✕

Stop sulla giustizia. Nel decreto saltano bavaglio alle toghe e cybersicurezza

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante il question time alla Camera dei Deputati, Roma, 27 novembre 2024. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI 

Ascolta l'audio

Timori per uno stop dal Colle, in cdm cadono le norme simbolo di Nordio. Esulta FI: “Giusto non allargare i poteri della procura Antimafia”. Rafforzati i controlli sul funzionamento del braccialetto elettronico
2 minuti di lettura

La grande strategia ha prodotto un topolino. È un flop il decreto giustizia che arriva in serata, dopo un ritardo di due ore, appena quindici minuti di Consiglio dei ministri, e con il vicepremier Salvini assente (ma per motivi familiari). Cadono infatti i due provvedimenti simbolo delle destre, e su cui lo stesso ministro Nordio aveva messo la faccia, totalmente sconfessato.

Salta il provvedimento bavaglio contro le toghe, sostenuto anche dal resto della maggioranza, ma a rischio di scure del Quirinale; così almeno ha ragionato l’esecutivo, dopo una serie di confronti serrati, che davano ragione ai preoccupati rilievi delle toghe, di varie sensibilità politiche. E salta soprattutto l’intero pacchetto di norme sul rafforzamento della cybersicurezza, su cui c’era la firma del Guardasigilli. Esulta quindi Forza Italia, con Maurizio Gasparri che rivendica il pollice verso e addirittura rifà una sua storia della Direzione nazionale antimafia: «Saggia la decisione di non allargare i pote…

La grande strategia ha prodotto un topolino. È un flop il decreto giustizia che arriva in serata, dopo un ritardo di due ore, appena quindici minuti di Consiglio dei ministri, e con il vicepremier Salvini assente (ma per motivi familiari). Cadono infatti i due provvedimenti simbolo delle destre, e su cui lo stesso ministro Nordio aveva messo la faccia, totalmente sconfessato.

Salta il provvedimento bavaglio contro le toghe, sostenuto anche dal resto della maggioranza, ma a rischio di scure del Quirinale; così almeno ha ragionato l’esecutivo, dopo una serie di confronti serrati, che davano ragione ai preoccupati rilievi delle toghe, di varie sensibilità politiche. E salta soprattutto l’intero pacchetto di norme sul rafforzamento della cybersicurezza, su cui c’era la firma del Guardasigilli. Esulta quindi Forza Italia, con Maurizio Gasparri che rivendica il pollice verso e addirittura rifà una sua storia della Direzione nazionale antimafia: «Saggia la decisione di non allargare i poteri della Procura nazionale. Che va riportata all’idea originaria di Falcone e emendata da malfunzionamenti e degenerazioni. I magistrati che sono stati al centro di quella Dna ora si stanno accusando l’un l’altro. Non so chi sia il colpevole, ma la struttura va rifondata e non potenziata». La sua non sarà, certo, l’ultima parola.

Passano invece, in decreto, le norme che rafforzano il controllo sul reale funzionamento dei braccialetti elettronici — per l’emergenza femminicidi — con inasprimento delle pene per chi tenta di metterli fuori uso. Nuovi poteri poi per il commissario all’edilizia carceraria e semplificazioni per la costruzione dei penitenziari, che potrà avvenire anche senza l’ok delle Regioni.

Ma l’attesa di questo dl giustizia era legata inizialmente alla riforma sull’astensione dei giudici. Invece, la proposta di prevedere l’illecito disciplinare per il giudice che manifesta il suo pensiero su un settore e poi non si astiene dal giudicare su quel tema «per gravi ragioni di convenienza», è totalmente cassata. Al punto che da via Arenula già ieri mattina quell’idea non aveva più madri né padri: troppo fondato il timore che dal Colle potesse arrivare lo stop per un testo fin troppo generico, con il pericolo di lesione dei diritti costituzionali del cittadino-magistrato.

Scompare anche l’intero pacchetto di norme che dovevano rafforzare «l’impulso» e il coordinamento della Direzione nazionale antimafia: sulla base delle «perplessità» e degli «approfondimenti» che ancora dividono la maggioranza. In gioco c’è la partita futura dei poteri sulla cybersicurezza, e nel governo c’è chi si preoccupa persino di «non sottrarre spazio o creare confusione» con il lavoro dell’Agenzia cybersicurezza nazionale.

L’imbarazzo, per l’esito complessivo dell’atteso decreto, è tale che contrariamente a quanto avviene di solito, a Consiglio dei Ministri chiuso, c’è incertezza sulla comunicazione e viene sbianchettata anche la conferenza stampa. Soprattutto, c’è il vertice di via Arenula con l’autobavaglio. Il Guardasigilli Nordio esce da palazzo Chigi e raggiunge, a San Macuto, il tavolo di un seminario. Alza le mani sul decreto giustizia: «No comment, stasera parlo solo di sir Winston Churchill».

Passano invece, in decreto, le novità sul commissario straordinario per l’edilizia carceraria, in carica fino al 31 dicembre 2026 con una semplificazione per la costruzione di nuovi penitenziari.

E infine arriva la decisione, scontata per molti addetti ai lavori, ma accolta da proteste e durissime critiche, anche da parte del Csm, per il marasma che ha provocato: è la proroga — giunta clamorosamente fuori tempo massimo — del rinnovo dei Consigli giudiziari. Basti dire che le urne si sarebbero aperte domani per l’elezione degli organismi che si occupano dell’amministrazione giudiziaria sui territori, ma il ministero della Giustizia ha atteso l’ultimo minuto utile per far saltare tutto, provocando spreco di tempo, energie e denaro pubblico. Rinviate anche le elezioni del consiglio direttivo della Corte di cassazione.

Coro di proteste. Tullio Morello, consigliere del Csm: «Un atto profondamente antidemocratico, che denota lo spregio nei confronti delle istituzioni giudiziarie». Il segretario generale dell’Anm Salvatore Casciaro sottolinea «l’inutile dispendio di risorse, energie e soprattutto di tempo, sottratto al lavoro quotidiano, a riprova di quanto poco stia a cuore il buon funzionamento della giustizia e dei suoi servizi di cui i cittadini sono i primi fruitori».

Leggi i commenti