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Finanziamento ai partiti, dopo lo stop del Quirinale si tratta in Parlamento

(ansa)

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Il fondo del due per mille quest’anno sale da 25 a 28 milioni mentre il Pd chiede di avviare una discussione per ripristinare una forma di sostegno pubblico
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Nessun ritorno a un finanziamento pubblico ai partiti, almeno al momento. Dopo lo stop del Quirinale alla proposta del governo nel decreto fiscale, che di fatto prevedeva una distribuzione automatica di una parte dell’Irpef pagata dai contribuenti raddoppiando l’attuale somma che va alle sigle politiche, resterà nella legge solo un incremento del tetto attuale del 2xmille destinato ai partiti: che passerà da 25 a 28 milioni di euro. Ma il Partito democratico chiede apertamente alla premier Giorgia Meloni di aprire una discussione ampia e trasparente su un ritorno a una sorta di finanziamento pubblico stabile «concordando il percorso con il Quirinale».

Una richiesta che trova sponde anche a palazzo Chigi: Meloni informata dal ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva dato il via libera alla riscrittura poi saltata. E non è un caso: FdI ha ridotto, quasi eliminato, il sostegno da parte di imprese. Meloni teme scandali e polemiche e un finanziamento stabile pubblico po…

Nessun ritorno a un finanziamento pubblico ai partiti, almeno al momento. Dopo lo stop del Quirinale alla proposta del governo nel decreto fiscale, che di fatto prevedeva una distribuzione automatica di una parte dell’Irpef pagata dai contribuenti raddoppiando l’attuale somma che va alle sigle politiche, resterà nella legge solo un incremento del tetto attuale del 2xmille destinato ai partiti: che passerà da 25 a 28 milioni di euro. Ma il Partito democratico chiede apertamente alla premier Giorgia Meloni di aprire una discussione ampia e trasparente su un ritorno a una sorta di finanziamento pubblico stabile «concordando il percorso con il Quirinale».

Una richiesta che trova sponde anche a palazzo Chigi: Meloni informata dal ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva dato il via libera alla riscrittura poi saltata. E non è un caso: FdI ha ridotto, quasi eliminato, il sostegno da parte di imprese. Meloni teme scandali e polemiche e un finanziamento stabile pubblico potrebbe compensare questa perdita. Alla norma, poi ritirata, avevano dato l’ok anche Lega e Forza Italia.

Abolito nel 2013 dal governo Letta il finanziamento diretto ai partiti, oggi la formazioni possono sostenersi attraverso le erogazioni liberali di cittadini e imprese oppure con il 2xmille dei contribuenti che nella dichiarazione dei redditi scrivono quale partito vogliono finanziare. La norma prevede attualmente un tetto a 25 milioni del 2xmille dell’Irpef che può andare alla politica. La dichiarazioni dei redditi di quest’anno impegnano 28 milioni, da qui la proposta iniziale di Avs e Pd al decreto fiscale di alzare il tetto di 3 milioni almeno per rispondere alle scelte fatte dai cittadini: proposta riformulata dal governo con la possibilità di erogare anche la parte non optata dai contribuenti del 2xmille fino a 45 milioni di euro. Un blitz bloccato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha fatto sapere che non avrebbe firmato la legge.

Fine della storia, ma non del tutto. Perché adesso il Pd chiede al governo e al Quirinale di affrontare l’argomento apertamente: «Si decida in quale provvedimento poter avviare una discussione su un finanziamento stabile ai partiti — dice il tesoriere del dem, il senatore Michele Fina — noi abbiamo già presentato una legge in materia che la prima commissione in Senato discute da mesi».

La proposta del Pd prevede la possibilità di distribuire anche una parte dell’Irpef non indicata dai contribuenti fino a un «massimo di 40 milioni». Per i democratici il rischio oggi è che la politica dipenda dalle multinazionali o dai grandi investimenti delle imprese: «Noi vogliamo spostare i riflettori sulle grandi multinazionali che oggi possono non solo finanziare la politica ma comprarsi per intero i partiti — dice Fina — la foto più inquietante di questo tempo è quella che vede insieme Donald Trump ed Elon Musk».

I dem insomma lanciano il tema. Anche se le maggiori resistenze rischiano di arrivare dal loro stesso campo, quello del centrosinistra: «Noi siamo contrari a un finanziamento che va oltre le scelte fatte dai cittadini in dichiarazione dei redditi», dice Marco Grimaldi di Alleanza verdi e sinistra. Il capogruppo al Senato dei 5 stelle, Stefano Patuanelli è sulla stessa linea di Avs: «Siamo contro il finanziamento pubblico allargato». Ma il tema politico resta.

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