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Tommaso Foti, dal Msi al Pnrr: chi è il nuovo ministro degli Affari europei dopo Fitto

Il capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti

 (ansa)

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64 anni, piacentino, interista, di destra: ritratto del capogruppo alla Camera di FdI che in questi mesi ha rappresentato il volto bonario del melonismo. Ma non sono mancati gli scivoloni nostalgici
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"Nessuno pensava di arrivare fin qui”, diceva nel dicembre di due anni a via della Scrofa mentre si organizzava il decennale della fondazione di Fratelli d’Italia, l’estrema destra fresca di storica vittoria elettorale. Piacentino, 64 anni, Tommaso Foti, “Masino” per gli amici, interista “incrollabile”, nuovo esponente del governo Meloni al posto del neo commissario Ue Raffaele Fitto, è esempio in purezza del percorso da post missino al consiglio dei ministri dove assumerà le deleghe gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr.

Esordi giovanili, come si conviene negli anni Settanta. A sedici anni, mentre frequenta il liceo scientifico Respighi, Foti matura le sue convinzioni politiche e si iscrive al Fronte della Gioventù. Quattro anni dopo, a 20 anni, mentre fa esperienza in un’importante azienda dell’agroalimentare, viene eletto consigliere comunale di Piacenza per il Movimento sociale italiano.

L’inizio di una traiettoria che, senza soluzione di continuità, lo p…

"Nessuno pensava di arrivare fin qui”, diceva nel dicembre di due anni a via della Scrofa mentre si organizzava il decennale della fondazione di Fratelli d’Italia, l’estrema destra fresca di storica vittoria elettorale. Piacentino, 64 anni, Tommaso Foti, “Masino” per gli amici, interista “incrollabile”, nuovo esponente del governo Meloni al posto del neo commissario Ue Raffaele Fitto, è esempio in purezza del percorso da post missino al consiglio dei ministri dove assumerà le deleghe gli Affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il Pnrr.

Esordi giovanili, come si conviene negli anni Settanta. A sedici anni, mentre frequenta il liceo scientifico Respighi, Foti matura le sue convinzioni politiche e si iscrive al Fronte della Gioventù. Quattro anni dopo, a 20 anni, mentre fa esperienza in un’importante azienda dell’agroalimentare, viene eletto consigliere comunale di Piacenza per il Movimento sociale italiano.

L’inizio di una traiettoria che, senza soluzione di continuità, lo porta fino al giuramento di oggi al Quirinale. “Sono stato rieletto in ogni consultazione successiva e ciò fino al 1994”, rivendica Foti. Poi, ricorda con oggettività e un minimo di carenza di understatement: “Nel 1994 ho partecipato alla fondazione di Alleanza Nazionale, che ho rappresentato in Consiglio Comunale fino al 2005, risultando il più votato di tutte le liste presentate”.

Scriveva su suoi profili nel 2018: "I piacentini devono avere una buona opinione di me se mi hanno spedito quattro volte di fila (sono disponibile per altre ‘spedizioni’) in Parlamento”. In effetti dal 1996, fatta eccezione il quinquennio 2013-2018, è sempre deputato alla Camera attraversando tutte le reincarnazioni della destra italiana. Persino la creatura berlusconian-finiana del Popolo della libertà, da cui uscirà in dissenso per partecipare alla genesi di Fratelli d’Italia nel 2012.

Nel 2022 viene sfiorato da un’inchiesta per corruzione (la sua posizione sarà archiviata); qualche mese dopo, sospinto dal vento di destra che spira nel Paese, conquista oltre 90 mila voti nel suo collegio emiliano finendo capogruppo a Montecitorio di FdI.

Da front runner, si distingue per grande solerzia comunicativa, rappresentando comunque con moderazione la linea della leader anche in questi mesi burrascosi. Alla faccia bonaria del melonismo, in contrapposizione con i più aggressivi Donzelli o Delmastro, toccava smussare i toni e bloccare l’escalation quando le storie rischiavano di uscire dai binari. “Non mi occupo dei gossip estivi. Se ci sono, invece, questioni istituzionali che abbiano un fondamento, e non so se le stesse ne abbiano o meno...”, dichiarava nelle ore più calde dell’affaire Boccia-Sangiuliano.

Considerato ultrameloniano, proprio Meloni che voleva una scelta politica e non tecnica al dopo Fitto, avrebbe speso il suo nome nel recente pranzo al Quirinale. “Tra le migliori risorse di cui Fratelli d'Italia dispone oggi”, la nota di congratulazioni della premier. Peccato per qualche scivolone nostalgico del neoministro Foti: quando indossa una mascherina “Boia chi molla”, quando si dissocia dal 25 aprile (“Festa per altri, ma non per me”), e quando cita in un discorso alla Camera il manifesto futurista, quello della guerra “igiene del mondo”, considerato ‘incubatore’ del fascismo. In ogni caso, per la sua successione è stato scelto Galeazzo Bignami, viceministro alle Infrastrutture, al centro delle polemiche qualche tempo fa perché ritratto in divisa da nazista per il suo addio al celibato.

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