende forma la prima crepa. Dentro al decreto fiscale, il provvedimento che accompagna la legge di bilancio. Lo scontro si consuma sulle sorti dell’emendamento del Carroccio che chiede la proroga, per il 2025, della riduzione del contributo in bolletta per la tv pubblica, da 90 a 70 euro. La commissione Bilancio è chiamata al voto. Ma la seduta non comincerà mai. L’ufficio di presidenza si riunisce per cercare un’intesa sui lavori.

I due senatori azzurri, Dario Damiani e Claudio Lotito, sbottano: «Il taglio del canone non è nell’accordo siglato ieri». La Lega annusa lo sgambetto. Si…

Roma — Divisivo, per Forza Italia. Doveroso nell’idea dei leghisti. Il canone Rai spacca la maggioranza. Svela i buchi dell’accordo sulla manovra tra la premier Giorgia Meloni e i due vice, Antonio Tajani e Matteo Salvini. Tutto da rifare.

Non sono passate neppure diciotto ore dal comunicato che annunciava l’intesa sulle «proposte condivise da tutte le forze politiche della maggioranza» che al Senato prende forma la prima crepa. Dentro al decreto fiscale, il provvedimento che accompagna la legge di bilancio. Lo scontro si consuma sulle sorti dell’emendamento del Carroccio che chiede la proroga, per il 2025, della riduzione del contributo in bolletta per la tv pubblica, da 90 a 70 euro. La commissione Bilancio è chiamata al voto. Ma la seduta non comincerà mai. L’ufficio di presidenza si riunisce per cercare un’intesa sui lavori.

I due senatori azzurri, Dario Damiani e Claudio Lotito, sbottano: «Il taglio del canone non è nell’accordo siglato ieri». La Lega annusa lo sgambetto. Si fa vedere il presidente della commissione Finanze, Massimo Garavaglia. Chiede conto dell’atteggiamento degli alleati sulle riformulazioni di alcuni emendamenti che riguardano la Lombardia. I forzisti rilanciano: «Allora fate passare anche qualche proposta delle nostre», ribatte Damiani. Garavaglia si sfoga anche contro FdI: «C’è una pervicacia da parte di Fratelli nell’attaccare la Lombardia sulla sanità», con emendamenti sul payback sanitario che «fanno danno alla Regione», e da parte di Forza Italia c’è la stessa pervicacia ad «attaccare la Regione Lombardia sul trasporto pubblico locale... Ma non capisco perché, governiamo insieme».

L’orologio di Palazzo Madama segna le tre e mezza del pomeriggio, l’ora della convocazione della commissione. Il presidente Nicola Calandrini allarga le braccia: «Aspettiamo Ciriani». L’attesa per il ministro dei Rapporti con il Parlamento viene colmata da Forza Italia con un nuovo affondo nei confronti dei leghisti. Sempre sul canone. «Noi continuiamo a manifestare la nostra contrarietà», incalza Damiani. Sa, il senatore di FI, che il suo voto è decisivo, insieme a quello di Lotito. Senza i due azzurri, il governo va sotto. Di fronte a questa possibilità, è sempre Damiani a proporre alla Lega di ritirare l’emendamento: «È la soluzione migliore». Ma dalle retrovie Matteo Salvini detta la linea ai suoi parlamentari: nessun ritiro, si va avanti. Se il partito di Antonio Tajani forzerà la mano, allora si assumerà la responsabilità dell’incidente parlamentare davanti agli italiani, è il ragionamento. Corsara, la Lega. È il suo leader a dirsi soddisfatto per «una manovra che aumenta gli stipendi a 15 milioni di lavoratrici e lavoratori». Ma poi continua a rivendicare misure che non sono previste: «Se ci sarà ancor più impegno sui lavoratori autonomi con la crescita della flat tax e sul tema pensioni, aiutando l’uscita dal lavoro anticipatamente rispetto alla Fornero, noi siamo molto contenti».

Quando Ciriani arriva al Senato, Damiani si precipita dal ministro per invitarlo a portare la questione irrisolta del canone alla riunione del consiglio dei ministri che sta per iniziare a Palazzo Chigi. Ma dopo un rapido confronto con i leghisti, prima di imboccare l’ascensore per recarsi a Chigi, Ciriani si affida a un vago (e scaramantico) «speriamo». Al tavolo presieduto dalla premier, i ministri di Forza Italia però non si presentano. Sono clamorosamente assenti, tutti e 5: Gilberto Pichetto Fratin, Maria Elisabetta Casellati, Anna Maria Bernini e Paolo Zangrillo, oltre a Tajani impegnato al G7 Esteri di Fiuggi. Ufficiosamente, raccontano da FI, per le perplessità sul decreto giustizia e cybersecurity. Ma pesa anche l’insoddisfazione sulla manovra.

Il cdm si conclude senza neppure un accenno al canone. Salta così anche la seduta della commissione Bilancio fissata alle sette di sera. In ambienti di maggioranza intanto circola la voce di un intervento del Colle sull’omogeneità del decreto. Lotito viene informato della possibile esclusione dell’emendamento, a sua firma, che introduce uno scudo penale per i reati fiscali minori. L’ennesimo intoppo per la destra. I senatori vengono riconvocati per stamattina alle dieci. In attesa che i nodi vengano sciolti altrove.

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