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Appelli e moral suasion: la tela del Quirinale per ricucire gli strappi

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Dal finanziamento ai partiti alla giustizia fino ai migranti e al ruolo di Fitto, il Colle fa sentire la sua voce col governo ma anche con l’opposizione
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L’ultimo stop del Quirinale è arrivato sul finanziamento ai partiti. Non si può pensare di cambiare il due per mille con un emendamento. L’altro giorno era intervenuto per chiedere alla maggioranza di concedere alle Corti d’appello più tempo per organizzarsi in vista dei ricorsi sui migranti destinati in Albania. I giudici si erano rivolti al presidente del Csm con un’accorata lettera. E anche sul disegno di legge Sicurezza il Colle non ha mancato di dire la sua, suggerendo modifiche alle proposte della destra che intende reintrodurre il carcere per le donne incinte o con figli fino a un anno — misura anti borseggiatrici — e vietare ai migranti irregolari l’acquisto di una sim telefonica una volta sbarcati in Italia.

Impossibile non vederla, la moral suasion di Sergio Mattarella di queste settimane sui limiti da rispettare nella formulazione delle leggi. Non che non ci fosse stata anche in passato, naturalmente, ma è come se ora risaltasse di più. Anche perché si lega a un maggior in…

L’ultimo stop del Quirinale è arrivato sul finanziamento ai partiti. Non si può pensare di cambiare il due per mille con un emendamento. L’altro giorno era intervenuto per chiedere alla maggioranza di concedere alle Corti d’appello più tempo per organizzarsi in vista dei ricorsi sui migranti destinati in Albania. I giudici si erano rivolti al presidente del Csm con un’accorata lettera. E anche sul disegno di legge Sicurezza il Colle non ha mancato di dire la sua, suggerendo modifiche alle proposte della destra che intende reintrodurre il carcere per le donne incinte o con figli fino a un anno — misura anti borseggiatrici — e vietare ai migranti irregolari l’acquisto di una sim telefonica una volta sbarcati in Italia.

Impossibile non vederla, la moral suasion di Sergio Mattarella di queste settimane sui limiti da rispettare nella formulazione delle leggi. Non che non ci fosse stata anche in passato, naturalmente, ma è come se ora risaltasse di più. Anche perché si lega a un maggior interventismo del presidente che gira l’Italia instancabilmente. Ogni giorno Mattarella parla al Paese reale, incontra i corpi intermedi, ieri Confartigianato, domani le Acli, la settimana scorsa i sindaci dell’Anci, la Confesercenti, il Touring club, stringe mani, legge discorsi che prepara personalmente fino a tarda sera, perché un presidente della Repubblica fa sentire la sua presenza.

Ma che significato annettervi? Come leggerla? Si avverte una forma di supplenza, ma anche una solitudine culturale. Popolarissimo tra gli italiani, e tra i giovani specialmente, il presidente della Repubblica si ritrova per la prima volta alle prese con un governo che non ha in cima alle sue convinzioni la collaborazione istituzionale. Questo l’ha spinto a ribadire pubblicamente il suo ruolo, fino a quell’affermazione che un capo dello Stato «firma anche le leggi che non gli piacciono», come ha detto ai giovani all’Eur, nel famoso discorso dello scorso 15 novembre. Già a Trieste, a luglio, aveva ricordato «la coscienza dei limiti», che comincia da se stesso, dalla presidenza della Repubblica. Gli interventi battono sullo stesso punto: serve collaborazione istituzionale, ciascuno faccia la sua parte, nel rispetto delle regole e dei diritti: perché siamo una comunità. Un modo per difendere le istituzioni.

«No ai poteri accentrati», ha infatti detto a Confesercenti. Ai sindaci, a Torino, ha parlato di «dovere repubblicano» e ammonito contro gli egoismi. Il combinato disposto Autonomia e premierato può mettere a rischio lo stato di diritto. È come se dicesse: se voi riducete un Presidente a figura ornamentale la Costituzione non la difenderà più nessuno.

A ciascuno il suo limite. Perciò si è arrabbiato per l’incontro del suo vice al Csm, Fabio Pinelli, con la premier Meloni, lo scorso 5 novembre. Perché in quel caso le prerogative del capo del Consiglio superiore della magistratura erano state scavalcate. Poi è volato in Cina, dove ha difeso l’Italia, e la possibilità che rimanga aperto un canale con il nuovo mondo, complice l’ottimo rapporto con Xi. Al ritorno, il 13 novembre, il tempo di atterrare a Roma, ha fatto una nota contro Elon Musk che su X aveva chiesto di cacciare i magistrati italiani. Era un messaggio a chi, nel governo, sta flirtando con un imprenditore in pieno conflitto d’interessi. Poi ha voluto incontrare Raffaele Fitto: un segnale al Pd affinché lo sostenesse in Europa. E alla sinistra era rivolto quel «sorrido quando mi fanno gli appelli», perché un Presidente non si fa tirare per la giacca.

La campana suona per tutti. La pedagogia di Mattarella è più complessa delle divisioni da tifoserie, e paventa una democrazia lacerata, di cui l’astensionismo è soltanto la spia più evidente. «Possiamo accontentarci di una democrazia imperfetta, a bassa intensità?», aveva detto ai cattolici riuniti a Trieste. È una frase che spiega il Mattarella di queste settimane.

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