Per il principio dei vasi comunicanti, tutto ciò che accade nella maggioranza parlamentare accade specularmente in Rai, da sempre il termometro per misurare la temperatura nei rapporti tra i partiti di governo. Mai stati così tesi, in Viale Mazzini, come in questi ultimi giorni di furente battaglia al Senato fra Lega e Forza Italia sul taglio del canone, con Fratelli d’Italia incapace di riportare l’ordine, indeciso se appoggiare le rivendicazioni di Matteo Salvini o viceversa schierarsi al fianco di Antonio Tajani.
Una rissa continua che sta complicando non poco le trattative già avviate dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi sui nuovi assetti della televisione di Stato che, una volta chiusa la partita sulla presidenza del Cda in Vigilanza, dovrà essere completata a tempo di record per dare una linea di comando chiara all’azienda e alle sue varie articolazioni. Sempre che riesca ad accordarsi con Antonio Marano, la testa d’ariete salviniana eletto consigliere per sbaragliare gl…
Per il principio dei vasi comunicanti, tutto ciò che accade nella maggioranza parlamentare accade specularmente in Rai, da sempre il termometro per misurare la temperatura nei rapporti tra i partiti di governo. Mai stati così tesi, in Viale Mazzini, come in questi ultimi giorni di furente battaglia al Senato fra Lega e Forza Italia sul taglio del canone, con Fratelli d’Italia incapace di riportare l’ordine, indeciso se appoggiare le rivendicazioni di Matteo Salvini o viceversa schierarsi al fianco di Antonio Tajani.
Una rissa continua che sta complicando non poco le trattative già avviate dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi sui nuovi assetti della televisione di Stato che, una volta chiusa la partita sulla presidenza del Cda in Vigilanza, dovrà essere completata a tempo di record per dare una linea di comando chiara all’azienda e alle sue varie articolazioni. Sempre che riesca ad accordarsi con Antonio Marano, la testa d’ariete salviniana eletto consigliere per sbaragliare gli alleati.
Fumata nera in Vigilanza
Il fatto è che anche stamattina la Bicamerale di controllo chiamata a ratificare la nomina di Simona Agnes alla guida del board si è chiusa con un nulla di fatto. Per la quarta volta consecutiva, il centrodestra ha disertato la seduta, non avendo numeri sufficienti a insediare la consigliera in quota azzurra designata dal Tesoro. Un passaggio fondamentale, senza il quale non è possibile procedere con il valzer dei direttori di testata e di genere pensato per restituire alla Rai una fisionomia più aderente all’egemonia meloniana. Che la lite sulle poltrone fra leghisti e forzisti, con i “fratelli” determinati comunque a fare la parte del leone, sta trasformando in un sudoku pressoché irrisolvibile.
La battaglia della TgR
Al centro della contesa c’è innanzitutto la TgR, la testata regionale capitanata ancora per qualche settimana dal leghista Alessandro Casarin, resa ancora più appetibile dall’imponente tornata elettorale della prossima primavera. Ambita da tutte le forze di maggioranza, Fratelli d’Italia vorrebbe strapparla a Salvini per piazzare il fedelissimo Nicola Rao (un anno fa privato del Tg1 per far largo a Gianmarco Chiocci, amico della premier e appena rinnovato). La Lega intende conservarla per il condirettore Roberto Pacchetti. Forza Italia – deciso a farsi valere come seconda gamba della coalizione - è pronto a traslocarci Antonio Preziosi, desideroso di lasciare il Tg2 in drammatico calo di ascolti. Se dovesse andare in porto quest’ultima soluzione, Rossi medita di affidare il telegiornale cadetto a una donna (pure per una questione di riequilibrio di genere): in tal caso il nome sarebbe quello di Angela Mariella, un tempo vicina al Carroccio, dal quale tuttavia si sarebbe allontanata per stringere un sodalizio con la consigliera di FdI Federica Frangi. Cosa che avrebbe irritato Salvini.
Incognita Tg3 e Radio
A pesare sulla composizione del puzzle è anche l’incognita Tg3: se alla fine Conte contribuirà ad eleggere Agnes alla presidenza con i voti dei 5Stelle, lo chiederà lui per il vice del Tg1 Senio Bonini. Anche se la soluzione più facile potrebbe essere, in quota Pd, l’attuale direttore a interim Pierluca Terzulli. Mentre Paolo Petrecca continua a ripetere in giro di non volersi muovere dai Rainews24 per andare a RaiSport. Dove il pensionando Iacopo Volpi andrebbe sostituito con il vice Marco Lollobrigida. Stessa storia alla Radio: il posto di Francesco Pionati, in uscita per sopraggiunti limiti d’età, è finito nel mirino del leghista Giovanni Alibrandi, vice di Paolo Corsini agli Approfondimenti, col quale i rapporti sono pessimi.
Il caso Sangiuliano
Dopo le dimissioni da ministro della Cultura, l’ex direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano è rientrato in azienda ed è in attesa di nuovo incarico. A tutti ha però fatto sapere di volersene stare defilato, in una direzione non di primissima fila, essendogli preclusa la possibilità di andare a fare il corrispondente da New York, come in principio ipotizzato, a causa della sua scarsa conoscenza dell’inglese. La casella che potrebbe fare al caso suo è dunque quella di capo di RaiItalia (ex Rai International) ora guidata da Fabrizio Ferragni, pure lui a ridosso della pensione. “Altrimenti potete darmi anche RaiRagazzi”, la richiesta che si sarebbero sentiti fare ai piani alti di Viale Mazzini.
La battaglia sui generi
Per quanto riguarda i generi, chi di sicuro traslocherà è il direttore del Daytime Angelo Mellone. Postazione ancora una volta ambita dalla Lega, che lì vorrebbe spedirci il fidato William Di Liberatore, attualmente responsabile della struttura Brandend content development ed eventi sponsorizzati. Ma FdI è contrarissimo, deciso a tenersi la responsabilità di tutti i programmi di intrattenimento del mattino e del pomeriggio, assai funzionali alla captazione del consenso. Mellone verrebbe dunque dirottato a RaiCultura, al posto della “progressista” Silvia Calandrelli, che finora ha fatto sempre bene. Mentre agli Approfondimenti resterebbe Paolo Corsini, blindato dalla sorella d’Italia; alla Fiction Maria Pia Ammirati, che avrebbe siglato una pax armata sempre con Salvini; al Primetime Marcello Ciannamea. Chi dovrebbe fare un salto di qualità è, nonostante la sua vicinanza al Pd, Stefano Coletta, che dovrebbe occupare una casella nuova di zecca, quella del coordinatore dei generi necessario per evitare sovrapposizioni e buchi nei palinsesti, oltreché armonizzare la programmazione sulle reti. Considerato dall’ad un “uomo di prodotto” è però osteggiato da tutti i partiti del centrodestra. Ma il braccio di ferro è ancora al principio, stay tuned, ne vedremo delle belle.