Questo è il numero di venerdì 29 novembre 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Simone Lenzi, lo scrittore e musicista che si è dimesso da assessore alla Cultura del Comune di Livorno dopo aver ironizzato su una statua con il pene esposta alla Biennale di Venezia, lo ha definito “narcisismo etico”. È una specie di corsa a mostrare purezza e intransigenza. Incarnare una perfezione morale e sanzionare chi se ne discosta, anche quando il reo o la rea fa autocritica. Il rituale narcisistico non prevede sconti: quando il colpevole è già a terra, stordito dai colpi della lapidazione pubblica, chi gli passa accanto è tenuto a sferrare il suo calcio sul corpo inerte, cosicché nessuno possa accusarlo di essersi astenuto dalla punizione.
Ultima vittima del rituale è la scrittrice e attivista Chiara Valerio. Da responsabile della Fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si terrà a Roma dal 4 all’8 d…
Questo è il numero di venerdì 29 novembre 2024 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui
Simone Lenzi, lo scrittore e musicista che si è dimesso da assessore alla Cultura del Comune di Livorno dopo aver ironizzato su una statua con il pene esposta alla Biennale di Venezia, lo ha definito “narcisismo etico”. È una specie di corsa a mostrare purezza e intransigenza. Incarnare una perfezione morale e sanzionare chi se ne discosta, anche quando il reo o la rea fa autocritica. Il rituale narcisistico non prevede sconti: quando il colpevole è già a terra, stordito dai colpi della lapidazione pubblica, chi gli passa accanto è tenuto a sferrare il suo calcio sul corpo inerte, cosicché nessuno possa accusarlo di essersi astenuto dalla punizione.
Ultima vittima del rituale è la scrittrice e attivista Chiara Valerio. Da responsabile della Fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si terrà a Roma dal 4 all’8 dicembre alla Nuvola dell’Eur, Valerio ha commesso senz’altro un errore. Ha messo in calendario un dibattito per presentare l’ultimo libro del filosofo Leonardo Caffo. Caffo è sotto processo a Milano con una accusa molto grave, aver picchiato la compagna, e il pm ha chiesto una condanna a quattro anni e mezzo di carcere. La sentenza è attesa entro un paio di settimane. Appena la notizia del dibattito con Caffo ha cominciato a circolare, a metà della settimana scorsa, si è levata una protesta – del tutto fondata, tanto più che l’edizione della Fiera di quest’anno è intitolata alla memoria di Giulia Cecchettin – alla quale inizialmente Valerio ha replicato invocando il principio di presunzione di innocenza e difendendo la scelta di invitarlo alla fiera. Argomentazione più che scivolosa, anche perché restituiva l'idea che a decidere l'attivazione del salvacondotto garantista fosse la giusta tutela politica o la conoscenza personale. La scelta di Caffo di rinunciare alla presenza non ha spento le polemiche e alcuni relatori/relatrici hanno annunciato che per protesta avrebbero disertato la Fiera. La quale Fiera, magari in ritardo ma senza ambiguità, ha fatto autocritica, offerto le sue scuse per l’inopportunità dell’invito a Caffo e messo spazi a disposizione delle associazioni contro la violenza di genere. Non è bastato. Anche perché dopo la rinuncia della femminista Giulia Siviero, della fumettista Fumettibrutti e di pochi altri, è arrivato mercoledì l’intervento di un peso massimo dell’editoria e della cultura di sinistra, Zerocalcare, che a “Più libri più liberi” aveva in agenda un dibattito proprio con Valerio.
In un lungo post su Instagram, scritto con la circospezione di chi si sente addosso gli occhi di due o tre tribù in guerra tra loro e sempre ansiose di trovare ragioni per inscenare un nuovo sacrificio umano (solidarietà, compagno Rech, è il timore di chiunque alzi la mano per dire qualcosa, compresa questa piccola newsletter), Zerocalcare si è prodotto in un esercizio di moroteismo per dire che: non vede più le condizioni per partecipare all’incontro con Valerio ma non diserterà la Fiera e presenzierà regolarmente al firma-copie. Capisce chi ha scelto di disertare l’appuntamento ma si dissocia dalla pratica della gogna. Non parlerà in pubblico con Valerio ma si rifiuta di considerarla “appestata”. Sente il peso di dover intervenire da uomo in un dibattito a trazione femminista ma, no stavolta niente ma, è così faticoso trovare sempre una via di fuga avversativa che, almeno in questo caso, non c’è.
Si direbbe che l’intervento di Zerocalcare sia un controllatissimo esercizio di super-io nella speranza che il super-io della comunità cui sente di dover rispondere non abbia a che ridire sulla limpidezza della sua posizione. Autogiudicarsi per prevenire il rischio di un giudizio altrui, tipo un cinese che in piena rivoluzione culturale maoista un po’ vede la barbarie del metodo repressivo e un po’ si mette da solo al collo un cartello per dileggiare le proprie facoltà intellettuali, sia mai che a qualcuno quei dubbi possano sembrare un sintomo di cedimento al sistema. L’impressione, insomma, è che a Zerocalcare interessi più preservare una reputazione che dire davvero la sua. In fondo è un uomo e c'ha pure una motivazione politicamente corretta per astenersi un po', parafrasando il titolo di un capolavoro vanziniano anni Ottanta che magari piace pure a Zerocalcare (se quel film lo scrivessero oggi il proletario Amendola non si preoccuperebbe più dei giudizi del nobilotto fascista ma solo che l'amico Micione non gli dia del traditore di classe per essersi invaghito della principessa).
Ormai in un pezzo di sinistra funziona così: la linea di un intellettuale – “L’ultimo intellettuale”, così una copertina dell’Espresso di qualche anno fa definì Zerocalcare – deve reggere alle obiezioni morali prima che alle intime convinzioni e alla tenuta logica. Infatti restano senza risposta alcune questioni che lo stesso Zerocalcare solleva sbrigandosi però ad allontanarsi dall'esigenza di una risposta: se Valerio non è una “appestata”, perché non affrontare con lei su un palco davanti a un pubblico la questione che ha originato il casino? Perché il tema ufficiale dell’incontro era un altro? Sai che ostacolo… E ancora: se i precedenti boicottaggi ricordati da Zerocalcare, quello al Salone del libro di Torino per via della presenza di una casa editrice di estrema destra e quello a Lucca Comics per via del patrocinio israeliano, servivano a fare pressione per ottenere dei risultati, stavolta cosa c’è più da ottenere? Dopo la cancellazione dell’evento con Caffo, le scuse della Fiera e di Valerio, l’offerta delle sale ai centri antiviolenza, cos’altro si può chiedere? Che Valerio si dimetta? Si bruci in piazza come Jan Palach?
Il narcisismo etico è una resa intellettuale, un cedimento agli istinti tribali, ma anche una polizza di tranquillità sociale. Tutti, anzi tuttu, devono sapere che, quando passi davanti a un corpo inerte, la prima preoccupazione deve essere cosa penseranno di te quelli che ti vedono passare senza assestare una scarpata sul femore del disgraziato.