L’allarme Bce sui tempi del Pnrr: “Completato solo il 18% dei progetti”
di Giuseppe ColomboRoma — Sa che non sarà una passeggiata. «Chi mi ha preceduto è un fuoriclasse, ora devo dimostrare io di essere all’altezza», confida il neo ministro Tommaso Foti ai suoi collaboratori quando è passata un’ora dal giuramento al Quirinale. La preoccupazione più forte è sul Pnrr, una delle quattro deleghe che Raffaele Fitto gli ha lasciato in eredità.
Neppure il tempo di un brindisi alla Camera per festeggiare il nuovo incarico e Foti deve già prendere atto del nuovo allarme sull’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Arriva da un “occasional paper” pubblicato dalla Banca centrale europea: «Dei cantieri aperti e in corso — si legge in un passaggio — circa due terzi sono a rischio di ritardi rispetto alla tempistica programmata». Soprattutto nel Mezzogiorno c…
Roma — Sa che non sarà una passeggiata. «Chi mi ha preceduto è un fuoriclasse, ora devo dimostrare io di essere all’altezza», confida il neo ministro Tommaso Foti ai suoi collaboratori quando è passata un’ora dal giuramento al Quirinale. La preoccupazione più forte è sul Pnrr, una delle quattro deleghe che Raffaele Fitto gli ha lasciato in eredità.
Neppure il tempo di un brindisi alla Camera per festeggiare il nuovo incarico e Foti deve già prendere atto del nuovo allarme sull’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Arriva da un “occasional paper” pubblicato dalla Banca centrale europea: «Dei cantieri aperti e in corso — si legge in un passaggio — circa due terzi sono a rischio di ritardi rispetto alla tempistica programmata». Soprattutto nel Mezzogiorno che «fatica a tenere il passo» delle altre aree del Paese a causa di «una maggiore congestione e della natura più complessa delle opere pubbliche avviate». La cura di Fitto ha funzionato dato che tra il primo trimestre dell’anno scorso e il secondo di quest’anno, la percentuale delle gare che hanno avviato un cantiere è passata da meno del 10% a oltre il 35%: una quota che corrisponde a più della metà dell’importo complessivo già messo a gara. Ma a un anno e mezzo dalla deadline del Piano, la percentuale dei progetti completati è appena del 18%. E la spesa complessiva, seppure in crescita nel 2024, resta comunque bassa: secondo le ultime stime del governo, al 31 ottobre era pari a 59 miliardi. A fine anno dovrebbe attestarsi a 64 miliardi, poco più della metà rispetto ai 122 incassati fino ad oggi.
Deve correre, il Pnrr. E nel frattempo cambiare ancora. La linea della continuità che Fitto ha affidato al suo successore include anche una revisione tecnica da chiudere al più presto. Dentro ci saranno modifiche agli investimenti ferroviari, in particolare ad alcuni lotti della Salerno-Reggio Calabria, oltre all’allungamento dei tempi per la realizzazione degli interventi finanziati con i crediti d’imposta di Transizione 5.0. Temi sensibili perché tirano in ballo misure care al ministero delle Infrastrutture di Matteo Salvini e quello delle imprese, guidato da Adolfo Urso. Non solo investimenti da aggiustare in corsa. La revisione potrebbe includere anche il taglio di alcuni obiettivi, come la realizzazione di 60 mila posti letto per gli studenti universitari, anche se la titolare dell’Università, Anna Maria Bernini, vuole mantenere il target iniziale e per questo propone di chiedere più tempo a Bruxelles. Si apre qui la partita della proroga del Recovery. Fitto è sempre stato contrario. Da neo commissario ancora di più: vuole evitare una fuga in avanti dell’Italia. A Foti il compito di tenere a bada il pressing dei colleghi. E l’indicazione inderogabile di lasciare intatta la macchina del Pnrr. Antonio Palmisano resterà il coordinatore della Struttura di missione a Palazzo Chigi. E toccherà ancora a Ermenegilda Siniscalchi fare da capo di gabinetto al ministro per il Pnrr.