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Mattarella e il monito alla politica sull’ambiente: “Serve prevenzione non si può più sottovalutare”

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Il capo dello Stato ad Alessandria ricorda l’alluvione del 1994 con 70 morti: “Le tragedie lasciano tracce irreversibili nelle persone. Se si interviene alterando l’ordine naturale del territorio si va incontro a eventi imprevedibili. È anche un esigente appello al senso di comunità e alla responsabilità di quanti ne hanno titolo”.
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ALESSANDRIA – La natura “presenta il conto all’incuria dell’uomo”. Perché i disastri ambientali non sono fatti straordinari. Non si possono più sottovalutare. “Appare poco previdente – scandisce Sergio Mattarella in questo teatro pieno di sindaci col tricolore – evocare, ogni volta, la straordinarietà dei fatti che tendono, invece, prepotentemente a riproporsi per giustificare noncuranza verso una visione adeguata di lungo periodo”.

È ad Alessandria trent’anni dopo l’alluvione del novembre 1994 che mise in ginocchio il Piemonte: settanta morti, 500 feriti, migliaia e migliaia di sfollati. Non c’era internet, niente social, i fax con gli allarmi furono recapitati nel week end, con gli uffici chiusi. E Mattarella è venuto per lanciare un monito alla classe politica invitandola ad un’assunzione di responsabilità. Ad avere pensieri lunghi, a non minimizzare. “Bisogna guardare alla prevenzione dei rischi, con una visione di lungo periodo, analoga all’andamento dell’evoluzione degli eventi …

ALESSANDRIA – La natura “presenta il conto all’incuria dell’uomo”. Perché i disastri ambientali non sono fatti straordinari. Non si possono più sottovalutare. “Appare poco previdente – scandisce Sergio Mattarella in questo teatro pieno di sindaci col tricolore – evocare, ogni volta, la straordinarietà dei fatti che tendono, invece, prepotentemente a riproporsi per giustificare noncuranza verso una visione adeguata di lungo periodo”.

È ad Alessandria trent’anni dopo l’alluvione del novembre 1994 che mise in ginocchio il Piemonte: settanta morti, 500 feriti, migliaia e migliaia di sfollati. Non c’era internet, niente social, i fax con gli allarmi furono recapitati nel week end, con gli uffici chiusi. E Mattarella è venuto per lanciare un monito alla classe politica invitandola ad un’assunzione di responsabilità. Ad avere pensieri lunghi, a non minimizzare. “Bisogna guardare alla prevenzione dei rischi, con una visione di lungo periodo, analoga all’andamento dell’evoluzione degli eventi naturali. Non basta proporsi di mitigare le avversità. Non sarebbe un proposito all’altezza delle attese e delle esigenze”. E poi aggiunge: “Le risorse del pianeta non sono infinite”. Nella comunità internazionale la consapevolezza sui rischi ambientali “è inadeguata”.

Fa freddo. Nebbia e pioggia, un cielo come in un romanzo di Simenon. I bambini sventolano i tricolori quando il capo dello Stato visita il monumento al ponte Meier dedicato ai tanti volontari che si prodigarono in quei giorni in cui il Tanaro esondò al punto di coprire il salotto della città con due metri acqua. I morti, in città, furono 13. “Ho ritrovato mia figlia dopo due giorni di ricerche”, scrisse Giorgio Bocca su Repubblica. Era domenica. Si doveva giocare Alessandria-Bologna, serie C. Umberto Bossi minacciò la crisi del governo Berlusconi. Un mese dopo mantenne la promessa. I fantastici anni Novanta. Poi arrivò l’alluvione.

“Una ferita ancora aperta”, dice il governatore Cirio. “Io avevo 19 anni, fu il passaggio alla vita adulta”, ricorda il sindaco Pd della città, Abonante. “Il prefetto mi chiese: di cosa avete bisogno?”, ti racconta don Ivo Piccinini. “Abbiamo freddo” risposi. “E arrivarono 700 deumidificatori”. “Anche gli agiati, che avevano perso tutto, fecero la fila, per un pasto caldo”. Si coglie nel suo ricordo uno strazio che non è mai passato.

E questa è vicenda straziante, solo che da allora è diventata ricorrente. “Le tragedie lasciano tracce irreversibili nel cuore e nella mente delle persone, nei luoghi. Dopo una catastrofe nulla è più come prima”, dice Mattarella di fronte ai duecento sindaci riuniti nel teatro cittadino. “Addomesticare l’ambiente è una sfida affascinante, ma se si interviene alterando l’ordine naturale del territorio, senza cautele, si va incontro a eventi imprevedibili. È anche un esigente appello al senso di comunità e alla responsabilità di quanti ne hanno titolo”.

“Fare memoria, non dobbiamo rimuoverla”, ammonisce. Bisogna avere cura di sé. Non riguarda anche le nostre vite, averne rispetto?

Si è sempre dentro una contraddizione: i disastri sono figli dell’incuria, delle nostre furbizie, ma allo stesso è nelle tragedie che gli italiani danno il meglio di sé. “È l’Italia che non si arrende”, precisa il capo dello Stato, citando “l’esercito dei sindaci, gli angeli del fango, siamo orgogliosi della nostra Protezione civile”.

La sicurezza dei cittadini va tutelata anche dopo gli interventi dispiegati immediatamente per salvare vite. Quando l’eco degli avvenimenti drammatici scompare dalle cronache non vi devono essere pause o intervalli nel porre in sicurezza i territori e garantire fiducia e serenità alle popolazioni per sospingere la ripresa della vita”.Poi allarga lo spettro. Fuori dai nostri angusti confini. C’è nella comunità internazionale “un’inadeguata consapevolezza di quel che sta accadendo nel mondo” sul piano ambientale, su quello che i guasti del clima provocano. “E il clima di scontro, determinato dalle guerre, accantona la preminenza dei problemi reali delle persone, dei popoli, a vantaggio di antistoriche logiche di potenza”.Il Piemonte del 1994 è purtroppo diventato troppo spesso pane quotidiano. La politica non può fare spallucce. Ciascuno faccia la sua parte, specialmente chi ha potere. I sindaci escono pensierosi nella foschia.

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