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Nicola Biondo: “Beppe ormai è perdente. Conte ceda il simbolo, non lo rappresenta”

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L’ex capo della comunicazione M5s: “Nella destra c’è la Lega di Salvini, e nel campo progressista ci sarà una specie di Lega, il partito dell’ex premier”
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«Conte non rappresenta il Movimento 5 Stelle ed è per questo che dovrebbe abbandonare il simbolo. E Grillo non è più un brand che può raccogliere consensi». Nicola Biondo, capo della comunicazione M5s alla Camera quando i grillini sono arrivati in Parlamento e autore del libro Il sistema Casaleggio, considera l’ex premier «neanche un lontano parente» del Movimento.

Gli iscritti hanno chiesto di modificare il simbolo M5s, Grillo però lo rivendica e ha chiesto di rivotare. Chi ha il diritto di accaparrarsi il contrassegno?

«A me sembra normale che Conte abbandoni il brand M5s».

Perché?

«Lui non viene da questa storia, è stato catapultato dentro. Per cui mi sembrerebbe naturale che questa diatriba, tra Conte e Grillo, finisca in questo modo».

Il contrassegno dunque è di Grillo?

«Anche Grillo è un brand perdente ormai. In realtà questa scissione potrebbe giovare a Conte, che dovrebbe fondare un suo partito con un suo simbolo e lasciare quello M5s al garante».

Perché allora Conte insiste t…

«Conte non rappresenta il Movimento 5 Stelle ed è per questo che dovrebbe abbandonare il simbolo. E Grillo non è più un brand che può raccogliere consensi». Nicola Biondo, capo della comunicazione M5s alla Camera quando i grillini sono arrivati in Parlamento e autore del libro Il sistema Casaleggio, considera l’ex premier «neanche un lontano parente» del Movimento.

Gli iscritti hanno chiesto di modificare il simbolo M5s, Grillo però lo rivendica e ha chiesto di rivotare. Chi ha il diritto di accaparrarsi il contrassegno?

«A me sembra normale che Conte abbandoni il brand M5s».

Perché?

«Lui non viene da questa storia, è stato catapultato dentro. Per cui mi sembrerebbe naturale che questa diatriba, tra Conte e Grillo, finisca in questo modo».

Il contrassegno dunque è di Grillo?

«Anche Grillo è un brand perdente ormai. In realtà questa scissione potrebbe giovare a Conte, che dovrebbe fondare un suo partito con un suo simbolo e lasciare quello M5s al garante».

Perché allora Conte insiste tanto per tenere il simbolo?

«Un po’ machiavellico il professore lo è. Ma se cambiasse anche nome significherebbe marcare le distanze da Grillo e credo gli convenga. Quel simbolo e quella storia non c’entrano nulla con il suo partito personale nel mare della politica».

Forse Conte ha paura che il logo M5s possa correre contro di lui alle prossime elezioni?

«Se Grillo fa il movimento dei duri e puri, quale attrattività può avere? Dopo essere arrivati al 33% può solo andare giù».

Il contrassegno dovrebbe andare in un museo, come consiglia Davide Casaleggio?

«Non è questo il punto. M5s non è Conte, piuttosto hanno trovato in Conte la personalità che loro non riuscivano ad esprimere. È come se avessero ammesso tutta la loro inadeguatezza. Luigi Di Maio era figlio del Movimento, Conte invece non è neanche un parente alla lontana. È un uomo di sistema».

Per questo ha deciso di abolire la regola secondo la quale un eletto può svolgere al massimo due mandati?

«Conte non poteva non derogare a questa regola aurea perché deve costruire attorno a sé un personale politico che gli sia quanto meno riconoscente».

Ha rotto tutti i tabù?

«Mai sono stati tabù ma strumenti di lotta politica. Non bisogna dare a Conte la colpa di aver rotto i tabù. L’ex premier vuole fare del Movimento un partito personale, esattamente come prima di lui hanno fatto Grillo e Gianroberto Casaleggio».

M5s è un partito progressista come lo definisce Conte?

«Come nel campo della destra italiana c’è la Lega di Matteo Salvini, allo stesso modo nel campo progressista ci sarà una specie di Lega che sarà il partito di Conte».

In cosa consiste?

«Molto sovranismo, molto eterodosso sui temi della politica estera, molto lasco nel giudicare la guerra tra Russia e Ucraina, ben schierato nei confronti dell’imperialismo cinese. E l’aver invitato Sarah Wagenknecht, ex leader della Linke tedesca, all’assemblea costituente dello scorso week end è forse il segnale più forte che l’ex premier ha dato finora».

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