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Autonomia, primo sì ai referendum per l’abrogazione

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La Cassazione, con ordinanza, ha dato l’iniziale via unificandoli. L’ultima pronuncia entro il 15 dicembre, dopo le motivazioni della Consulta
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Quei referendum sono legittimi. A dispetto delle previsioni di ministri e governatori del nord, c’è un primo sì alle consultazioni popolari sull’Autonomia differenziata. Arriva, con l’ordinanza interlocutoria appena depositata in Cassazione, il via libera da parte dell’Ufficio centrale per il referendum sulla legge 86 del 2024. Una pronuncia che dovrà essere poi sottoposta ad ulteriore vaglio, all’esito della lettura delle motivazioni della Consulta, che solo da oggi sono pubbliche, sulla legge del regionalismo targato Calderoli. Non è escluso quindi che vi siano modifiche sul verdetto finale. Mancano infatti ancora due passaggi. La decisione finale della stessa Cassazione, che potrebbe arrivare il 12 dicembre (quindi prima del termine previsto del 15). E, successivamente, la valutazione definitiva della Corte Costituzionale.

Quei referendum sono legittimi. A dispetto delle previsioni di ministri e governatori del nord, c’è un primo sì alle consultazioni popolari sull’Autonomia differenziata. Arriva, con l’ordinanza interlocutoria appena depositata in Cassazione, il via libera da parte dell’Ufficio centrale per il referendum sulla legge 86 del 2024. Una pronuncia che dovrà essere poi sottoposta ad ulteriore vaglio, all’esito della lettura delle motivazioni della Consulta, che solo da oggi sono pubbliche, sulla legge del regionalismo targato Calderoli. Non è escluso quindi che vi siano modifiche sul verdetto finale. Mancano infatti ancora due passaggi. La decisione finale della stessa Cassazione, che potrebbe arrivare il 12 dicembre (quindi prima del termine previsto del 15). E, successivamente, la valutazione definitiva della Corte Costituzionale.

Si andrà per gradi, insomma. Nelle scorse ore ecco l’ufficio della Cassazione (presidente Maria Rosa Di Virgilio, vicepresidente Antonio Manna) che batte il suo atteso colpo.

La Suprema corte ha verificato la legittimità delle procedure e della raccolta firme, ed esaminato le proposte di referendum: quelle di abrogazione totale della legge sull’Autonomia, e quelle di abrogazione parziale, portate avanti sia con iniziativa popolare mediante la raccolta di almeno 500mila di elettori, sia con la richiesta avanzata da cinque Consigli regionali (Campania, Emilia Romagna, Puglia, Sardegna e Toscana).

Dopo una prima istruttoria in più tappe e due riunioni, la Cassazione ha quindi disposto, trattandosi di due interrogativi sostanzialmente identici, “l’unificazione dei due quesiti referendari, relativi all’abrogazione totale della legge”. E ha aperto l’interlocuzione con i promotori, proponendo la propria formulazione. Ha poi assegnato ai comitati e alle Regioni “un termine, fino al 9 dicembre, per far pervenire in Cancelleria eventuali osservazioni scritte”.

Nell’ordinanza, non a caso definita interlocutoria, i magistrati si riservano di valutare ulteriormente la fondatezza dei quesiti e la loro solidità all’indomani della lettura delle motivazioni della Corte Costituzionale. “Tale sentenza non risulta ad oggi depositata”, specifica infatti la presidente di Virgilio, dall’Ufficio centrale per il referendum. Ed aggiunge: “Il recente sopravvenire della citata decisione” della Consulta e “la necessità che questo Ufficio decida con ordinanza definitiva entro il 15 dicembre, inducono a disporre interlocuzione con i promotori, proponendo fin d’ora la denominazione delle richieste di referendum, per l’ipotesi - allo stato impregiudicata – di ritenuta loro legittimità”.

Non è la parola definitiva, ribadiscono. Ma la partita sul referendum non era, evidentemente, già cancellata come riteneva il governo.

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