Un documento che pesa, con la firma di 73 magistrati. Una bomba che cade sul tavolo dei vertici del Consiglio superiore della magistratura. I sostituti procuratori generali contro il loro pg, Luigi Salvato. Nel tentativo di capovolgere l’esito, in parte già scritto, della votazione prevista domani (martedì 3 dicembre) in plenum a Palazzo Bachelet: dove si metteranno a confronto due opzioni sul cosiddetto Testo Unico per la dirigenza. È la delibera che servirà a stabilire i criteri in base ai quali provvedere alle nomine dei magistrati negli uffici giudiziari italiani, per incarichi direttivi e semidirettivi.
In estrema sintesi, ponendo al centro i vari parametri tra i quali meriti, attitudini e anzianità, si può riassumere così lo scontro in corso. Meglio la proposta ‘A’, che valorizza esperienza e specializzazione dei magistrati, testo che riuscirà nell’impresa di saldare i voti delle toghe di destra (Mi) con quelle progressiste (Area), nell'intento di premiare i migliori ma esponend…
Un documento che pesa, con la firma di 73 magistrati. Una bomba che cade sul tavolo dei vertici del Consiglio superiore della magistratura. I sostituti procuratori generali contro il loro pg, Luigi Salvato. Nel tentativo di capovolgere l’esito, in parte già scritto, della votazione prevista domani (martedì 3 dicembre) in plenum a Palazzo Bachelet: dove si metteranno a confronto due opzioni sul cosiddetto Testo Unico per la dirigenza. È la delibera che servirà a stabilire i criteri in base ai quali provvedere alle nomine dei magistrati negli uffici giudiziari italiani, per incarichi direttivi e semidirettivi.
In estrema sintesi, ponendo al centro i vari parametri tra i quali meriti, attitudini e anzianità, si può riassumere così lo scontro in corso. Meglio la proposta ‘A’, che valorizza esperienza e specializzazione dei magistrati, testo che riuscirà nell’impresa di saldare i voti delle toghe di destra (Mi) con quelle progressiste (Area), nell'intento di premiare i migliori ma esponendosi al rischio di accordi correntizi, sempre possibili tra le maglie larghe della direttiva? Oppure è da preferire l’altra opzione, la ‘B’, sostenuta dalle toghe più a sinistra (Md), con i conservatori di Unicost e i giudici indipendenti Roberto Fontana e Luigi Mirenda: che tiene fede all'idea di scongiurare accordi sottobanco del passato e vuole arginare la discrezionalità del Consiglio, ma con il pericolo di irrigidire le scelte tra paletti e schemini: sicché potrebbe vincere non il più bravo tra i possibili procuratori, ad esempio, ma solo quello che ha raccolto più punti? Il giudice Fontana spiega a Repubblica: "Il nostro è un pessimismo realistico, abbiamo visto cosa è successo in passato, piuttosto mi chiedo come Area abbia mutato idea, dopo un'iniziale adesione ". Replicano gli ex amici togati di Area: "Trattasi in fondo di gattopardismo: i punteggi possono essere un bello spot, ma non escludono l'arbitrio". Nella contrapposizione,
La partita – stando alla discussione in plenum della scorsa settimana – dovrebbe finire a favore della proposta ‘A’: 16 voti contro14.
Il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, alza le mani: non senza toni polemici verso i colleghi schierati su fronti contrapposti, ha già annunciato che si asterrà. A prevalere sarebbero quindi i 7 sì dei togati di Mi, più i 6 di Area, cui si aggiungono il voto del laico Ernesto Carbone e quelli decisivi della prima presidente di Cassazione Margherita Cassano e del procuratore aggiunto presso la Suprema corte, Luigi Salvato.
Ma è in particolare contro quest'ultimo che arriva oggi la lettera di tutti i 73 magistrati della Procura generale. Che non ci stanno ad essere penalizzati dal testo che sta per passare: valorizzando il criterio dell’esperienza pregressa, i magistrati della Cassazione avrebbero quasi nessuna chance a dirigere uffici oggi alla loro portata.
La proposta “A” - scrivono infatti nel documento tutti i pm della Suprema corte in rivolta - “per come è congegnata, impedisce l’utile partecipazione dei magistrati di legittimità ai concorsi per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi di merito di primo e secondo grado,attraverso l’individuazione del criterio dell’esercizio delle “medesime funzioni giudicanti e requirenti del posto a concorso”. Aggiungono i magistrati, tra i quali hanno firmato anche il Pg aggiunto, i sei avvocati generali e i 66 sostituti pg: "Già in una precedente occasione avevamo rappresentato, con una nota inviata al comitato di presidenza del Csm, la centralità e rilevanza delle funzioni di legittimità e, nell'ambito di esse, di quelle requirenti, evidenziando che in sede di legittimità la distinzione tra giudice e pubblico ministero quasi svanisce". In sintesi: non vogliamo pagare lo scotto di uno scontro tra opposte fazioni. Spiega uno dei firmatari della lettera dei 73 a Repubblica: “Qui si vuole alzare un muro tra giudici di merito e di legittimità, con una osmosi unidirezionale. Noi ne saremmo danneggiati e senza capirne la ratio. E magari si vuole puntare a fare della Procura generale una super procura?”. Riuscirà la dichiarazione dei 73 a cambiare la partita in corso? E magari spingere il Pg Salvato, il loro vertice, a cambiare idea?
Certo è che, domani, in plenum, il braccio di ferro si gioca intorno a due fattori: le scelte finali dell’ufficio di presidenza e soprattutto il voto dei laici della destra (Bertolini, Giuffré, Bianchini, Aimi, Eccher, in quota FdI, Lega e FI), che si riuniscono di nuovo in queste ore, non a caso. Sono in corso ultimi tentativi: si lavora a nuovi emendamenti.
Nell'ultimo plenum, a scendere in campo era stata direttamente la prima presidente di Cassazione, Cassano, con garbato duello con il togato Michele Forziati, di Unicost. "La presidente Cassano, con i suoi 17 anni di pubblico ministero, non sarebbe neanche arrivata alla comparazione come presidente della Corte di Firenze, se fosse stata applicata a lei la proposta 'A' - aveva provocato il giudice - E lei è stata invece, a detta di tutti, il migliore presidente che la Corte ricordi (non è piaggeria, lei lo sa che conosco la realtà fiorentina)". E Cassano, subito dopo, senza fare una piega: “I destini personali non sono al centro, non importano. Non si fanno delle scelte per fare carriera. Pongo invece una domanda. Scusate, se il Csm non può esercitare la sua discrezionalità, e deve attenersi a determinate griglie o punteggi, allora perché opporsi all’idea del sorteggio per eleggere i consiglieri del Csm?”.
Ma come si supera l'imbarazzo , eventualmente, di accogliere le istanze di 73 toghe della Procura generale, scontentando tutti gli altri? Il vicepresidente Pinelli, di fronte all’ennesima frattura - e dopo il suo inciampo per le modalità della visita alla premier Meloni, che per nulla è piaciuta al Quirinale - ha già alzato le mani, segnalando in plenum che era rimasto “inascoltato l’auspicio del presidente Mattarella” a convergere su una posizione unitaria. Pinelli spiega infatti che , per lui, ”la proposta ‘A’ esaspera la specializzazione per materia e la ‘B’ imbriglia in maniera eccessiva le esperienze maturate in punteggio”.
E tutto questo procura “un difetto di autorevolezza del Csm”.
Intanto, a guardarla dalla parte del cittadino, i lavori preparatori in commissione hanno prodotto una stasi notevole: circa 150 posti sono ormai congelati , compresi quelli di guida di Procure importanti.
Tra gli accordi da trovare a Palazzo Bachelet e le risposte da offrire agli uffici giudiziari (e quindi ai cittadini) c'è di messo l'ultimo plenum. Dal quale, sia detto per inciso, la stampa resterà ancora fuori. (Se in tutto il mondo, infatti, le restrizioni da Covid sono superate da un bel po’, a Palazzo Bachelet si riservano ai giornalisti ancora le regole dell’isolamento. Al massimo, si può ascoltare solo l’audio dei lavori del parlamentino. Ma a debita distanza, in una saletta, senza segnale, alcuni piani al di sotto dei lavori in corso. Oppure, si è invitati a non scomodarsi: in fondo c’è il provvidenziale servizio live di Radio Radicale).