✕

Schlein avvisa von der Leyen: “Non è la nostra Commissione”

Ascolta l'audio

La segretaria alla direzione: “Faremo sentire il nostro peso. Tempi preoccupanti”
2 minuti di lettura

Roma — C’è un filo rosso che lega Roma a Bruxelles. Quello che Elly Schlein — segretaria del principale partito d’opposizione in Italia e della prima forza socialista in Europa — intende tessere per arginare l’avanzata dei sovranisti, dentro e fuori i confini nazionali. Un’offensiva a tutto campo, capitanata dal Pd sull’onda dei successi elettorali. Illustrata alla direzione del partito convocata per celebrare la vittoria alle regionali. Obiettivo: preparare, al di qua delle Alpi, l’alternativa a una destra «allo sbando, impegnata a litigare anziché a governare». E che sul più vasto terreno comunitario lavora per rompere gli equilibri faticosamente raggiunti dopo il voto di giugno.

Non è piaciuta alla leader dem la manovra di Ursula von der Leyen che, con la designazione di Raffaele Fitto a vicepresidente esecutivo, ha spalancato le porte del governo europeo ai conservatori di Giorgia Meloni. La ragione per la quale «non sentiamo questa Commissione come nostra», taglia corto Schlein:…

Roma — C’è un filo rosso che lega Roma a Bruxelles. Quello che Elly Schlein — segretaria del principale partito d’opposizione in Italia e della prima forza socialista in Europa — intende tessere per arginare l’avanzata dei sovranisti, dentro e fuori i confini nazionali. Un’offensiva a tutto campo, capitanata dal Pd sull’onda dei successi elettorali. Illustrata alla direzione del partito convocata per celebrare la vittoria alle regionali. Obiettivo: preparare, al di qua delle Alpi, l’alternativa a una destra «allo sbando, impegnata a litigare anziché a governare». E che sul più vasto terreno comunitario lavora per rompere gli equilibri faticosamente raggiunti dopo il voto di giugno.

Non è piaciuta alla leader dem la manovra di Ursula von der Leyen che, con la designazione di Raffaele Fitto a vicepresidente esecutivo, ha spalancato le porte del governo europeo ai conservatori di Giorgia Meloni. La ragione per la quale «non sentiamo questa Commissione come nostra», taglia corto Schlein: «È giusto che parta, ma noi non faremo dare per scontati i nostri voti». Decisa a «vigilare ogni giorno per difendere le priorità socialiste e del Pd affinché non ci siano marce indietro e smottamenti rispetto al programma — di centrosinistra, è il sottinteso — stabilito a luglio». Il sì all’ex ministro di FdI non è un via libera incondizionato, dunque. «Faremo sentire tutto il nostro peso di prima delegazione socialdemocratica», avverte. Pronta a sfilarsi se si dovessero perdere di vista le linee guida varate a Strasburgo prima dell’estate.

Una situazione «preoccupante», tanto più in un contesto geopolitico destinato a mutare in peggio con l’elezione di Trump che, oltre a esprimere «un grumo di affarismo, intolleranza e oscurantismo», ha già «manifestato ostilità verso la Ue e intende spalleggiare chi ha sempre lavorato per indebolirla». Perciò «l’Europa deve reagire», esorta la leader dem, «aprire una stagione di nuovo slancio verso l’integrazione». Convinta che chi ha festeggiato la vittoria del tycoon «per ragioni di bandiera, smetterà presto davanti agli effetti sulle nostre imprese e i nostri lavoratori». Un messaggio chiaro a Matteo Salvini. Che non risparmia neppure la premier e il sodalizio stretto con Elon Musk: «Non ci rassegniamo a questa convergenza pericolosa tra un autoritarismo nazionalista e un capitalismo tecnologico così aggressivo», attacca Schlein. Il motivo per cui occorre fare rete con gli altri partiti della sinistra europea: non a caso lei domani volerà a Madrid per partecipare al congresso del Psoe.

È la strategia del doppio binario. Il cui fulcro resta sempre il “progetto per l’Italia” in cinque punti, sorta di manifesto del governo progressista che verrà: dalla tutela della sanità pubblica alle politiche industriali, fino ai diritti. Da realizzare sull’onda degli «straordinari risultati» centrati dal Pd. Atteso ora a «un rilancio organizzativo, programmatico e politico», che tuttavia non significa rinunciare alle alleanze. Bensì allargarle. «Riusciremo a battere queste destre solo aprendoci all’ascolto e al confronto non soltanto con le altre forze d’opposizione, ma con il mondo del volontariato e dell’impresa, con le parti sociali, sindacali, il mondo della cultura e dei saperi, i movimenti, con i fermenti che animano la società civile», incalza la segretaria. Mentre sul fronte politico si continuerà a «sollecitare iniziative unitarie sui temi senza tentazioni egemoniche, irrealistiche vocazioni all’autosufficienza, né preconcetti, ma partendo da proposte concrete». Non un auspicio, ma «un metodo», già visto nei territori e in Parlamento. Premiato dalle urne.

Leggi i commenti