I due leader, Matteo Salvini e Antonio Tajani, predicano quiete: al governo andiamo d’amore d’accordo, duriamo 5 anni, ripetevano ieri. I parlamentari (soprattutto leghisti) però rinfocolano lo scontro in maggioranza. Il tema è sempre quello: il taglio del canone Rai. Cassato dalla commissione Bilancio del Senato, col voto contrario di FI e il sì solitario di Lega e Fratelli d’Italia, gli ex lumbard promettono di insistere. Non solo con una proposta di legge ad hoc, già protocollata dal deputato Stefano Candiani, segretario della commissione di Vigilanza, ma anche attraverso un emendamento alla prima occasione utile nelle Camere.
La pdl di Candiani prevede di sforbiciare il canone progressivamente del 20% ogni anno e soprattutto di compensare il gap nei conti di vi…
I due leader, Matteo Salvini e Antonio Tajani, predicano quiete: al governo andiamo d’amore d’accordo, duriamo 5 anni, ripetevano ieri. I parlamentari (soprattutto leghisti) però rinfocolano lo scontro in maggioranza. Il tema è sempre quello: il taglio del canone Rai. Cassato dalla commissione Bilancio del Senato, col voto contrario di FI e il sì solitario di Lega e Fratelli d’Italia, gli ex lumbard promettono di insistere. Non solo con una proposta di legge ad hoc, già protocollata dal deputato Stefano Candiani, segretario della commissione di Vigilanza, ma anche attraverso un emendamento alla prima occasione utile nelle Camere.
La pdl di Candiani prevede di sforbiciare il canone progressivamente del 20% ogni anno e soprattutto di compensare il gap nei conti di viale Mazzini non attraverso risorse dello Stato, ma alzando il tetto degli spot pubblicitari. Mossa da sempre invisa a Mediaset. «La mia proposta resta in campo — spiega il primo firmatario — ma la Lega è pronta a trasformarla in emendamento a qualsiasi altro provvedimento». Insiste sullo stesso tema un altro leghista in Vigilanza, il senatore Giorgio Maria Bergesio: «Forme alternative di entrate, come il discorso del tetto pubblicitario, potrebbero aiutare a ridurre il canone».
Tajani evita di replicare ruvidamente. A domanda si limita a un «vedremo, sono proposte, ognuno è libero di farle, poi vanno approvate». Ma continua a controbattere a Salvini, che ripete in ogni occasione che Silvio Berlusconi fosse favorevole al taglio. Per il leader azzurro è l’opposto: «Berlusconi era contrario, lo disse anche a Salvini quando era ricoverato in ospedale».
Le schermaglie, insomma, continuano. FdI si ritaglia il ruolo del mediatore. «Il clima non aiuta, ma noi cuciamo, ricuciamo, tessiamo», ragiona il sottosegretario Andrea Delmastro. Fabio Rampelli è più tranchant: «I cittadini non vogliono vedere sgambetti né in Commissione né altrove, tantomeno desiderano ascoltare gli epiteti goliardici utilizzati in queste ore».