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Meloni vuole solo fedelissimi, Foti ministro al posto di Fitto

Il giuramento del ministro Tommaso Foti al Quirinale

 (agf)

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L’ex capogruppo ha giurato ieri da titolare degli Affari europei, il Sud e il Pnrr. A capo del gruppo alla Camera arriva Bignami. Al Mit Deidda o Rotelli con cui Meloni ha militato da giovane. Le nomine smuovono gli equilibri di FdI e scontentano gli alleati
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Roma — Fedelissimi. Ovunque. Cerchio magico per blindare il governo e gestire il partito. Per non lasciare spazio alle correnti interne e stroncare le illusioni di pretendenti delusi. Ma fedelissimi “certificati” anche per non consentire agli alleati di accampare pretese. In un giorno, Giorgia Meloni impone il successore di Raffaele Fitto. Decide il nuovo capogruppo alla Camera. Completa il puzzle, tutto interno a Fratelli d’Italia. Tommaso Foti diventa mega ministro del Pnrr, della coesione e degli affari europei. Galeazzo Bignami è dirottato al posto di Foti, a guidare i deputati meloniani. Per conquistare la casella che era di Bignami, invece, duelleranno Salvatore Deidda o Mauro Rotelli. Un punto accomuna questi ultimi due nomi, come gli altri appena promossi: rispondono solo ed esclusivamente alla presidente del Consiglio. Hanno militato con lei da ragazzi, non nascondono un’adesione totale alla sua leadership. Senza tentazioni correntizie, malviste di questi tempi a Palazzo Chig…

Roma — Fedelissimi. Ovunque. Cerchio magico per blindare il governo e gestire il partito. Per non lasciare spazio alle correnti interne e stroncare le illusioni di pretendenti delusi. Ma fedelissimi “certificati” anche per non consentire agli alleati di accampare pretese. In un giorno, Giorgia Meloni impone il successore di Raffaele Fitto. Decide il nuovo capogruppo alla Camera. Completa il puzzle, tutto interno a Fratelli d’Italia. Tommaso Foti diventa mega ministro del Pnrr, della coesione e degli affari europei. Galeazzo Bignami è dirottato al posto di Foti, a guidare i deputati meloniani. Per conquistare la casella che era di Bignami, invece, duelleranno Salvatore Deidda o Mauro Rotelli. Un punto accomuna questi ultimi due nomi, come gli altri appena promossi: rispondono solo ed esclusivamente alla presidente del Consiglio. Hanno militato con lei da ragazzi, non nascondono un’adesione totale alla sua leadership. Senza tentazioni correntizie, malviste di questi tempi a Palazzo Chigi.

È soprattutto il momento di Foti. Giura al Colle nelle mani di Sergio Mattarella. È chiamato a sostituire Fitto in un ministero chiave, anche se per il Pnrr dovrà rapportarsi proprio con il ministro uscente, diventato adesso commissario europeo e vicepresidente esecutivo. «Ha un bel compito!», esclama il capo dello Stato salutandolo e dopo avergli augurato buon lavoro. Meloni sorride e rafforza il concetto, indicando la portata della sfida: «Eh, lo sa, lo sa...». «Vivrò questa nuova avventura — sorride il nuovo membro dell’esecutivo — come sempre ispirato esclusivamente dalla difesa degli interessi dell’Italia».

La premier punta su un politico cresciuto nel Msi, poi pronto a seguirla nella fondazione di Fratelli d’Italia, lasciando il Pdl. Alti e bassi, ma sempre con una certezza: fedelissimo fino alla fine, spesso depositario della linea ufficiale della presidente del Consiglio. Ma è sul nuovo capogruppo che si intravede ancora di più la volontà di arruolare il cerchio magico in vista dei prossimi mesi. Il nome di Bignami significa proprio questo: lanciare un profilo “meloniano”, protetto e sostenuto da Meloni. Salta così un ballottaggio capace di agitare il partito, con il rischio di generare malcontento nel gruppo: quello tra Augusta Montaruli e Francesco Filini. Bignami è infatti forse l’unico nome in grado di evitare che la scelta diventasse proiezione dei pesi dentro FdI: non vince un uomo di Giovanni Donzelli, Ignazio La Russa o Giovanbattista Fazzolari. Semplicemente, prevale un dirigente che risponde solo a “Giorgia”.

Il nuovo capogruppo, d’altra parte, scontenta anche gli alleati: dopo la rottura del Pdl, ha militato in Forza Italia, per poi dire addio senza troppi complimenti. Non è insomma tra i dirigenti più amati dall’alleato berlusconiano. E anche Matteo Salvini non lo ama: era stato incaricato di “marcare” politicamente il segretario leghista, ma non era riuscito nel compito a causa delle resistenze del vicepremier. Meloni non se ne cura. E si blinda, derubricando le tensioni delle ultime settimane: «Litighiamo tutti i giorni, litighiamo la mattina e beviamo un bicchiere di vino insieme la sera. Qualche inciampo è fisiologico, ma sappiamo che cosa gli italiani sperano e si aspettano. Il governo non cadrà»’.

Anche l’investitura di Foti, d’altra parte, ha smosso equilibri, senza però provocare troppi traumi. Certo, non è stato scelto per il dicastero Fabio Rampelli, nome storico della destra romana nella quale è cresciuta Meloni: il suo profilo è stato tra quelli vagliati — anche per il ruolo di capogruppo — ma alla fine è stato accantonato (potrebbe però rientrare in campo per la candidatura a sindaco di Roma). E anche Edmondo Cirielli è stata opzione in gioco, prima che a prevalere fosse l’ormai ex presidente dei deputati meloniani.

Fedelissimi ovunque significa per Meloni individuare un profilo del cerchio magico anche per sostituire Bignami (c’è chi dice prestissimo, chi invece prevede soltanto a gennaio). Circolano le opzioni di Deidda o Rotelli, tra le altre, assieme a quelle del senatore Salvo Pogliese. Cosa li accomuna? Ovviamente l’adesione incondizionata a Meloni e alla sua guida, dai tempi del movimento giovanile.

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