Chi ne argomentava l’urgenza, solo poche ore fa, ora rinnega tutto. Chi non c'era, chi non sapeva. Nonostante dozzine di temerarie dichiarazioni. E invece. Sparisce il bavaglio ai magistrati dal dl giustizia previsto oggi in Consiglio dei ministri. Nessuna astensione dal processo indotta come ‘punizione’ alla libertà di esprimersi, quindi nessuna norma anti-Albano, dal nome della giudice che aveva parlato in pubblico del decreto flussi e aveva poi giudicato un caso specifico di convalida sui migranti. Il testo, così come era stato scritto, ampliava le ipotesi di illecito disciplinare, prevedendolo non solo in caso di mancata astensione prevista dalla legge, ma anche di fronte a “gravi ragioni di convenienza”. Una ipotesi di forte genericità, che aveva spinto i vertici delle correnti progressiste, Area e Md, a parlare di “concreto pericolo” per l'assetto democratico, segnalando la possibile lesione di “diritti garantiti dalla Costituzione” e la visione di magistrati come “opachi burocr…
Chi ne argomentava l’urgenza, solo poche ore fa, ora rinnega tutto. Chi non c'era, chi non sapeva. Nonostante dozzine di temerarie dichiarazioni. E invece. Sparisce il bavaglio ai magistrati dal dl giustizia previsto oggi in Consiglio dei ministri. Nessuna astensione dal processo indotta come ‘punizione’ alla libertà di esprimersi, quindi nessuna norma anti-Albano, dal nome della giudice che aveva parlato in pubblico del decreto flussi e aveva poi giudicato un caso specifico di convalida sui migranti. Il testo, così come era stato scritto, ampliava le ipotesi di illecito disciplinare, prevedendolo non solo in caso di mancata astensione prevista dalla legge, ma anche di fronte a “gravi ragioni di convenienza”. Una ipotesi di forte genericità, che aveva spinto i vertici delle correnti progressiste, Area e Md, a parlare di “concreto pericolo” per l'assetto democratico, segnalando la possibile lesione di “diritti garantiti dalla Costituzione” e la visione di magistrati come “opachi burocrati”.
Dopo il rinvio del Consiglio di pochi giorni fa per la clamorosa spaccatura tra FI e Lega, ecco l’effetto ripensamento. Una retromarcia che arriva proprio all’esito di giornate convulse: dopo la tesa offensiva portata avanti da governo e maggioranza contro i giudici e le asserite “decisioni politiche” che sarebbero state assunte da alcune toghe sui migranti; dopo l’imbarazzo della presidente Meloni per la frattura in maggioranza e dopo l’incontro (già previsto) tra la premier e il capo dello Stato Sergio Mattarella.
L’indiscrezione è confermata a Repubblica anche dai vertici dell’Associazione nazionale magistrati: “Vi erano profili di grande criticità in quella norma che impediva ai giudici di esprimere un pensiero anche in linea generale, lo avevamo detto in ogni sede. Immaginiamo che da parte dei tecnici, di chi una norma sa leggerla e soprattutto scriverla, ci sia stata una giusta seppur tardiva riflessione. E dobbiamo ritenere che anche la moral suasion che il presidente Mattarella sta esercitando, per abbassare i toni e favorire un confronto sereno, abbia avuto il suo importante peso”.
Non c’è stata, sottolineano comunque fonti del Quirinale con Repubblica, “una segnalazione specifica dai nostri uffici tecnici”. Ma ci sono pochi dubbi sul fatto che quel testo - per evidenti mancanze - sarebbe stato rimandato indietro dal Colle, nel caso fosse stato approvato così come licenziato nella bozza. Con altre graduazioni era invece intervenuto direttamente l’ufficio del consigliere giuridico del Quirinale, nelle stesse ore, su altri dossier: ad esempio, con un fermo stop contro la mossa del governo di raddoppiare i contributi per i partiti attraverso il 2xmille; o ancora, con una temperata fermezza, invitando ad inserire i “30 giorni” di tempo nell’emendamento al dl flussi, appena approvato, per consentire alle Corti di Appello di riorganizzare i suoi uffici e gestire la mole di richieste di proroghe e convalide sui migranti, materia di cui il governo ha voluto spogliare i tribunali dopo i pronunciamenti non graditi.
Sul mancato bavaglio il governo ha imbastito la versione ufficiale: per colmare il vuoto normativo determinato dalla cancellazione dell’abuso d’ufficio - voluta dallo stesso esecutivo - si apporteranno integrazioni in materia di codice civile. Insomma non c’entrano le ultime infuocate polemiche, non era una norma anti-Albano. Singolare le versioni che arrivano dal Ministero della Giustizia: quella proposta non era voluta né spinta da questi uffici. Eppure lo stesso Guardasigilli Carlo Nordio solo 48 ore fa, aveva spiegato: “Un giudice meno parla e meglio è. Non devono entrare nel merito delle leggi”. Da Palazzo Chigi, analoga presa di distanza: non era la priorità. Così sparisce, per ora, la norma a loro insaputa.