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Manifestazione contro i centri di permanenza per migranti, 200 attivisti in Albania

(reuters)

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Domenica andranno a Shengjiin e a Gjader, mentre lunedì, saranno davanti all’ambasciata italiana
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Arriveranno già sabato sera a Tirana. Decisi a far sentire la loro voce contro l’accordo tra i premier Giorgia Meloni ed Edi Rama. Duecento attivisti della rete contro i centri di permanenza per migranti saranno domenica e lunedì in Albania per dar vita alla prima manifestazione europea contro l’esternalizzazione della gestione dei flussi. Il primo giorno andranno a Shengjiin e a Gjader, i due centri messi a disposizione del governo italiano per accogliere e trattenere i migranti intercettati dalle navi italiane nelle acque internazionali al largo della Sicilia.

Lunedì, invece, saranno davanti all’ambasciata italiana e alle altre sedi istituzionali della capitale. Con loro ci saranno anche i consiglieri comunali e gli attivisti di Lëvizja Bashkë, partito della sinistra radicale albanese, e di altre associazioni e ong locali. “Ma stiamo creando una rete, il Network against migrant detention, con realtà impegnate sul tema della detenzione amministrativa dei migranti in Serbia, Tunisia, …

Arriveranno già sabato sera a Tirana. Decisi a far sentire la loro voce contro l’accordo tra i premier Giorgia Meloni ed Edi Rama. Duecento attivisti della rete contro i centri di permanenza per migranti saranno domenica e lunedì in Albania per dar vita alla prima manifestazione europea contro l’esternalizzazione della gestione dei flussi. Il primo giorno andranno a Shengjiin e a Gjader, i due centri messi a disposizione del governo italiano per accogliere e trattenere i migranti intercettati dalle navi italiane nelle acque internazionali al largo della Sicilia.

Lunedì, invece, saranno davanti all’ambasciata italiana e alle altre sedi istituzionali della capitale. Con loro ci saranno anche i consiglieri comunali e gli attivisti di Lëvizja Bashkë, partito della sinistra radicale albanese, e di altre associazioni e ong locali. “Ma stiamo creando una rete, il Network against migrant detention, con realtà impegnate sul tema della detenzione amministrativa dei migranti in Serbia, Tunisia, Germania e Grecia”, spiega Igor Zecchini, del collettivo “Mai più lager” di Milano, uno dei promotori dell’iniziativa insieme a Damiano Borin, dello Ya Basta di Bologna e ad altri cittadini che hanno già prenotato i voli da Roma, dal Veneto, da Bari e da altre località italiane.

Dopo i due viaggi a vuoto del 15 ottobre e dell’8 novembre, quando la nave Libra ha portato sul molo di Shengjjin prima di 16 e 8 naufraghi egiziani e albanesi, il cui trattenimento è stato poi annullato dal tribunale di Roma, i centri ora sono vuoti. Il personale delle forze dell’ordine nei centri si è dimezzato, anche gli operatori della cooperativa Medihospes stanno andando via e si comincia anche a ipotizzare perfino a una “riconversione” delle strutture, che potrebbero ospitare i tanti albanesi ospiti dei centri italiani.

La smobilitazione, però, non scoraggia gli organizzatori dell’iniziativa, che hanno già raccolto l’adesione di realtà europee come Solidarity with migrants di Atene, dei Radicali italiani e Più Europa, dell’Alleanza Verdi Sinistra e dei Giovani federalisti europei. Domani ci sarà un’assemblea organizzativa nella quale si definiranno le presenze anche di artisti e parlamentari. Sta valutando la sua presenza, per esempio, Rachele Scarpa, del Pd. “Quelle strutture sono il simbolo del fallimento delle politiche di governo e una certa destra europea vuole rilanciare quel modello – fa notare Borin - bisogna tener viva la mobilitazione sociale, è importante esserci”.

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