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Canone Rai, i sospetti della premier sul pressing dei Berlusconi e l’incubo del rimpasto

Giorgia Meloni

 

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Gli interessi del colosso Mediaset sullo sfondo della partita politica. Tajani adesso punta a un ministero di peso da gennaio
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ROMA — Non è la prima volta, ma per Giorgia Meloni quest’ultima battaglia è diversa. Più allarmante del passato. La resistenza di Antonio Tajani sul canone è strenua, apparentemente incrollabile. E siccome il rapporto tra la presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri è ottimo fin dall’inizio dell’esperienza di governo, qualcosa non torna. O meglio, è il solito spettro che agita ciclicamente Palazzo Chigi: la famiglia Berlusconi. Il bersaglio dei sospetti del passato, delle angosce del presente. L’unica variabile che crea agitazione al vertice del melonismo, in queste ore. Perché sulla carta in grado di scardinare equilibri altrimenti solidissimi.

Raccontano fonti del cerchio magico di Fratelli d’Italia che da un paio di giorni le sorelle Meloni sono tornate a lamentarsi con insistenza degli eredi del Cavaliere. Perché intravedono dietro al conflitto sul canone – e allo smarcamento azzurro sul dossier Unicredit – il profilo ingombrante della dinastia di Arcore. Rispetto al pas…

ROMA — Non è la prima volta, ma per Giorgia Meloni quest’ultima battaglia è diversa. Più allarmante del passato. La resistenza di Antonio Tajani sul canone è strenua, apparentemente incrollabile. E siccome il rapporto tra la presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri è ottimo fin dall’inizio dell’esperienza di governo, qualcosa non torna. O meglio, è il solito spettro che agita ciclicamente Palazzo Chigi: la famiglia Berlusconi. Il bersaglio dei sospetti del passato, delle angosce del presente. L’unica variabile che crea agitazione al vertice del melonismo, in queste ore. Perché sulla carta in grado di scardinare equilibri altrimenti solidissimi.

Raccontano fonti del cerchio magico di Fratelli d’Italia che da un paio di giorni le sorelle Meloni sono tornate a lamentarsi con insistenza degli eredi del Cavaliere. Perché intravedono dietro al conflitto sul canone – e allo smarcamento azzurro sul dossier Unicredit – il profilo ingombrante della dinastia di Arcore. Rispetto al passato, però, la lettura è più complessa. La presidente del Consiglio, secondo le stesse fonti, non ritiene le tensioni delle ultime ore figlie di un “ordine” diretto dei Berlusconi. Sarebbe piuttosto Tajani ad essere costretto per ragioni politiche e di tenuta interna ad interpretare la sensibilità del “partito azienda”. In altri termini, il leader di Forza Italia - che anche in passato ha mostrato di muoversi con un margine di autonomia - sarebbe tornato alla carica, anche per anticipare pericolosi scavalcamenti della “famiglia”. Con l’obiettivo di provare a bloccare una misura che potrebbe avere effetti diretti e indiretti nefasti su Mediaset.

Quelli diretti riguarderebbero l’eventuale modifica dei tetti pubblicitari a favore della Rai e a danno di Mediaset, in modo da compensare la riduzione degli introiti di viale Mazzini: perché questo avvenga, però, servirebbe una modifica della “legge Gasparri”. Un intervento politicamente delicato, va detto. Anche solo l’ipotesi basterebbe a mettere pressione sull’azienda fondata dal Cavaliere. L’effetto indiretto riguarda invece l’eventualità che si inneschi una concorrenza al ribasso sui prezzi di vendita della pubblicità da parte della Rai, con ricadute altrettanto negative sul Biscione. È quello che sarebbe già accaduto nel corso del 2024, riferiscono fonti vicine alla premier, a causa del taglio del canone deciso nell’ultima legge di bilancio.

Certo è che per molte ore Tajani mostra di resistere ai tentativi di mediazione di Palazzo Chigi. Con Meloni, a sua volta, obbligata a gestire una sfida tra i suoi due vicepremier. Se l’azzurro sgomita, anche Matteo Salvini pare intenzionato a rilanciare. Preme sulla presidente del Consiglio, insiste. E la costringe a cambiare linea nel corso di un pomeriggio. In un primo momento, infatti, la leader offre una sponda a Tajani. Ma quando il ministro degli Esteri rifiuta l’ultimo compromesso dell’instancabile mediatore Luca Ciriani (un fondo congelato destinato a coprire in seguito l’eventuale taglio del canone), allora si schiera con la Lega: non intende infatti regalare al Carroccio la bandiera di questa mini sforbiciata fiscale.

E d’altra parte, non c’è soltanto il ruolo della famiglia Berlusconi e la disfida per l’imposta sulla tv ad alimentare i sospetti della premier nei confronti di Forza Italia. Pesa in queste ore la convinzione che Tajani si muova con questa decisione perché ormai determinato ad aprire la partita del rimpasto, con l’obiettivo di affermare il sorpasso del suo partito ai danni della Lega. Strappando innanzitutto il ministero per gli Affari europei lasciato vacante da Raffaele Fitto, entrato a far parte della nuova commissione di Ursula von der Leyen.

L’ipotesi che venga affidato al meloniano Edmondo Cirielli è sgradita agli azzurri. In realtà, pare che le mire dei berlusconiani siano ancora più ambiziose: dovesse saltare la poltrona di ministro di Daniela Santanchè, FI potrebbe chiedere un restyling complessivo dell’esecutivo. Se dovesse innescarsi una girandola di poltrone, punterebbe a un ministero di prima fascia: la Giustizia, gli Interni o il Made in Italy e imprese.

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