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La premier pensa a Foti ministro del dopo Fitto. FdI, il nodo capogruppo

Il capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia, Tommaso Foti ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

 

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Possibile già oggi il giuramento ma non si esclude un rinvio. Sfida nel partito sul successore alla Camera
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ROMA — Indizi sparsi avvicinano Tommaso Foti al ministero del Pnrr e degli Affari europei. Il primo: il profilo indicato per sostituire Raffaele Fitto, hanno concordato Giorgia Meloni e Sergio Mattarella nel corso del recente pranzo al Colle, deve essere quello di un politico. Di Fratelli d’Italia, pretende la premier. Il secondo: serve un meloniano capace di tenere assieme due deleghe di quel peso, e nel partito le alternative praticabili sono pochine. Il terzo: ai primi di ottobre proprio Foti era salito riservatamente al Colle per un incontro a tutto campo con il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti. Il quarto: mercoledì scorso il diretto interessato è stato avvistato anche a Palazzo Chigi. L’ultima parola, nella notte di domenica, se l’è riservata la premier, che ha chiesto un supplemento di riflessione di alcune ore. Se tutto andrà al suo posto, però, l’attuale capogruppo alla Camera potrebbe giurare addirittura oggi al Colle.

ROMA — Indizi sparsi avvicinano Tommaso Foti al ministero del Pnrr e degli Affari europei. Il primo: il profilo indicato per sostituire Raffaele Fitto, hanno concordato Giorgia Meloni e Sergio Mattarella nel corso del recente pranzo al Colle, deve essere quello di un politico. Di Fratelli d’Italia, pretende la premier. Il secondo: serve un meloniano capace di tenere assieme due deleghe di quel peso, e nel partito le alternative praticabili sono pochine. Il terzo: ai primi di ottobre proprio Foti era salito riservatamente al Colle per un incontro a tutto campo con il segretario generale del Quirinale Ugo Zampetti. Il quarto: mercoledì scorso il diretto interessato è stato avvistato anche a Palazzo Chigi. L’ultima parola, nella notte di domenica, se l’è riservata la premier, che ha chiesto un supplemento di riflessione di alcune ore. Se tutto andrà al suo posto, però, l’attuale capogruppo alla Camera potrebbe giurare addirittura oggi al Colle.

È d’obbligo il condizionale, perché esistono alcuni rischi, legati alla sfida per la sua successione alla guida dei deputati di FdI. È da sempre una delle controindicazioni dell’operazione Foti. Non è semplice infatti mettere mano in piena legge di bilancio a una casella tanto dedicata. Con un’aggravante: spaccare le correnti, vogliose di accaparrarsi la poltrona di Montecitorio. Esistono infatti due o tre possibili nomi in corsa, in queste ore. Il primo è quello di Francesco Filini: in buoni rapporti con le varie anime del partito, legato da un rapporto di fiducia con il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari. L’alternativa è Augusta Montaruli. La terza opzione, in caso di autentico stallo, porta a Ylenja Lucaselli. Alla vigilia della decisione, comunque, in vantaggio sembra proprio Filini.

Al Quirinale, in ogni caso, tutto è pronto per far giurare il nuovo ministro già oggi. Così preferirebbe anche Meloni, che ha stabilito la strategia migliore per affrontare l’eventuale promozione di Foti e ammortizzarne gli effetti: continuità totale nella struttura del dicastero per gestire le risorse del Pnrr. E soprattutto, pochi e mirati interventi pubblici per evitare - soprattutto all’inizio - inciampi su dossier nuovi e delicati. Tra i vantaggi, quello di avere lo stesso Fitto a tenere i cordoni della borsa con i miliardi del Recovery. E il fatto di aver sostanzialmente chiuso l’istruttoria per la settima rata.

Dovesse invece registrarsi un inciampo dell’ultima ora, allora tutto tornerebbe a complicarsi. Innanzitutto la tempistica della nomina, che verrebbe rimandata di qualche giorno o, nella peggiore delle ipotesi, all’indomani del via libera alla legge di bilancio, dunque alla fine di dicembre. Ma a quel punto si riaprirebbe anche il duello attorno al profilo migliore, rimettendo in discussione Foti e il progetto di tenere assieme le deleghe del Pnrr e degli Affari europei. Spacchettando le deleghe, potrebbe tornare in campo Alfredo Mantovano per gestire solo i fondi del Recovery. O, in alternativa, Ermenegilda Siniscalchi, capo di gabinetto di Fitto al ministero. Più difficile, invece, che Meloni schieri altri tecnici: la direttrice del Dis Elisabetta Belloni o Giulio Terzi di Sant’Agata per gli affari europei.

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